Salgo, come ogni anno, verso il Nord, lasciando le vestigia classiche della mia amata Roma per immergermi nell’atmosfera vibrante del più grande festival cinematografico della Scandinavia. Quest’anno, il Göteborg Film Festival, giunto alla sua 49esima edizione, lancia una sfida intellettuale e provocatoria, ponendo al centro della sua programmazione un tema tanto antico quanto urgentemente contemporaneo: la Verità. Un concetto che, come un faro nella nebbia dell’era della post-verità, cerca di illuminare il sentiero accidentato della nostra comprensione del reale.
La Verità come Moneta Culturale
Pia Lundgren, direttrice artistica del festival, ha espresso con parole incisive la necessità di questa riflessione. “La verità ha iniziato a essere distorta e a perdere importanza nella nostra società”, ha dichiarato, sottolineando come la manipolazione, le teorie del complotto e la resistenza ai fatti minino le fondamenta stesse della democrazia. In un mondo in cui i confini tra fatto e finzione si fanno sempre più labili, il festival si propone di esplorare come il cinema possa riflettere e influenzare la nostra percezione della realtà.
Per tradurre questo concetto in un’esperienza tangibile e audace, gli organizzatori hanno introdotto i “Truth Tickets”. Un’iniziativa tanto singolare quanto potente: i visitatori hanno potuto “acquistare” i biglietti non con denaro, ma dicendo la verità mentre erano collegati a una macchina della verità, un poligrafo professionale. Una ‘macchina della verità’ è stata installata in un centro commerciale, invitando i passanti a sottoporsi al test. “Sono stata la prima a provarlo”, ha raccontato sorridendo la stessa Lundgren, “Già da quando hanno iniziato ad attaccare tutti i fili mi è salita la pressione ma è stato divertente”. Un esperimento sociale che trasforma l’onestà in una valuta alternativa, una chiave d’accesso alla cultura.
La vibrante presenza del cinema italiano
In questo contesto di ricerca intellettuale, il cinema italiano risponde presente con una selezione ricca e sfaccettata, testimonianza di una vitalità creativa che continua a fiorire. La collaborazione con Cinecittà ha portato a Göteborg una delegazione di talenti che spazia dai maestri affermati ai giovani emergenti.
Francesco Di Lella, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, ha elogiato la selezione, definendola “ottima” e prova della creatività del nostro cinema. “Si avvale sia di maestri affermati come Mario Martone (‘Fuori’) e Pietro Marcello (‘Duse’), sia, e forse soprattutto, di talentuosissimi giovani artisti”, ha affermato Di Lella, menzionando la calorosa accoglienza riservata ai Q&A con registi come Giulio Bertelli (‘Agon’), Carolina Cavalli (‘The kidnapping of Arabella’), Laura Samani (‘Un anno di scuola’) e Matteo Zoppis (co-regista di ‘Heads or Tails?’).
Particolare attenzione ha suscitato ‘Un anno di scuola’ di Laura Samani, un film che esplora il delicato passaggio all’età adulta attraverso la storia di una ragazza svedese trasferitasi in un liceo di Trieste. La stessa direttrice Lundgren ha moderato un incontro con il cast dopo la proiezione, sottolineando il ponte culturale che l’opera rappresenta. Il film, basato liberamente sul romanzo di Giani Stuparich, affronta temi di identità, desiderio e le dinamiche di genere in un mondo dominato da figure maschili.
‘Mecenaten’: un debutto premiato e una riflessione sull’identità
Tra le prime opere a ricevere un riconoscimento in questa edizione del festival spicca ‘Mecenaten’ (La Mecenate), della regista esordiente Julia Thelin, che si è aggiudicato il prestigioso premio della Chiesa Svedese. La giuria ha lodato il film come “una storia abilmente intessuta su una donna invisibile che coglie l’occasione per cambiare e realizzarsi”, un “dramma da camera in cui potere, status e arte si mescolano in un gioco pericoloso che affascina”.
La pellicola narra la vicenda di un’addetta alle pulizie, interpretata magistralmente da Carla Sehn, che assume l’identità di una ricca mecenate d’arte. L’idea, ha raccontato la regista, è nata da una sua esperienza personale, quando lavorava come assistente per anziani in quartieri benestanti di Stoccolma. “Ho iniziato a fantasticare su cosa sarebbe successo se avessi finto di vivere lì”, ha rivelato la Thulin, trasformando una fantasia in una sceneggiatura pulsante e carica di tensione.
Carla Sehn, nota al pubblico internazionale per la serie Netflix ‘Love & Anarchy’, ha offerto una performance intensa, incarnando un personaggio che, dopo aver vissuto a lungo nella vergogna, decide di seguire il proprio istinto per sopravvivere e reinventarsi. L’attrice svedese ha anche confessato la sua profonda ammirazione per il cinema italiano, citando maestri come Fellini, Scola e Sorrentino. “Sono completamente ossessionata dal cinema italiano… Chiamatemi!”, ha dichiarato con entusiasmo, aprendo a future possibili collaborazioni.
Un festival come specchio della società
Il Göteborg Film Festival si conferma non solo una vetrina cinematografica di prim’ordine, ma anche un sismografo sensibile delle inquietudini e delle domande del nostro tempo. Attraverso il tema della ‘Verità’, il festival invita pubblico e addetti ai lavori a una riflessione collettiva, utilizzando il potere narrativo e visivo del cinema come strumento di indagine artistica e intellettuale. Un dialogo necessario, in cui la voce del cinema italiano, con la sua ricchezza di storie e talenti, risuona forte e chiara.
