UDINE – In una giornata carica di significato e commozione, la voce di Paola Del Din, figura simbolo della Resistenza italiana e Medaglia d’Oro al Valor Militare, è risuonata chiara e incisiva nel Salone del Popolo della Prefettura di Udine. Durante la solenne cerimonia per il Giorno della Memoria, l’eroina partigiana, conosciuta con il nome di battaglia “Renata”, ha offerto una riflessione profonda e diretta, che va dritta al cuore del nostro tempo: “I giovani hanno molte possibilità ma, ogni tanto, penso i genitori manchino nell’educazione”.
Parole semplici ma potenti, che hanno richiamato l’attenzione sulla responsabilità collettiva, in particolare quella familiare, nel trasmettere i valori fondanti della nostra Repubblica e la consapevolezza degli orrori del passato. L’occasione era la consegna di otto Medaglie d’Onore alla memoria di cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Un momento di alto valore simbolico, reso ancora più intenso dalla presenza di una delle ultime testimoni dirette di quel tragico periodo storico.
Il Valore della Testimonianza Contro la Retorica
Paola Del Din, prima donna paracadutista italiana a compiere una missione di guerra, ha insistito sul concetto che il dovere della memoria non può e non deve ridursi a mera retorica. È un esercizio quotidiano che passa attraverso l’educazione, il dialogo intergenerazionale e la capacità di trasmettere non solo i fatti storici, ma soprattutto l’impatto umano della guerra. “È fondamentale trasmettere ciò che la guerra produce sulle persone e sulle comunità, non come un racconto distante, ma come un’esperienza umana viva”, ha affermato, sottolineando la necessità di un approccio empatico e profondo alla Storia.
La sua presenza, come ha evidenziato il prefetto di Udine, Domenico Lione, ha rappresentato “un momento di forte intensità civile e morale, in un contesto in cui i testimoni diretti di quegli anni sono ormai sempre più rari”. Le medaglie sono state conferite alla memoria di Aquilio Antonelli, Francesco Colugnati, Ermenegildo Comuzzi, Giuseppe Gollino, Silvio Marcon, Carlo Montemiglio, Guido Paravano e Andrea Zagar, uomini che scelsero di non aderire alla Repubblica di Salò, pagando con la deportazione e il lavoro coatto la loro fedeltà ai valori di libertà.
Una Vita per la Libertà: Chi è Paola Del Din
Nata a Pieve di Cadore nel 1923, Paola Del Din, laureata in Lettere, scelse di entrare nella Resistenza dopo l’armistizio, unendosi alle Brigate Osoppo insieme al fratello Renato, poi caduto in combattimento. Con il nome di battaglia “Renata”, si distinse in rischiose missioni come staffetta e informatrice. La sua determinazione la portò a compiere un’impresa straordinaria: dopo aver raggiunto gli Alleati a Firenze per consegnare documenti cruciali, frequentò un corso di paracadutismo per poter rientrare in Friuli.
Il 9 aprile 1945 si lanciò in territorio ancora occupato, diventando la prima donna paracadutista italiana a effettuare un lancio in tempo di guerra. Nonostante una frattura alla caviglia durante l’atterraggio, portò a termine la sua missione. Questa e altre innumerevoli azioni le valsero, nel dopoguerra, il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare, la più alta onorificenza militare italiana.
L’Educazione come Argine all’Oblio
L’intervento di Paola Del Din si inserisce in un contesto più ampio di celebrazioni che in tutto il Friuli-Venezia Giulia hanno visto una forte partecipazione, in particolare delle nuove generazioni. L’appello della partigiana non è un’accusa, ma un monito e un invito. Un richiamo a non dare per scontata la libertà e la democrazia, beni preziosi conquistati a carissimo prezzo. La sua riflessione sull’educazione evidenzia come la famiglia sia il primo nucleo in cui si formano le coscienze e si trasmettono i valori. È lì che la memoria storica deve essere coltivata, per poi essere approfondita e contestualizzata dalla scuola e dalla società intera.
In un’epoca segnata da nuove tensioni e dal riaffiorare di ideologie estremiste, le parole di una “patriota”, come lei stessa preferisce definirsi, acquistano un peso specifico enorme. Ci ricordano che la memoria non è un monumento da osservare passivamente, ma una fiaccola da tenere accesa e passare di mano in mano, perché possa illuminare il cammino futuro e impedire che le tenebre del passato possano tornare a offuscare il presente.
