Kiev – Una nuova, tragica notte di guerra ha scosso il sud dell’Ucraina. Le forze armate russe hanno sferrato un attacco con droni sulla regione di Zaporizhzhia, provocando la morte di tre persone. A confermare il bilancio è stato il governatore regionale, Ivan Fedorov, che ha specificato come le vittime siano due donne e un uomo. Nell’attacco è rimasto ferito anche un altro uomo.
L’ATTACCO NOTTURNO: UNA STRATEGIA DEL TERRORE
L’offensiva si è consumata durante le ore notturne, una tattica sempre più frequentemente adottata per massimizzare il terrore e rendere più complesse le operazioni di difesa e soccorso. Secondo quanto riportato dai servizi di emergenza ucraini, le vittime erano due donne di 26 e 50 anni e un uomo di 62 anni. L’attacco ha causato la distruzione di un’abitazione privata e ha danneggiato diversi edifici circostanti, lasciando dietro di sé una scia di devastazione. Le immagini diffuse dai soccorritori mostrano i vigili del fuoco impegnati a domare un vasto incendio tra le macerie di una struttura completamente rasa al suolo.
Il governatore Fedorov ha dichiarato che nelle ultime 24 ore la Russia ha effettuato ben 841 attacchi su 34 insediamenti della regione, a testimonianza di un’escalation della pressione militare sull’area. L’aeronautica ucraina ha inoltre comunicato che Mosca ha lanciato un totale di 105 droni durante la notte, 84 dei quali sono stati abbattuti dalle difese aeree. Questo dato, se da un lato evidenzia l’efficacia della contraerea ucraina, dall’altro sottolinea la vastità e l’intensità dell’offensiva russa.
ZAPORIZHZHIA: UN FRONTE CALDO E STRATEGICO
La regione di Zaporizhzhia, parzialmente occupata dalle forze russe fin dalle prime fasi dell’invasione su larga scala del 2022, riveste un’importanza strategica fondamentale. Ospita la più grande centrale nucleare d’Europa, un obiettivo sensibile che desta continue preoccupazioni a livello internazionale. La vicinanza alla linea del fronte la rende un bersaglio costante di attacchi mortali, che mirano a colpire sia infrastrutture critiche che aree residenziali.
Gli attacchi con droni, in particolare, sono diventati un elemento distintivo di questa fase del conflitto. Velivoli senza pilota, come gli Shahed di fabbricazione iraniana, vengono impiegati per saturare le difese aeree, testare le capacità di reazione e, troppo spesso, colpire indiscriminatamente obiettivi civili. La loro relativa economicità e la capacità di essere impiegati in sciami li rendono un’arma insidiosa e difficile da contrastare completamente.
IL CONTESTO PIÙ AMPIO DEL CONFLITTO
Questo ennesimo attacco si inserisce in un quadro di violenza continua che non accenna a placarsi. Negli stessi giorni, altre città del sud dell’Ucraina, come Odessa, sono state bersaglio di massicci bombardamenti che hanno causato decine di feriti e ingenti danni a infrastrutture civili. La strategia russa sembra puntare a logorare la resistenza ucraina e a terrorizzare la popolazione civile, mantenendo alta la pressione lungo tutto il fronte meridionale.
Mentre la diplomazia internazionale cerca faticosamente di trovare spiragli per una de-escalation, sul campo la realtà è fatta di sirene antiaeree, esplosioni notturne e un tragico conteggio di vittime. Entrambe le parti negano di prendere deliberatamente di mira i civili, ma i fatti raccontano una storia diversa, una storia in cui la distinzione tra obiettivi militari e abitazioni private diventa tragicamente labile.
