Buenos Aires – L’Argentina si trova ad affrontare una delle peggiori crisi ambientali degli ultimi due decenni. Con oltre 230.000 ettari di terra ridotti in cenere, il governo guidato dal presidente Javier Milei ha ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza per gli incendi nelle province patagoniche di Chubut, Río Negro, Neuquén e La Pampa. La decisione, formalizzata attraverso un Decreto di Necessità e Urgenza (DNU), arriva in risposta a settimane di roghi ininterrotti che minacciano ecosistemi unici, comunità locali e mettono a dura prova la capacità di risposta delle autorità.
Una Crisi Senza Precedenti
La situazione in Patagonia ha raggiunto livelli critici. Secondo il servizio di monitoraggio atmosferico dell’Unione Europea, “Copernicus”, gli incendi che stanno colpendo la regione sono i più intensi e con le maggiori emissioni registrati almeno dal 2003. La provincia di Chubut è una delle più colpite, con decine di migliaia di ettari andati in fumo, in particolare nell’area protetta del Parco Nazionale Los Alerces, patrimonio dell’umanità UNESCO. Quest’area è vitale per la conservazione di specie arboree millenarie, come il Fitzroya cupressoides, e di una fauna a rischio che include il cervo andino e la lontra di fiume meridionale.
Le condizioni climatiche avverse, caratterizzate da siccità estrema, alte temperature e forti venti, hanno esacerbato la propagazione delle fiamme, rendendo estremamente complesse le operazioni di spegnimento. La combinazione di questi fattori ha trasformato vaste aree di foresta e pascoli in un’immensa distesa di cenere, con un impatto devastante sulla biodiversità e sull’economia locale, basata in gran parte sull’agricoltura e sul turismo.
La Risposta del Governo: Decreto d’Emergenza e Stanziamenti Straordinari
Sotto la crescente pressione dei governatori delle province colpite, che lamentavano la carenza di risorse, il governo nazionale ha agito. Al termine di una riunione alla Casa Rosada, guidata dal capo di Gabinetto Manuel Adorni, è stato annunciato il varo del Decreto di Necessità e Urgenza. Questa misura consente di bypassare i tempi lunghi del dibattito parlamentare e di agire con immediatezza.
Il decreto prevede una serie di interventi cruciali:
- Stanziamenti straordinari: Sono stati allocati 100 miliardi di pesos argentini (oltre 58 milioni di euro) destinati principalmente ai corpi dei Vigili del Fuoco volontari per l’acquisto di mezzi ed equipaggiamenti.
- Rafforzamento operativo: È previsto un potenziamento del dispiegamento di personale, con l’aggiunta di centinaia di brigadisti ai circa 600 già operativi, e l’impiego di mezzi aerei e veicoli speciali.
- Semplificazione burocratica: L’emergenza permette di accelerare le procedure di acquisto e assunzione, elementi fondamentali per una risposta rapida ed efficace.
- Coordinamento inter-istituzionale: Il DNU facilita una gestione più snella e diretta tra il governo nazionale, le province e i comuni coinvolti.
Critiche e Dibattito sulle Cause Strutturali
Nonostante l’intervento del governo sia stato accolto come una misura necessaria, numerose organizzazioni ambientaliste e fronti socio-ambientali hanno sollevato critiche, definendola “insufficiente”. Entità come la Fondazione Ambiente e Risorse Naturali (FARN) e Abogados Ambientalistas sostengono che l’emergenza attuale non sia solo frutto di contingenze climatiche, ma la conseguenza di problemi strutturali e di una sistematica mancanza di prevenzione.
Secondo gli esperti, tra le cause profonde della crisi vi sono:
- L’espansione di piantagioni forestali con specie esotiche invasive, come i pini, che sono più inclini a incendi intensi.
- La crescita demografica disordinata e la mancanza di una pianificazione urbana adeguata nelle zone di interfaccia tra città e foreste.
- I tagli sistematici ai finanziamenti per le politiche di prevenzione e lotta agli incendi boschivi negli anni passati.
Queste critiche evidenziano la necessità di una politica integrale che non si limiti alla gestione dell’emergenza, ma che affronti la pianificazione territoriale, la revisione del modello forestale e garantisca un finanziamento adeguato e costante agli organismi tecnici preposti alla tutela dell’ambiente.
Un Futuro Incerto per la Patagonia
La dichiarazione dello stato di emergenza è un primo, fondamentale passo per contenere la devastazione in Patagonia. Tuttavia, la sfida che attende l’Argentina è ben più ampia. Si tratta di ricostruire non solo le aree colpite, ma anche un approccio alla gestione del territorio che sia sostenibile e lungimirante. Il recupero ambientale richiederà anni, se non decenni, e investimenti significativi. La speranza è che questa crisi possa servire da catalizzatore per un cambiamento profondo nelle politiche ambientali del paese, per proteggere uno dei patrimoni naturali più preziosi del pianeta da future catastrofi.
