Un ritorno che scuote la scena politica venezuelana. Dopo 17 lunghi mesi vissuti in clandestinità, Delsa Solórzano, figura di spicco dell’opposizione e presidente del partito Encuentro Ciudadano, è riapparsa pubblicamente a Caracas. Un gesto coraggioso che non segna solo la fine di un esilio forzato, ma riaccende con forza il dibattito sulla questione dei prigionieri politici e sulla profonda crisi dei diritti umani che attanaglia il Paese sudamericano.

Visibilmente provata ma determinata, la Solórzano ha voluto subito chiarire le ragioni della sua assenza: “Non mi sono nascosta per aver commesso alcun reato”, ha dichiarato con fermezza, “ma perché lottare per la libertà in Venezuela è diventato un rischio altissimo per la vita”. Parole che pesano come macigni e che dipingono un quadro allarmante del clima di persecuzione politica che, secondo le opposizioni e numerose organizzazioni internazionali, caratterizza l’attuale contesto venezuelano.

L’attacco frontale al governo: “Propaganda vergognosa”

Il cuore dell’intervento di Delsa Solórzano è stato un attacco diretto e senza sconti alle recenti dichiarazioni del governo riguardo a un presunto piano di scarcerazioni. Definite senza mezzi termini “propaganda vergognosa”, le cifre diffuse dalle autorità sono state smontate punto per punto dalla leader di Encuentro Ciudadano. Secondo la Solórzano, il solo fatto che il governo parli di centinaia di rilasci costituisce un’ammissione implicita, e gravissima, dell’esistenza stessa di prigionieri di coscienza, una realtà che il governo ha sempre negato.

Inoltre, ha sottolineato un aspetto cruciale spesso trascurato: “Uscire dal carcere non significa ottenere la libertà piena”. Molti degli ex detenuti, infatti, rimangono soggetti a pesanti misure restrittive, come la presentazione periodica in tribunale o il divieto di espatrio, che ne limitano fortemente le libertà fondamentali e li mantengono in una sorta di limbo giuridico.

I numeri della repressione: una ferita ancora aperta

Anche accettando per buoni i dati ufficiali, ha incalzato la Solórzano, in Venezuela resterebbero ancora circa 900 prigionieri politici. Una cifra impressionante che testimonia la vastità di quella che le opposizioni definiscono una sistematica repressione del dissenso. “Ogni prigioniero merita che il suo nome sia onorato”, ha dichiarato, lanciando un appello accorato per la fine immediata di ogni forma di persecuzione politica. Un appello che assume una valenza ancora più profonda se si considera la sua storia personale: Delsa Solórzano è figlia di un ex detenuto politico, un’esperienza che ha segnato indelebilmente il suo percorso umano e il suo impegno civile.

La questione dei prigionieri politici è da tempo al centro di un aspro scontro tra il governo venezuelano e diverse organizzazioni non governative, come il Foro Penal. Mentre il ministro degli Interni e della Giustizia, Diosdado Cabello, ha recentemente parlato di 808 persone scarcerate, ribadendo la narrazione ufficiale secondo cui “nel Paese non esistono prigionieri politici”, le ONG denunciano una realtà ben diversa, fatta di detenzioni arbitrarie e processi irregolari.

Chi è Delsa Solórzano: un profilo di impegno e resistenza

Avvocata, attivista per i diritti umani e politica di lungo corso, Delsa Solórzano è una delle voci più autorevoli e combattive dell’opposizione venezuelana. Nata nel 1971, ha costruito la sua carriera politica su una solida base di competenze giuridiche, specializzandosi in scienze penali e criminologiche. È stata deputata all’Assemblea Nazionale dal 2016 al 2021, ricoprendo anche il ruolo di presidente della Commissione Permanente di Politica Interna. Nel 2018 ha fondato il partito Encuentro Ciudadano, una formazione di centro-destra con un forte focus sulla difesa dei diritti umani e sulla necessità di unire le forze democratiche del paese.

Il suo ritorno sulla scena pubblica, applaudito da figure di primo piano dell’opposizione come María Corina Machado, è visto come un “passo significativo in un contesto complesso”. Un gesto che, come sottolineato dal suo stesso partito, “mette in rilievo le sfide che ancora affronta la dirigenza politica in Venezuela e l’importanza di continuare a scommettere sull’azione politica come via per il cambiamento”.

Un futuro incerto in un Paese diviso

La ricomparsa di Delsa Solórzano si inserisce in un momento di profonda incertezza per il Venezuela. La crisi economica, sociale e politica non accenna a placarsi e il dialogo tra governo e opposizione appare ancora lontano e complesso. La questione dei prigionieri politici rappresenta uno dei nodi più difficili da sciogliere e uno degli ostacoli principali a qualsiasi percorso di riconciliazione nazionale. Il coraggio di Delsa Solórzano riaccende una luce di speranza per chi non si arrende, ma la strada verso la democrazia e il pieno rispetto dei diritti umani in Venezuela si preannuncia ancora lunga e irta di ostacoli.

Di atlante

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