Una vera e propria bufera politica si è scatenata a seguito delle dichiarazioni del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in merito alla possibile presenza di agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione e delle dogane, durante le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Le parole del primo cittadino, che ha definito l’ICE “una milizia che uccide”, hanno innescato un duro scontro istituzionale con il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e acceso un dibattito che tocca corde profonde legate alla sicurezza, alla sovranità nazionale e ai valori democratici.

Le accuse di Sala: “Non mi sento tutelato da Piantedosi”

Intervenendo in diretta a Rtl 102.5, il sindaco Sala non ha usato mezzi termini per esprimere la sua totale contrarietà. “Io da italiano prima ancora che da cittadino milanese non mi sento tutelato da Piantedosi, che dice che se anche dovessero venire gli agenti dell’Ice per i Giochi olimpici ‘che problema c’è'”, ha dichiarato Sala. Ha poi rincarato la dose, descrivendo l’agenzia statunitense con parole pesantissime: “Questa è una milizia che uccide. È una milizia che entra nelle case della gente firmandosi il permesso, è chiaro che non sono i benvenuti a Milano”. Il riferimento è ai metodi controversi e spesso violenti documentati negli Stati Uniti, che hanno portato di recente anche alla morte di due cittadini americani a Minneapolis, Renee Good e Alex Pretti, durante operazioni antimigranti. La domanda di Sala si è poi allargata a una questione politica di più ampio respiro: “Io mi chiedo, noi potremo dire per una volta un no a Trump? Gli agenti dell’Ice non devono venire in Italia perché non sono allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza”.

Cos’è l’ICE e perché è così controversa

L’ICE, istituita nel 2003 dopo gli attentati dell’11 settembre come parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), ha compiti che vanno dal controllo delle frontiere interne al contrasto del crimine transnazionale. È composta da due divisioni principali:

  • Enforcement and Removal Operations (ERO): incaricata di rintracciare, arrestare e deportare immigrati irregolari.
  • Homeland Security Investigations (HSI): che indaga su crimini federali di varia natura, dal terrorismo al traffico di esseri umani e armi, anche all’estero.

La controversia che circonda l’ICE deriva dai suoi poteri estesi e dai metodi spesso brutali, specialmente sotto l’amministrazione Trump, che ne ha fatto uno strumento centrale delle sue politiche migratorie. Le accuse di violazioni dei diritti civili, arresti arbitrari e uso eccessivo della forza hanno alimentato un forte dibattito pubblico e proteste sia negli USA che a livello internazionale.

La risposta del Governo: “Polemica sul nulla”

La reazione del governo italiano non si è fatta attendere. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha inizialmente cercato di minimizzare, parlando di “polemica sul nulla” e precisando che gli Stati Uniti non avevano ancora comunicato l’elenco definitivo delle presenze. Successivamente, sia Piantedosi che il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno cercato di chiarire la natura della presenza degli agenti. Tajani ha specificato che non si tratterà di personale operativo in strada, ma di “due o tre agenti che lavoreranno in borghese all’interno di una sala operativa” con funzioni di collegamento e consultazione delle banche dati, senza alcun compito di ordine pubblico. “Non è che stanno arrivando le SS”, ha chiosato Tajani per smorzare i toni. Il Viminale ha ribadito che la gestione della sicurezza sul territorio italiano resta di esclusiva competenza delle autorità nazionali.

Tuttavia, la conferma della presenza di personale dell’HSI (Homeland Security Investigations) è arrivata da un portavoce dell’ICE e dall’ambasciata USA a Roma, specificando che il loro ruolo sarà di “supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato americano” per “valutare e mitigare i rischi legati alle organizzazioni criminali transnazionali”. Questo non ha placato le preoccupazioni, alimentando ulteriormente lo scontro tra Sala e il governo.

Un dibattito su modelli di sicurezza e sovranità

Al di là dello scontro politico, la vicenda solleva una questione fondamentale sul confronto tra due diversi modelli di gestione della sicurezza. Da un lato, il modello statunitense rappresentato dall’ICE, percepito come aggressivo e con ampi margini di discrezionalità. Dall’altro, il modello europeo e italiano, che si fonda su un quadro di garanzie giuridiche più stringenti. La preoccupazione espressa da Sala e da parte dell’opinione pubblica è che la presenza di un corpo estraneo con una tale reputazione possa rappresentare una minaccia per i principi democratici che regolano l’ordine pubblico in Italia.

La polemica si inserisce anche in un contesto geopolitico più ampio, con la domanda di Sala che evoca la necessità di affermare una certa autonomia politica rispetto all’alleato americano, in particolare all’amministrazione Trump. La questione, quindi, trascende la mera organizzazione tecnica della sicurezza di un grande evento per diventare un simbolo del posizionamento dell’Italia sullo scacchiere internazionale e della difesa dei propri valori culturali e giuridici.

Mentre il sindaco di Cortina, Gianluca Lorenzi, si è detto “sereno” e fiducioso nella regia del Viminale, a Milano la tensione resta alta. Il Ministro Piantedosi ha annunciato che riferirà alla Camera il 4 febbraio per chiarire i dettagli della questione, un appuntamento che sarà cruciale per comprendere la reale portata di questa cooperazione e per tentare di ricomporre una frattura istituzionale che rischia di gettare un’ombra sull’avvicinamento ai Giochi Olimpici.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *