Le relazioni tra l’Iran e l’Unione Europea hanno raggiunto un nuovo punto di criticità. In una mossa che segna una drammatica escalation della tensione, il segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ha dichiarato che Teheran considererà come “terroristi” gli eserciti dei Paesi membri dell’UE che hanno sostenuto l’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), noti anche come Pasdaran, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questa dichiarazione, diffusa tramite un post sul suo account X, avverte che “le conseguenze ricadranno sui Paesi europei che hanno adottato tali misure”.

La decisione dell’Unione Europea e le sue motivazioni

La decisione dell’Unione Europea, approvata dai ministri degli Esteri, di classificare l’IRGC come organizzazione terroristica non è arrivata inaspettatamente. Questa scelta allinea Bruxelles a posizioni già assunte da altri attori internazionali, come gli Stati Uniti che hanno designato i Pasdaran come terroristi già nel 2019. La mossa europea è stata motivata dalla brutale repressione delle proteste interne in Iran, innescate dalla morte di Mahsa Amini, e dal ruolo dell’IRGC in attività destabilizzanti nella regione mediorientale. L’Alta Rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, ha affermato in modo inequivocabile: “La repressione non può restare senza risposta”. Con questa designazione, l’IRGC viene equiparato a gruppi come l’ISIS, al-Qaeda e Hamas, collocando di fatto una potente branca delle forze armate iraniane sullo stesso piano di organizzazioni terroristiche transnazionali.

La base giuridica per questa decisione si fonda, tra l’altro, su una sentenza di un tribunale tedesco del 2023 che ha stabilito il coinvolgimento di un’agenzia statale iraniana, legata all’IRGC, in un piano per un attentato contro una sinagoga in Germania. Questo ha fornito il presupposto legale necessario per procedere con l’inserimento nella lista nera.

Chi sono i Pasdaran e qual è il loro ruolo in Iran

Per comprendere la portata di questa crisi, è fondamentale capire cosa rappresenta l’IRGC. Istituito nel 1979 dopo la Rivoluzione Islamica, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica non è semplicemente un’unità militare. Nato con il compito di proteggere il sistema della Repubblica Islamica da minacce interne ed esterne, nel corso dei decenni ha esteso la sua influenza in modo capillare, diventando una potenza politica, economica e militare. I Pasdaran rispondono direttamente alla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, e operano in parallelo alle forze armate regolari, godendo di una notevole autonomia.

L’IRGC controlla vasti settori dell’economia iraniana, dalle costruzioni alle telecomunicazioni, e gestisce il controverso programma missilistico e nucleare del Paese. La sua ala per le operazioni all’estero, la Forza Quds, è attiva in diversi scenari regionali, sostenendo gruppi alleati come Hezbollah in Libano e Hamas nei territori palestinesi. All’interno dell’Iran, la milizia Basij, una forza paramilitare sotto il loro controllo, è stata impiegata sistematicamente per reprimere il dissenso.

Le possibili ritorsioni di Teheran

La minaccia di Ali Larijani non è da sottovalutare e apre a scenari preoccupanti. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Mehr, affiliata al governo, Teheran starebbe valutando una serie di contromisure. Tra queste, le più significative includono:

  • Designazione reciproca: Inserire le forze armate dei Paesi europei coinvolti nella lista iraniana delle organizzazioni terroristiche.
  • Sicurezza diplomatica: Trasferire la responsabilità della protezione delle missioni diplomatiche europee in Iran dalla polizia alle stesse Guardie della Rivoluzione, una mossa che aumenterebbe la pressione sui diplomatici stranieri.
  • Ispezioni navali: Implementare ispezioni speciali da parte della marina iraniana alle navi commerciali dirette verso l’Europa.
  • Espulsioni: Una possibile espulsione collettiva degli addetti militari europei da Teheran.

Queste misure, se attuate, potrebbero avere conseguenze economiche e di sicurezza significative, interrompendo le rotte commerciali e innalzando ulteriormente il livello di scontro diplomatico.

Un contesto geopolitico complesso

La decisione dell’UE e la conseguente reazione iraniana si inseriscono in un quadro geopolitico già estremamente teso. Le relazioni tra l’Iran e l’Occidente sono deteriorate da anni, in particolare dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare (JCPOA) nel 2018. L’attuale escalation rischia di compromettere ulteriormente qualsiasi sforzo diplomatico residuo, incluso il dialogo sul programma nucleare iraniano, come sottolineato anche da alcuni funzionari europei che, pur sostenendo la misura, insistono sulla necessità di mantenere aperti i canali di comunicazione.

La mossa dell’UE, sebbene simbolicamente potente, potrebbe quindi avere l’effetto di isolare ulteriormente Teheran, spingendo il regime a rafforzare le sue alleanze con altri attori globali, come la Russia. Questa situazione complica gli sforzi internazionali per la stabilità in Medio Oriente e pone l’Europa di fronte a una sfida diplomatica e di sicurezza di non poco conto.

Di atlante

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