ROMA – Una linea dura, senza precedenti recenti, per provare a stroncare sul nascere un’ondata di violenza che minaccia di inquinare il mondo del calcio. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha ufficializzato il divieto di assistere alle partite in trasferta fino al termine della stagione per i tifosi di Lazio e Napoli. Una decisione drastica, ma resa necessaria dai gravissimi scontri che hanno visto protagoniste le due tifoserie sull’autostrada A1 domenica scorsa.
La guerriglia sull’Autostrada del Sole
La scintilla che ha portato alla stangata del Viminale è scoccata nella mattinata di domenica nel tratto dell’A1 compreso tra Ceprano e Frosinone. Qui, gli ultras della Lazio, di ritorno dalla trasferta di Lecce, e quelli del Napoli, diretti a Torino per la sfida contro la Juventus, si sono incrociati. L’incontro si è trasformato in pochi istanti in una vera e propria scena da guerriglia urbana. Decine di individui, con i volti coperti e armati di bastoni, mazze e persino coltelli da cucina, si sono affrontati bloccando il traffico autostradale per diversi minuti e seminando il panico tra gli automobilisti.
All’arrivo delle pattuglie della Polizia Stradale, i facinorosi si erano già dileguati, risalendo a bordo di auto e minivan. Le forze dell’ordine, però, si sono messe immediatamente sulle loro tracce. Poco dopo, alle porte di Roma, sono stati intercettati e identificati circa ottanta tifosi laziali. Alla vista degli agenti, hanno tentato di disfarsi di bastoni e coltelli, gettandoli ai margini della carreggiata, ma il materiale è stato prontamente sequestrato. In serata, a Torino, sono stati identificati anche oltre 300 tifosi napoletani. Le indagini sono in corso per definire le responsabilità individuali, con la Procura che ipotizza reati pesanti.
Un provvedimento che segue quello per Roma e Fiorentina
La decisione di Piantedosi non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in una strategia di “tolleranza zero” già applicata la settimana precedente. Anche i tifosi di Roma e Fiorentina, infatti, erano stati sanzionati con lo stesso divieto di trasferta a seguito di analoghi e violenti scontri, avvenuti sempre sull’autostrada A1, ma all’altezza di Bologna. Un chiaro segnale che il Ministero dell’Interno non è più disposto a tollerare che le autostrade italiane si trasformino in ring per appuntamenti violenti tra frange estreme del tifo.
È importante sottolineare che il divieto per le tifoserie di Lazio e Napoli non si applicherà in occasione del derby Roma-Lazio, attualmente in programma per il 17 maggio, poiché l’evento non comporterà movimenti di tifoserie al di fuori dei confini cittadini.
Un’escalation di violenza preoccupante
Le misure restrittive del Viminale arrivano in un momento di particolare tensione, caratterizzato da una preoccupante recrudescenza di episodi di violenza legati al calcio in diverse città italiane.
- Como: Pochi giorni fa, gli ultras del Bologna si sono resi protagonisti di una violenta rissa prima della partita contro il Como. Il bilancio è stato di due arresti e 53 denunce. Secondo le ricostruzioni, un pullman di tifosi bolognesi avrebbe deliberatamente eluso i controlli per raggiungere un noto luogo di ritrovo della tifoseria comasca e cercare lo scontro.
- Genova: Il 14 dicembre, prima di Genoa-Inter, il quartiere di Marassi è stato teatro di una vera e propria guerriglia urbana. Tifosi delle due squadre si sono affrontati con lancio di bombe carta, fumogeni e bottiglie, arrivando a incendiare un furgone e uno scooter. L’intervento di polizia e carabinieri con l’uso di lacrimogeni è stato necessario per disperdere i violenti.
Questi episodi, sommati ai fatti dell’A1, dipingono un quadro allarmante che richiede risposte ferme e decise da parte delle istituzioni, non solo a livello repressivo ma anche preventivo.
Le reazioni e le prospettive future
Il provvedimento del Ministro Piantedosi ha raccolto il favore dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, che lo ha definito “una scelta di responsabilità, necessaria per interrompere una spirale di violenza ormai intollerabile”. L’obiettivo dichiarato è quello di proteggere i cittadini e i veri tifosi, isolando e colpendo chi utilizza lo sport come pretesto per la violenza. Si tratta di una misura che, sebbene penalizzi un’intera tifoseria, viene considerata essenziale per garantire la sicurezza pubblica. Il Viminale e l’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive stanno inoltre studiando ulteriori misure per il futuro, con l’obiettivo di rendere gli stadi luoghi più sicuri, anche in vista della candidatura dell’Italia a ospitare gli Europei del 2032.
