La Lega ha formalmente depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge destinata a ridisegnare le regole di accesso ai social network per i più giovani in Italia. Il testo, che vede come prima firmataria la deputata e vicepresidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Giorgia Latini, propone di vietare l’utilizzo delle piattaforme social ai minori di 15 anni e di subordinare l’accesso per i ragazzi tra i 15 e i 18 anni a un consenso “verificabile” da parte dei genitori. Questa iniziativa legislativa si inserisce in un dibattito sempre più acceso a livello nazionale ed europeo sulla necessità di proteggere la salute psicofisica degli adolescenti dai rischi connessi a un uso intensivo e non regolamentato del mondo digitale.

Le motivazioni alla base della proposta

Nella relazione che accompagna la proposta di legge, si evidenzia come numerosi studi scientifici abbiano messo in luce le potenziali conseguenze negative di un’esposizione precoce e prolungata ai social media. Tra le principali preoccupazioni figurano:

  • Salute mentale: Aumento di ansia, sintomi depressivi e stress.
  • Benessere fisico: Disturbi del sonno e riduzione della capacità di concentrazione.
  • Sviluppo personale: Calo dell’autostima e percezione distorta di sé, alimentate dal confronto sociale costante con modelli spesso irrealistici.
  • Rischi sociali: Esposizione a fenomeni gravi come il cyberbullismo, la manipolazione emotiva e contenuti nocivi.

La deputata Latini ha sottolineato che l’obiettivo è “tutelare i nostri ragazzi” e agire con “responsabilità, senza preclusioni ideologiche”, per contrastare solitudine e disagio giovanile.

I dettagli della proposta di legge in 5 articoli

Il testo si articola in cinque punti chiave, volti a creare un quadro normativo completo per la regolamentazione dell’accesso ai social.

  1. Divieto per gli under 15: Viene introdotto un divieto generale di fruizione dei social network per chi non ha ancora compiuto 15 anni.
  2. Consenso genitoriale per i 15-18 anni: Per la fascia d’età successiva, l’iscrizione è permessa solo con il consenso esplicito e verificabile dei genitori o di chi ne fa le veci.
  3. Obblighi per i fornitori di servizi: L’articolo 3 impone alle piattaforme social di implementare “misure tecniche e organizzative adeguate e proporzionate”. Queste non si limitano alla sola age verification (verifica dell’età), ma includono anche la mitigazione dei rischi derivanti da contenuti dannosi, design manipolativi e algoritmi di raccomandazione che possono generare dipendenza.
  4. Ruolo delle Autorità Garanti: All’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) viene affidato il compito di definire le modalità tecniche per l’attuazione di queste misure, in stretta collaborazione con il Garante per la Protezione dei Dati Personali e in linea con le direttive della Commissione Europea. Viene inoltre ribadito il divieto di profilazione e riutilizzo dei dati dei minori, prevedendone la “cancellazione tempestiva”.
  5. Educazione e monitoraggio: La proposta investe il Ministero dell’Istruzione e quello della Salute del compito di promuovere percorsi di educazione digitale nelle scuole. L’obiettivo è rendere gli studenti più consapevoli del funzionamento degli algoritmi e capaci di gestire il proprio tempo online. Viene inoltre prevista l’istituzione di un Osservatorio nazionale sull’impatto dei social sui minori, con l’obbligo di presentare una relazione annuale al Parlamento.

Il contesto europeo: l’ispirazione francese

La proposta della Lega trae esplicita ispirazione da recenti iniziative legislative europee, in particolare quella francese. La Francia, infatti, ha recentemente approvato un disegno di legge, fortemente voluto dal presidente Emmanuel Macron, che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Questa misura, approvata a larga maggioranza dall’Assemblea Nazionale, mira a far diventare la Francia uno dei primi paesi in Europa ad adottare una legislazione così restrittiva per proteggere i giovani. Anche altri paesi, come Danimarca e Spagna, si stanno muovendo nella stessa direzione, segnalando un’attenzione crescente a livello continentale sul tema.

Un dibattito trasversale

È interessante notare come la tematica della protezione dei minori online stia trovando un terreno fertile anche tra le file dell’opposizione. La proposta leghista, infatti, sembra raccogliere l’interesse e il potenziale appoggio anche di esponenti del Partito Democratico, che in passato avevano già sollevato la questione. Questo suggerisce la possibilità di un percorso parlamentare bipartisan, che potrebbe accelerare l’iter di approvazione della legge. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha espresso parere favorevole, sottolineando però che “vietare non basta” e che è fondamentale affiancare alla legge un robusto programma di educazione digitale che coinvolga attivamente anche le famiglie.

Le sfide tecniche e la privacy

La vera sfida per l’efficacia di una simile legge risiede nella sua applicazione pratica. Come verificare l’età degli utenti in modo affidabile senza ledere la privacy? Le piattaforme dovranno sviluppare o adottare sistemi di age verification robusti. L’AGCOM e il Garante Privacy avranno un ruolo cruciale nel definire standard che siano sicuri, efficaci e rispettosi del principio di minimizzazione dei dati, assicurando che le informazioni raccolte non vengano utilizzate per altri scopi. Si tratta di un equilibrio delicato tra la necessità di protezione e il diritto alla riservatezza, che richiederà soluzioni tecnologiche avanzate e una vigilanza costante.

Di veritas

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