L’economia italiana dimostra una resilienza inaspettata, chiudendo il 2025 con una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) dello 0,7%. Questo dato, diffuso dall’Istat nella sua stima preliminare, non solo eguaglia il risultato dell’anno precedente ma, cosa ancora più significativa, supera le stime formulate dal governo nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica di ottobre, che si attestavano a un più cauto +0,5%. Un risultato incoraggiante che arriva grazie a un’accelerazione nell’ultimo scorcio dell’anno e che offre una base più solida per le prospettive future.

L’Accelerazione del Quarto Trimestre: Dettagli di una Sorpresa Positiva

La vera sorpresa emerge dall’analisi del quarto trimestre del 2025. In questo periodo, il PIL, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha segnato un incremento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua. Si tratta dei valori più alti registrati negli ultimi tre anni, un segnale di vitalità che ha contribuito in modo decisivo a spingere al rialzo la media annuale. È importante sottolineare che questo risultato è stato raggiunto nonostante il 2025 avesse tre giornate lavorative in meno rispetto al 2024, un fattore che avrebbe potuto penalizzare la performance complessiva.

Ma quali sono stati i motori di questa crescita inattesa? Secondo le analisi dell’Istat, la variazione congiunturale positiva è frutto di un aumento del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi. In particolare, si è registrata una performance particolarmente marcata nei settori dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e nell’industria. Sul fronte della domanda, il contributo decisivo è arrivato dalla componente nazionale (al lordo delle scorte), mentre la componente estera netta ha fornito un apporto negativo, a conferma di un contesto internazionale ancora complesso.

Un Anno al di Sopra delle Previsioni: Analisi della Crescita Annuale

Il +0,7% annuale rappresenta una boccata d’ossigeno per il sistema Paese e batte le previsioni governative. Questo scostamento positivo rafforza l’idea di una seconda parte dell’anno più dinamica del previsto, capace di compensare un avvio più incerto. La crescita è stata sostenuta principalmente dalla domanda interna. In particolare, si prevede un’accelerazione degli investimenti, anche grazie all’impulso derivante dall’attuazione dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Anche i consumi delle famiglie, seppur con moderazione, hanno contribuito positivamente, sostenuti da una crescita delle retribuzioni e dell’occupazione e da un’inflazione più contenuta.

Tuttavia, il quadro non è privo di ombre. La domanda estera netta ha rappresentato un freno per l’espansione economica, con le importazioni che sono cresciute a un ritmo superiore rispetto alle esportazioni. Questo dato evidenzia la vulnerabilità del nostro sistema produttivo alle dinamiche del commercio globale, attualmente caratterizzato da incertezze geopolitiche e da un rallentamento generalizzato.

Prospettive per il 2026: un’Eredità Positiva ma Sfide all’Orizzonte

Il buon andamento registrato nella seconda metà del 2025 lascia un’eredità positiva per il 2026. La cosiddetta “variazione acquisita” per il 2026 è pari a +0,3%. Questo significa che, anche in uno scenario di crescita zero per tutti i trimestri del nuovo anno, il PIL registrerebbe comunque un aumento dello 0,3%. Si tratta di una base di partenza più solida rispetto a quanto si potesse temere solo pochi mesi fa.

Le previsioni per l’anno in corso rimangono prudenti. Il governo punta a una crescita dello 0,7%, mentre alcuni analisti, come quelli di Intesa Sanpaolo, si spingono a ipotizzare un +0,8%, sottolineando come il miglioramento delle indagini di fiducia a gennaio riduca i rischi al ribasso. Le sfide, tuttavia, non mancano. Il contesto internazionale rimane volatile, con tensioni geopolitiche che possono avere ripercussioni dirette sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento. Inoltre, l’andamento dell’economia europea, e in particolare di partner commerciali chiave come la Germania (la cui crescita nel 2025 è stata di appena lo 0,2%), sarà cruciale per sostenere le nostre esportazioni.

Nonostante le incertezze, il dato del 2025 offre motivi di cauto ottimismo. L’economia italiana ha dimostrato una capacità di reazione superiore alle attese, un segnale che, se supportato da politiche economiche mirate e da un efficace utilizzo delle risorse del PNRR, potrebbe gettare le basi per un consolidamento della ripresa.

Di atlante

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