MONTECARLO – Un punto che vale oro, ma una prestazione che suona come un campanello d’allarme. La Juventus di Luciano Spalletti esce dal Principato di Monaco con uno 0-0 che le consente di chiudere al tredicesimo posto la fase a girone unico della Champions League e, soprattutto, di affrontare i playoff da testa di serie, con il non trascurabile vantaggio di giocare la gara di ritorno tra le mura amiche dell’Allianz Stadium. Eppure, il volto del tecnico toscano a fine gara racconta una storia diversa, quella di una squadra che per novanta minuti non è mai riuscita a tirare nello specchio della porta difesa da Kohn, subendo l’iniziativa di un Monaco organizzato e a tratti più pericoloso.
CRONACA DI UNA SERATA SENZA SQUILLI
Sotto gli occhi attenti del principe Alberto di Monaco, di John Elkann e di due grandi ex come Lilian Thuram – presente per il figlio Marcus – e Paul Pogba, ancora ai box, Spalletti opera un turnover ragionato ma non troppo profondo. Cinque i cambi rispetto all’ultima uscita, con Perin tra i pali e una linea difensiva a tre formata da Kalulu, Bremer e Kelly chiamata agli straordinari. A sinistra si rivede Cabal, mentre in attacco la scelta ricade su Openda. La partenza, però, è da brividi: dopo neanche un minuto, un’incertezza di Perin con i piedi regala un’occasione d’oro ad Akliouche, che fortunatamente non ne approfitta. È il preludio a un primo tempo di sofferenza per i colori bianconeri. La squadra appare contratta, incapace di costruire gioco e di innescare le sue punte. Al 14′ la Juve trema ancora quando Balogun insacca, ma l’arbitro spagnolo Sanchez annulla prontamente per una spinta evidente dell’attaccante americano ai danni di Kalulu. Il pericolo scampato non scuote la Vecchia Signora, che si affida a due interventi prodigiosi del suo secondo portiere sulle conclusioni velenose di Vanderson per mantenere la parità. Il primo tempo si chiude con un dato statistico impietoso: zero tiri in porta.
LA MOSSA DI SPALLETTI NON CAMBIA L’INERZIA
Nell’intervallo, Spalletti cerca di dare la scossa. Fuori un impalpabile Conceicao e un Miretti in difficoltà, dentro la fantasia di Kenan Yildiz e il dinamismo di Adzic. L’obiettivo è chiaro: alzare il baricentro, aumentare la qualità del palleggio e dare più imprevedibilità a una manovra apparsa lenta e scontata. La realtà del campo, tuttavia, si rivela più ostica. La Juventus continua a faticare, il possesso palla rimane sterile e il Monaco, pur senza creare occasioni clamorose, dà costantemente la sensazione di poter colpire. A venti minuti dal termine, il tecnico bianconero si gioca anche la carta Zhegrova per uno spento Koopmeiners e inserisce Cambiaso per Cabal, ma lo spartito non cambia. Neppure l’ingresso finale di David per Thuram riesce a produrre l’effetto sperato. L’unica vera chance della ripresa capita sui piedi di Teze su punizione dal limite, ma la sua conclusione è centrale e facile preda di un attento Perin. Dopo quattro minuti di recupero, il triplice fischio sancisce uno 0-0 che fa esultare il tecnico del Monaco, Pocognoli, per la qualificazione ai playoff, e lascia Spalletti con la magra consolazione del seeding favorevole.
IL VERDETTO DI NYON E LE PROSPETTIVE FUTURE
Con il tredicesimo posto in cassaforte, la Juventus attende ora il sorteggio di venerdì a Nyon. L’urna le riserverà una tra Brugge e Galatasaray per lo spareggio che vale l’accesso agli ottavi di finale. Un ostacolo sulla carta superabile, ma la prestazione di Montecarlo impone una riflessione profonda. In caso di passaggio del turno, ad attendere i bianconeri ci sarebbe una corazzata inglese, Liverpool o Tottenham, avversari di ben altro calibro. Per circa mezz’ora, a cavallo tra i due tempi, una vittoria avrebbe addirittura proiettato la Juve nella Top 8, garantendo la qualificazione diretta agli ottavi. Un’occasione mancata che pesa, soprattutto per il modo in cui è maturata. Ora servirà ritrovare brillantezza, idee e, soprattutto, concretezza in attacco per continuare a sognare in Europa.
