Milano – In una giornata carica di significato e riflessione, il Memoriale della Shoah di Milano ha visto un’affluenza che ha superato ogni aspettativa. Nel Giorno della Memoria, sono state 1.400 le persone che hanno varcato la soglia del Binario 21, luogo simbolo della deportazione, a fronte dei mille visitatori inizialmente previsti. Un dato che assume un valore particolare, specialmente se letto alla luce di un trend negativo registrato negli ultimi anni.
Un segnale in controtendenza
A commentare con soddisfazione, ma senza trionfalismi, è stato il presidente della Fondazione Memoriale della Shoah, Roberto Jarach. “Un buon segnale che dice soprattutto come questo sia un luogo che per la città sia centrale”, ha dichiarato in una nota. La scelta di tanti cittadini di dedicare un martedì lavorativo alla memoria della Shoah e della deportazione politica è un fatto che Jarach interpreta come un “tassello da cui partire e costruire”. Questa partecipazione assume infatti i contorni di un’inversione di tendenza rispetto a un calo di visitatori definito “preoccupante”. I numeri parlano chiaro: dai 145.000 visitatori del 2023, si è passati ai 120.000 del 2024 e ai circa 100.000 del 2025. Un decremento che aveva destato allarme e che rende il risultato del 27 gennaio ancora più significativo.
La Memoria come misura del presente
Il Giorno della Memoria, come ha sottolineato Jarach, non è mai stato una semplice ricorrenza, ma oggi più che mai si carica delle tensioni del nostro tempo. “Guerre, lacerazioni, linguaggi che separano invece di comprendere. Ma è esattamente per questo che la Memoria resta indispensabile: non come evasione o conforto, bensì come misura con cui leggere e giudicare il presente”, ha rimarcato il presidente. Queste parole riecheggiano il monito della Senatrice a vita Liliana Segre, la cui testimonianza è indissolubilmente legata a quel Binario 21 da cui partì il suo viaggio verso l’orrore di Auschwitz. La Fondazione, ha assicurato Jarach, affronta le difficoltà attuali con “lucidità e obiettività”, cercando di riaffermare il valore e la centralità della Memoria senza sottrarsi alle domande scomode che il presente impone.
Il Memoriale, sorto nell’area sottostante i binari della Stazione Centrale, non è solo un museo, ma un centro di memoria e conoscenza che si proietta verso il futuro. Da quel binario, tra il 1943 e il 1945, partirono venti convogli carichi di ebrei, partigiani e oppositori politici destinati ai campi di sterminio e concentramento. Oggi, quel luogo di dolore è diventato un centro di aggregazione culturale e di elaborazione del presente, che offre visite guidate, mostre ed eventi durante tutto l’anno. In occasione del 27 gennaio, il Memoriale ha aperto le sue porte gratuitamente, un invito alla cittadinanza a “fermarsi a ricordare e riflettere sulla parola all’ingresso, ‘Indifferenza’”, come dichiarato da Jarach.
Le iniziative per non dimenticare
L’intera città di Milano si è mobilitata per il Giorno della Memoria con un fitto calendario di iniziative, promosso dal comitato “Milano è Memoria” del Comune. Tra queste, spicca la posa di 21 nuove pietre d’inciampo, i piccoli cubi d’ottone che ricordano le vittime della deportazione davanti alle loro ultime abitazioni, portando il totale in città a 245. Numerosi sono stati gli incontri, i concerti e le mostre, come quella ospitata al Museo del Risorgimento, a testimonianza di un impegno corale per mantenere viva una memoria che, come ha avvertito Jarach, rischia altrimenti di “scolorire” e ridursi a una “retorica consolatoria”.
Il successo di affluenza al Memoriale nel Giorno della Memoria 2026 rappresenta quindi una luce di speranza. Un segnale che, nonostante le sfide e le preoccupazioni, la necessità di ricordare e comprendere il passato per affrontare le complessità del presente è ancora profondamente sentita. Un punto di partenza, come ha auspicato il presidente Jarach, per ricostruire e rafforzare il dialogo tra le generazioni e riaffermare i valori fondamentali della nostra società.
