Città di Panama – “La cultura è la base dell’identità e dello sviluppo umano”. Con una chiarezza che disarma e una forza che scuote le coscienze, la leader indigena guatemalteca e Premio Nobel per la Pace 1992, Rigoberta Menchú Tum, ha catturato l’attenzione del pubblico al Forum Internazionale Economico, tenutosi a Panama e organizzato dalla Banca di Sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi (CAF). In un mondo spesso dominato da aridi dati economici e strategie geopolitiche, la sua voce si è levata per ricordare a tutti che non può esserci vero progresso senza un’anima, senza un’identità radicata nella cultura e nei saperi ancestrali.
Il suo intervento si è inserito in un evento di grande portata, definito il “Davos latinoamericano”, che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 leader politici, economici e accademici, tra cui i presidenti di Brasile, Colombia, Ecuador e Guatemala. Ma è stata la Menchú, con la sua profonda umanità e la sua storia di lotta, a tracciare una rotta diversa, a proporre una “rivoluzione della coscienza” come unica via per un cambiamento reale e duraturo nella regione.
L’Identità come Pilastro dello Sviluppo
In un colloquio esclusivo con il quotidiano La Estrella de Panamá, Rigoberta Menchú ha approfondito il suo pensiero, ribadendo un concetto tanto semplice quanto fondamentale: “Senza valorizzare la nostra cultura, non abbiamo identità”. Per la leader guatemalteca, la cultura non è un lusso o un settore marginale, ma il tessuto connettivo di una società, ciò che permette a un popolo di riconoscersi, di avere una memoria collettiva e di immaginare un futuro condiviso. L’arte, in particolare, è vista come uno strumento indispensabile “per nutrire l’anima e immaginare un’utopia possibile”.
Secondo la Menchú, il vero sviluppo non può essere ridotto a meri indicatori economici. Deve essere un concetto integrale di vita, che tenga conto della dignità delle persone e del rispetto reciproco. Ha sottolineato che investire in cultura non è una spesa superflua, ma una scommessa strategica capace di rafforzare la coesione sociale e promuovere la riconciliazione in società ancora profondamente segnate dalla disuguaglianza.
Un Appello per le Nuove Generazioni
Con quasi mezzo secolo di esperienza nelle lotte sociali sulle spalle, Rigoberta Menchú guarda al futuro con realismo e speranza. La sua attenzione è ora rivolta interamente ai giovani, coloro che dovranno raccogliere il testimone e portare avanti la costruzione di un mondo più giusto. “Noi siamo ormai anziani nel tempo, abbiamo bisogno di un ricambio generazionale”, ha affermato, lanciando un appello accorato a sostenere i giovani artisti e creativi come portatori di un “nuovo umanesimo universale”.
La sua non è stata una presenza puramente testimoniale. L’attivista ha annunciato la sua intenzione di tornare a Panama per avviare progetti concreti, focalizzati proprio sulle nuove generazioni. L’obiettivo è creare spazi in cui i giovani possano sviluppare proposte condivise, partendo dalle proprie radici culturali ma con uno sguardo aperto al mondo.
Una “Rivoluzione della Coscienza” per l’America Latina
Il concetto più potente emerso dal discorso di Rigoberta Menchú è senza dubbio quello di una “rivoluzione della coscienza”. “Ho sognato per 40 anni una rivoluzione,” ha confessato, “ma la rivoluzione più profonda è quella della coscienza”. Questo cambiamento interiore, secondo il Premio Nobel, è il prerequisito per qualsiasi trasformazione sociale e politica. Significa superare modelli economici che generano esclusione e pensare a un progresso che sia veramente inclusivo e sostenibile.
La sua visione chiama in causa tutti gli attori sociali: non solo i governi e le istituzioni, ma anche i cittadini, le comunità, gli artisti e gli intellettuali. “La cultura la costruiamo tutti”, ha insistito, evidenziando come la reciprocità e il rispetto siano le uniche basi possibili per una collaborazione fruttuosa. Un messaggio che risuona con particolare forza in una regione, come l’America Latina, caratterizzata da una straordinaria diversità culturale ma anche da profonde fratture sociali.
Il Contesto: Il Forum CAF e il Futuro della Regione
L’intervento di Rigoberta Menchú si è svolto durante il festival “Voci per la nostra regione: Cultura che muove il mondo”, evento di apertura del Forum Economico Internazionale. Organizzato dalla CAF, una delle principali fonti di finanziamento multilaterale per la regione, il forum mira a riposizionare strategicamente l’America Latina e i Caraibi sulla mappa geopolitica globale, affrontando sfide cruciali come la transizione energetica, la digitalizzazione e lo sviluppo di infrastrutture. La presenza di una figura come la Menchú ha avuto il merito di inserire nel dibattito economico una dimensione etica e culturale, ricordando che dietro i grandi progetti e le strategie di investimento ci sono le persone, le comunità e la loro inestimabile ricchezza identitaria.
