Bruxelles – In una giornata destinata a segnare una svolta significativa nelle relazioni tra l’Europa e l’Iran, i ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno trovato un consenso unanime per designare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, noto anche come Pasdaran, come organizzazione terroristica. La decisione, annunciata dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE, Kaja Kallas, giunge al termine di un intenso dibattito e rappresenta una ferma condanna della sanguinosa repressione delle proteste di massa che hanno scosso l’Iran.
“Se agisci come un terrorista, dovresti anche essere trattato come un terrorista”, ha dichiarato Kallas ai giornalisti prima della riunione a Bruxelles, sottolineando la gravità della situazione in Iran. Le sue parole, riprese da diverse testate internazionali, hanno incapsulato la frustrazione e la determinazione dell’UE a non restare inerme di fronte alle violazioni dei diritti umani. “La repressione non può restare senza risposta”, ha poi aggiunto Kallas su X (ex Twitter), confermando l’accordo raggiunto. “Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina”.
Un Percorso Lungo e Travagliato
L’inserimento dei Pasdaran nella “lista nera” dell’UE non è stata una decisione improvvisa, ma il culmine di un percorso politico complesso. Per anni, diversi Stati membri, tra cui Francia e Italia, avevano mostrato cautela, preoccupati per le possibili implicazioni sui fragili canali diplomatici con Teheran, in particolare riguardo al dialogo sul nucleare iraniano. Tuttavia, la recente escalation della violenza, con resoconti che parlano di oltre 30.000 manifestanti uccisi, ha convinto anche le capitali più esitanti.
Un punto di svolta giuridico era già arrivato nel marzo 2023, quando una corte tedesca a Düsseldorf stabilì che un attentato a una sinagoga era stato pianificato da un’agenzia statale iraniana legata all’IRGC. Questo precedente ha fornito una base legale più solida per la designazione. Negli ultimi venti giorni, la pressione politica è aumentata in modo esponenziale. Paesi come Germania e Svezia hanno spinto per un’azione decisa, e alla fine anche Italia, Francia e Spagna, che in precedenza avevano bloccato la proposta, hanno cambiato posizione. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha confermato il “consenso politico”, annunciando che ora seguiranno le procedure formali per rendere la decisione operativa entro poche settimane.
Le Conseguenze della Decisione
Una volta formalizzata, la designazione comporterà il congelamento di tutti i beni riconducibili all’IRGC sul suolo europeo. Sebbene molte entità e individui legati ai Pasdaran fossero già soggetti a sanzioni, questa mossa ha un peso politico e simbolico enorme, equiparando di fatto il corpo militare d’élite iraniano a gruppi come Al-Qaeda, Hamas e Daesh.
Parallelamente a questa storica decisione, l’UE ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran. Queste misure colpiscono 15 persone e 6 entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Tra le figure sanzionate figurano il ministro dell’Interno iraniano, Eskandar Momeni, il procuratore generale Mohammad Movahedi-Aza e diversi alti comandanti dei Pasdaran. Le sanzioni includono il divieto di ingresso nell’UE e il congelamento dei beni.
Le Reazioni Internazionali e il Futuro del Dialogo
La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito la decisione dell’UE un “grave errore strategico”, segnalando un probabile ulteriore deterioramento delle relazioni. In risposta alle dichiarazioni del ministro Tajani, l’Iran aveva già convocato l’ambasciatore italiano a Teheran nei giorni precedenti.
Nonostante la fermezza della decisione, diversi leader europei, tra cui lo stesso Tajani, hanno sottolineato che questo passo non significa la fine del dialogo. “Questo non significa che non si debba continuare a dialogare, che non si debba continuare a parlare”, ha insistito il ministro italiano, evidenziando l’importanza di mantenere aperti i canali di comunicazione, specialmente sulla cruciale questione del nucleare. In una mossa prudenziale, l’Italia ha comunque deciso di ritirare circa la metà del personale diplomatico dall’ambasciata a Teheran.
La presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha accolto con favore la decisione, definendola “la decisione giusta, che solo poche settimane fa molti consideravano impossibile”. Ha elogiato lo “sforzo costante e unitario del Parlamento europeo” nel promuovere questa svolta, concludendo con un messaggio di speranza: “Ora è il momento di essere forti. L’Iran sarà libero”.
Questa mossa allinea l’Unione Europea a paesi come Stati Uniti e Canada, che già da tempo considerano l’IRGC un’organizzazione terroristica. La decisione di Bruxelles segna un punto di non ritorno nella politica europea verso l’Iran, una risposta forte e chiara a un regime accusato di terrorizzare il proprio popolo e di destabilizzare la regione.
