Pechino – Una stretta di mano che segna un nuovo inizio, o almeno la volontà di voltare pagina. Il Primo Ministro britannico, Keir Starmer, è stato accolto oggi a Pechino dal Presidente cinese, Xi Jinping, per una visita ufficiale di quattro giorni che mira a ridefinire i contorni di una relazione complessa e strategica. L’incontro, svoltosi nella solenne cornice della Grande Sala del Popolo, è il primo di un capo di governo di Downing Street in Cina dal 2018, un lasso di tempo in cui i rapporti tra i due Paesi hanno conosciuto alti e bassi, passando, come ha sottolineato lo stesso Starmer, “dall’età dell’oro all’era glaciale”.
Un Dialogo per la “Crescita e Stabilità Globale”
Accompagnato da una nutrita delegazione di circa sessanta esponenti di spicco del mondo economico e culturale britannico, tra cui i vertici di colossi come HSBC, Airbus e AstraZeneca, Starmer ha espresso la volontà di costruire con Pechino “relazioni più sofisticate”. Un approccio pragmatico che riconosce la Cina come un “attore fondamentale sulla scena globale” con cui è indispensabile collaborare su temi cruciali come il clima e la stabilità internazionale. “È passato troppo tempo dall’ultima visita di un leader britannico”, ha affermato Starmer, sottolineando l’urgenza di far avanzare i rapporti “nell’interesse della crescita e della stabilità globali”.
Dal canto suo, il Presidente Xi Jinping ha parlato dell’opportunità di “aprire un nuovo capitolo” nella cooperazione bilaterale. Pur riconoscendo le “battute d’arresto” degli ultimi anni, Xi ha assicurato la disponibilità della Cina a sviluppare un “partenariato strategico a lungo termine, stabile e globale”, convinto che superando le divergenze nel rispetto reciproco si possano ottenere risultati duraturi.
Accordi Economici e Gesti di Distensione
La forte impronta economica della visita è stata subito evidente. Al centro dei colloqui, che includeranno anche un incontro con il Premier Li Qiang, ci sono la promozione degli scambi commerciali e degli investimenti. Un primo risultato concreto è già stato annunciato: la Cina ha accettato di ridurre il dazio sul whisky britannico dal 10% al 5%, una notizia accolta con favore dalla Scotch Whisky Association. Inoltre, Pechino ha concesso l’ingresso senza visto per i titolari di passaporto britannico per soggiorni inferiori ai 30 giorni, allineando il Regno Unito ad altri Paesi occidentali.
Questi accordi si inseriscono in una strategia più ampia del governo laburista di Starmer, che punta a rilanciare la crescita economica britannica in un contesto internazionale reso incerto anche dalle politiche dell’alleato statunitense. La visita a Pechino è vista da molti analisti come una mossa di “triangolazione strategica”: un dialogo con la Cina per inviare un messaggio anche a Washington, riaffermando l’autonomia e il pragmatismo della politica estera di Londra.
Le Spine: Diritti Umani e Sicurezza
Nonostante il clima di ritrovata collaborazione, la visita non elude i temi più spinosi. Starmer ha assicurato di aver sollevato con il Presidente Xi le questioni relative ai diritti umani, con particolare riferimento alla situazione della minoranza uigura nello Xinjiang e al caso del magnate dell’editoria pro-democrazia di Hong Kong, Jimmy Lai. “Abbiamo avuto una discussione rispettosa a riguardo”, ha dichiarato il premier, ribadendo l’importanza di un “dialogo significativo sulle aree di disaccordo”.
La sicurezza nazionale resta un altro punto delicato. Negli anni passati, il governo conservatore aveva definito la Cina una “sfida sistemica ed epocale”, un approccio che l’attuale esecutivo laburista sembra voler modulare verso un “realismo sobrio”. Si tratta di trovare un difficile equilibrio tra la necessità di cooperare economicamente con la seconda potenza mondiale e l’esigenza di proteggere gli interessi e i valori nazionali, un paradosso che tutte le potenze occidentali si trovano ad affrontare.
Un Contesto Geopolitico in Evoluzione
La missione di Starmer si inserisce in un più ampio movimento di riavvicinamento di diversi leader occidentali a Pechino. La visita segue quelle recenti dei leader di Francia, Irlanda, Finlandia e Canada, e precede quella attesa del cancelliere tedesco. Questo attivismo diplomatico riflette la consapevolezza del ruolo insostituibile della Cina nell’economia globale – produce circa un terzo dei beni mondiali e domina settori strategici come le terre rare e le tecnologie verdi – e la ricerca di nuovi equilibri in un ordine mondiale sempre più multipolare.
Mentre il Regno Unito, nell’era post-Brexit, cerca di ritagliarsi un nuovo ruolo globale, il dialogo con Pechino diventa una necessità strategica. La scommessa di Starmer è quella di poter gestire una relazione matura, capace di cogliere le opportunità economiche senza sacrificare i principi fondamentali, navigando le complesse acque della geopolitica del XXI secolo.
