In un clima surreale, con gli spalti di un Olimpico deserto a causa della clamorosa protesta dei tifosi contro la presidenza Lotito, la Lazio strappa una vittoria al cardiopalma contro il Genoa. Ma a tenere banco, più del risultato del campo, sono le parole di un Maurizio Sarri teso e diretto, che ai microfoni di DAZN ha affrontato i temi più caldi del momento in casa biancoceleste: il futuro incerto di Alessio Romagnoli, il peso dell’assenza del pubblico e l’elogio a uno dei suoi uomini più fidati, Danilo Cataldi.
Il caso Romagnoli: “Gestione in mano alla società”
Il nodo più intricato è senza dubbio quello legato ad Alessio Romagnoli. Con le sirene del mercato, in particolare dall’Al-Sadd in Qatar, che si sono fatte insistenti, il tecnico ha voluto tracciare una linea netta. “Non mi interessa del mercato, lo fa la società,” ha esordito Sarri, quasi a voler marcare una distanza dalle dinamiche dirigenziali. “Romagnoli è una situazione la cui gestione è in mano alla società. Io ci ho parlato con il giocatore ma anche lui mi ha detto che non sa cosa dirmi”. Parole che evidenziano un’incertezza condivisa, che avvolge tanto il giocatore quanto l’allenatore. Nonostante le ultime notizie diano per saltato il trasferimento per mancanza di tempi tecnici, la tensione resta palpabile.
Sarri ha poi precisato la natura del suo precedente intervento sul difensore, sottolineando come la sua fosse un’indicazione di natura prettamente sportiva: “Quella che ho espresso su di lui era un’indicazione tecnico-tattica per un giocatore che per noi è importante”. Un’importanza strategica che, però, potrebbe non bastare. Il parallelo con un’altra cessione eccellente è immediato e suona come un monito: “Avevo fatto considerazioni simili anche su Guendouzi, poi la società ha fatto anche altre valutazioni e ha deciso di venderlo”. Un messaggio chiaro che ribadisce come, alla fine, le decisioni ultime non spettino al campo, ma agli uffici del club.
La protesta dei tifosi: “L’ennesimo gesto d’amore” in un Olimpico silenzioso
La partita contro il Genoa si è disputata in uno scenario spettrale, con l’Olimpico svuotato dalla protesta della tifoseria organizzata, e non solo, contro la gestione del presidente Claudio Lotito. Una contestazione forte, rumorosa nel suo silenzio, che non ha lasciato indifferente l’allenatore. “Sono state settimane difficili per noi, per molteplici motivi. Sono contento che la squadra abbia dato una risposta di questo tipo,” ha ammesso Sarri.
L’allenatore ha poi offerto una lettura particolare, quasi controintuitiva, della scelta dei tifosi di disertare lo stadio: “Giocare senza la stragrande maggioranza dei nostri tifosi non è stato semplice, questo lo dobbiamo considerare l’ennesimo gesto d’amore”. Una frase che sottolinea la consapevolezza della sofferenza del tifo e la interpreta non come un abbandono, ma come un’estrema manifestazione di appartenenza e preoccupazione per le sorti del club. La frattura tra la piazza e la società appare profonda, alimentata da un mercato ritenuto deludente e da una mancanza di ambizioni percepite.
L’elogio a Cataldi: “Un giocatore sottovalutato”
In una serata carica di tensioni, a decidere la sfida è stato un calcio di rigore trasformato con glaciale freddezza da Danilo Cataldi. Un’occasione per Sarri per spendere parole di grande stima nei confronti del centrocampista. “Per me è un giocatore sottovalutato,” ha dichiarato senza mezzi termini. “Lui queste responsabilità se le prende, ha una bella freddezza”.
Un riconoscimento che va oltre la singola prestazione, tracciando il profilo di un giocatore che, secondo il suo allenatore, avrebbe meritato palcoscenici ancora più prestigiosi: “Avesse avuto un pizzico di cilindrata in più poteva fare una carriera diversa”. Un attestato di fiducia e apprezzamento per un elemento chiave nello scacchiere tattico e nello spogliatoio biancoceleste, capace di non tremare nei momenti che contano.
