NAPOLI – Il triplice fischio dell’arbitro francese Turpin è una sentenza amara, che cala come un gelido sipario sul sogno europeo del Napoli. Ma il boato che si leva dagli spalti dello stadio Diego Armando Maradona non è di delusione, bensì un applauso fragoroso, lungo e commosso. Un tributo a undici leoni che, pur sconfitti 3-2 da un Chelsea cinico e stellare, escono dalla Champions League a testa altissima, dopo aver lottato con il cuore oltre l’ostacolo di un’emergenza infortuni senza precedenti. In questo clima di orgoglio ferito e profondo rammarico, le parole di Antonio Conte risuonano potenti, quasi un manifesto della serata: fierezza per la prestazione, ma rabbia per un verdetto che sente ingiusto.
“Una vittoria bugiarda”: l’analisi furente di Conte
“C’è grande orgoglio e anche soddisfazione perché nonostante mancasse più di mezza squadra, abbiamo giocato anche meglio del Chelsea e meritavamo di più”. L’incipit di Antonio Conte ai microfoni di Sky è la sintesi perfetta dell’animo partenopeo. Il tecnico non cerca alibi, ma rivendica con forza la superiorità mostrata sul campo, nonostante una lista di assenti che avrebbe messo in ginocchio chiunque. “La vittoria del Chelsea è bugiarda come risultato finale, ma dobbiamo accettarlo”, prosegue, coniando un’espressione che diventerà il titolo della serata. Una sconfitta che brucia, maturata non per demeriti propri, ma per la precisione chirurgica degli avversari, con un Joao Pedro autore di una doppietta letale nella ripresa che ha ribaltato l’illusorio vantaggio azzurro.
Il Napoli, infatti, aveva giocato una partita tatticamente perfetta e generosa. Dopo lo svantaggio iniziale su rigore di Enzo Fernandez, la reazione era stata veemente, rabbiosa, culminata prima nel pareggio-capolavoro del giovane Antonio Vergara, capace di far esplodere lo stadio con una serpentina ubriacante, e poi nel gol del sorpasso firmato da Rasmus Hojlund. Un 2-1 che aveva fatto sognare i playoff, prima che la maggior qualità e profondità della panchina dei Blues facesse la differenza.
Il vero rimpianto: quel pareggio a Copenaghen
Ma nella sua lucida analisi, Conte individua il vero peccato originale di questa eliminazione non nella notte del Maradona, bensì in una trasferta di qualche settimana fa. “Dispiace, e il rammarico è per Copenaghen perché lì non dovevamo pareggiare e questo ci ha costretto a giocare tutto con un top club”. È questa la ferita che sanguina di più. Quel pareggio in Danimarca, magari sottovalutato al momento, si è rivelato fatale, costringendo i campioni d’Italia a un’impresa quasi impossibile nell’ultima, decisiva giornata contro una delle corazzate del calcio europeo. Un punto perso per strada che oggi pesa come un macigno, trasformando la sfida al Chelsea da possibile passerella a spareggio da dentro o fuori.
Anche il capitano, Giovanni Di Lorenzo, fa eco alle parole del suo allenatore: “Non l’abbiamo persa stasera, abbiamo sbagliato troppe partite, abbiamo lasciato troppi punti e l’abbiamo pagata”, ha ammesso con onestà a fine gara, confermando come lo spogliatoio sia consapevole che la qualificazione sia sfumata ben prima di questo scontro diretto.
A testa alta, tra applausi e futuro
Nonostante l’eliminazione, che relega il Napoli al 30° posto nella classifica generale della nuova formula della Champions, la prestazione contro i campioni del mondo in carica resta un punto da cui ripartire. La squadra ha dimostrato carattere, organizzazione e un cuore immenso, onorando la maglia e il tricolore che porta sul petto. L’orgoglio di Conte per i suoi uomini è palpabile: “Sono orgoglioso della squadra, peccato perché secondo me meritavamo di andare ai playoff. Mi sarebbe piaciuto misurarmi ancora in questa competizione”.
Ora, archiviata con amarezza la parentesi europea, per il Napoli è tempo di rituffarsi con tutte le energie sul campionato e sulla Coppa Italia. L’urlo di Conte, misto di rabbia e orgoglio, servirà da sprone per il resto della stagione. La Champions è persa, ma la consapevolezza di aver giocato alla pari, e forse anche meglio, di una superpotenza come il Chelsea, pur in condizioni di emergenza assoluta, è una base solida su cui costruire le vittorie di domani.
