Città del Vaticano – Una voce ferma e un monito universale si sono levati dalla Santa Sede all’indomani del Giorno della Memoria. Al termine della consueta udienza generale, il Papa ha rivolto il suo pensiero alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto, lanciando un accorato appello per un futuro libero dall’odio e dalla discriminazione. Le sue parole, cariche di significato e di urgenza, riecheggiano come un richiamo alla coscienza collettiva in un tempo segnato da nuove tensioni e divisioni.

L’APPELLO DEL PONTEFICE: “UN MONDO SENZA PIÙ ANTISEMITISMO”

“In questa annuale occasione di doloroso ricordo, chiedo all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione, e persecuzione per alcuna creatura umana”. Con questa preghiera, il Pontefice ha dato voce a un desiderio profondo di pace e fratellanza, sottolineando come il ricordo della Shoah non debba essere un mero esercizio retorico, ma un impegno attivo e quotidiano. Il suo messaggio si è poi rivolto direttamente ai leader mondiali: “Rinnovo il mio appello alla comunità delle nazioni affinché sia sempre vigilante così che l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo e si costruisca una società fondata sul rispetto reciproco e sul bene comune”.

Questo richiamo alla vigilanza è un tema ricorrente nel magistero pontificio riguardo alla Shoah. Già in passato, in occasione della sua storica visita alla sinagoga di Roma, Papa Francesco aveva sottolineato come l’Olocausto insegni la necessità di “massima vigilanza per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana”. Un monito che oggi assume una rilevanza ancora maggiore di fronte al riacutizzarsi di episodi di intolleranza e di negazionismo in varie parti del mondo.

IL FILO ROSSO DELLA MEMORIA: DA PIO XII A OGGI

L’intervento del Papa si inserisce in una lunga tradizione di condanna dell’antisemitismo da parte della Chiesa Cattolica, un percorso che ha visto tappe fondamentali nel corso dei decenni. Sebbene le posizioni storiche siano state oggetto di dibattito, è innegabile l’impegno dei pontefici più recenti nel promuovere il dialogo e la riconciliazione con il popolo ebraico. Dalle parole di Pio XII durante la Seconda Guerra Mondiale, che parlò di centinaia di migliaia di persone sofferenti per la sola ragione della loro nazionalità o stirpe, fino agli innumerevoli appelli di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e, oggi, di Papa Francesco, la Santa Sede ha costantemente ribadito il suo “mai più”.

Papa Francesco, in particolare, ha definito il rapporto con il popolo ebraico “particolare e singolare”, rifiutando “ogni forma di antigiudaismo e antisemitismo, condannando inequivocabilmente le manifestazioni di odio verso gli ebrei e l’ebraismo, come un peccato contro Dio”. Un concetto che ha ribadito con forza affermando che “un cristiano non può essere antisemita”, poiché le radici della fede cristiana sono comuni a quelle ebraiche.

RICORDARE È UN’ESPRESSIONE DI UMANITÀ

Il valore della memoria è stato il fulcro del messaggio pontificio. Ricordare non è solo un dovere verso le sei milioni di vittime della “più disumana barbarie”, ma è anche un “segno di civiltà” e una “condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità”. Come affermato dal Papa in una precedente commemorazione, è fondamentale “stare attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità”, spesso originata da “proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finiscono per distruggere un popolo e l’umanità”.

Il ricordo, quindi, diventa uno strumento di educazione e prevenzione. L’eredità di Auschwitz, come sottolineato in occasione dell’anniversario della liberazione del campo, deve indurre a riflettere sul fatto che il genocidio degli ebrei rappresenta un “viaggio traumatico nelle tenebre di un’intera civiltà”, un baratro in cui l’umanità non deve mai più precipitare. L’appello del Papa si configura così come un invito universale a dissipare le radici dell’odio e a costruire ponti di dialogo, nel rispetto della dignità di ogni persona.

Di veritas

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