Teheran – La vita in Iran oggi si svolge in una dimensione quasi surreale, uno stato di “sospensione estenuante”. È questa l’immagine potente usata dalla docente iraniana Hasti Diyè per descrivere la condizione di un intero popolo, stretto in una morsa soffocante. Da un lato, la costante percezione di una minaccia esterna, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dalle pressioni internazionali; dall’altro, un logoramento interno, profondo e pervasivo, che mina le fondamenta economiche, sociali e psicologiche del Paese. Questa duplice pressione ha generato una paralisi collettiva, un’incapacità diffusa di pianificare il futuro e di reagire attivamente alle crisi che si susseguono.

La testimonianza di Hasti Diyè, una donna che ha conosciuto il carcere e l’esilio prima di scegliere di rientrare per stare accanto alla sua famiglia, offre uno spaccato lucido e doloroso della realtà quotidiana. “La vita continua a un livello minimo: non con speranza, ma in sospensione, non con decisioni, ma con rinvii”, spiega. In questo contesto, anche la normalità diventa un atto di resistenza, l’ultimo baluardo contro il collasso psicologico.

Una Crisi Multidimensionale

L’analisi della situazione iraniana non può prescindere dalla sua complessa crisi economica. Anni di sanzioni internazionali, una gestione economica interna spesso criticata e un’inflazione galoppante hanno eroso il potere d’acquisto della popolazione. L’iperinflazione, che secondo alcune stime ha superato il 40%, con picchi drammatici per i beni alimentari, ha reso la sopravvivenza quotidiana una sfida per molte famiglie. Professionisti come ingegneri, medici e insegnanti faticano a permettersi un’abitazione, sintomo di una crisi che non risparmia neanche la classe media. A questo si aggiungono problemi strutturali come la crisi idrica ed energetica e un sistema bancario in affanno, che completano il quadro di un’economia al collasso.

Questa fragilità economica si intreccia in modo inestricabile con la crisi sociale e politica. Il patto implicito tra il regime e i cittadini, basato sulla promessa di sicurezza in cambio di libertà, si è progressivamente incrinato. La repressione sistematica di ogni forma di dissenso, il controllo capillare sulla vita quotidiana attraverso la polizia morale e la sorveglianza tecnologica, e l’uso della pena di morte come strumento di intimidazione hanno alienato fasce sempre più ampie della società. Le proteste che hanno scosso il Paese negli ultimi anni, pur avendo radici economiche, hanno assunto sempre più un carattere di opposizione politica, con una richiesta radicale di cambiamento.

La Resistenza del Quotidiano

Eppure, come sottolinea Hasti Diyè, in mezzo a questa pressione schiacciante, la società iraniana sta mettendo in atto una forma di resistenza che spesso passa inosservata. Non si tratta di azioni eroiche o di grandi manifestazioni di piazza, ma di una resilienza diffusa, quasi invisibile, che si manifesta nel tessuto delle relazioni umane. “Si sforza di resistere. Non solo per sopravvivere, ma per preservare un livello minimo di salute mentale, relazioni e solidarietà”, afferma la docente.

Questa resistenza si concretizza in gesti semplici ma vitali:

  • Mutuo soccorso: Aiutarsi a vicenda, condividere le poche risorse disponibili in un contesto di estrema pressione economica.
  • Solidarietà: Non lasciare soli coloro che sono in difficoltà, creare reti di supporto per affrontare il peso psicologico della situazione.
  • Cura dei legami: Prendersi cura di “ciò che resta dell’essere umano”, preservando l’empatia e la connessione in un ambiente che spinge all’isolamento e alla paura.

Hasti Diyè stessa racconta di essersi unita a un gruppo di amici, artisti e intellettuali, che hanno scelto di vivere insieme, definendosi una “tribù” per affrontare uniti questo periodo. Condividono tutto, costruendo la loro micro-società sulla cooperazione e sulla solidarietà. Queste azioni, spiega, “impediscono alla società di crollare completamente” e rappresentano “la vera forma di resistenza sociale” in un contesto dove l’insicurezza è diventata la norma.

Un Futuro Sospeso

L’Iran si trova oggi a un bivio. La combinazione di pressione esterna e implosione interna rende il futuro incerto. Mentre il regime mostra la sua capacità di reprimere le proteste, emerge sempre più debole e isolato, dipendente dalla forza per mantenersi al potere. La società, pur logorata, dimostra una straordinaria capacità di resilienza, ma vive in un limbo, incapace di proiettarsi in avanti. La mancanza di una leadership riconosciuta e di un progetto politico alternativo strutturato rende le proteste, per quanto diffuse, frammentate e spontanee.

La testimonianza di chi vive questa realtà ogni giorno, come Hasti Diyè, è fondamentale per comprendere la dimensione umana di una crisi complessa. La sua scelta di tornare, di “testimoniare e stare accanto alle persone che ama”, è un atto di coraggio che illumina la vera natura della resistenza iraniana: una lotta silenziosa per la dignità, per la sopravvivenza psicologica e per la difesa dei legami umani, in attesa che l’orizzonte torni a schiarirsi.

Di atlante

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