Un colpo durissimo, forse senza precedenti per dimensioni e capillarità, è stato inferto al mercato della pirateria audiovisiva. L’operazione internazionale “Switch Off”, coordinata con maestria dalla Procura della Repubblica di Catania e condotta dalla Polizia Postale, ha spento il segnale a oltre 100.000 utenti in Italia, smantellando una rete criminale transnazionale che gestiva un business illegale da milioni di euro al mese. Una realtà sommersa, ma incredibilmente estesa, che come sottolineato da Stefano Azzi, CEO di DAZN Italia, “non si può più minimizzare”.
L’ANATOMIA DI UN IMPERO CRIMINALE
L’indagine, frutto di un lavoro meticoloso avviato un anno fa sulla scia della precedente operazione “Taken Down”, ha svelato l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata e tecnologicamente avanzata. Questo sodalizio, composto da 31 indagati, aveva messo in piedi un’infrastruttura informatica sofisticata capace di captare illegalmente i segnali delle principali piattaforme televisive a pagamento – tra cui Sky, DAZN, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount e Disney+ – per poi rivenderli a prezzi stracciati. Gli abbonamenti “pirata”, offerti a circa 10-12 euro al mese, garantivano ai vertici dell’organizzazione un fatturato stimato in almeno un milione di euro mensili, spesso riciclato attraverso complesse transazioni in criptovalute per sfuggire ai controlli.
La rete non si limitava ai confini nazionali. Grazie al coordinamento di Eurojust e alla collaborazione di Europol e Interpol, le indagini si sono estese a livello internazionale, individuando terminali dell’organizzazione in numerosi paesi, tra cui Regno Unito, Spagna, Romania, Kosovo, Canada, India, Corea del Sud ed Emirati Arabi. Oltre cento operatori della Polizia Postale hanno eseguito perquisizioni in 11 città italiane, tra cui Catania, Napoli, Palermo e Messina, e presso 14 obiettivi all’estero.
I NUMERI DELL’OPERAZIONE “SWITCH OFF”
Le cifre dell’operazione sono impressionanti e delineano la portata del fenomeno:
- Oltre 100.000 utenti finali oscurati solo sul territorio italiano.
- Migliaia di rivenditori identificati, una rete talmente capillare da essere paragonata, da Azzi, a quella dei “giganti del fast food”.
- 31 persone indagate per reati gravissimi quali associazione per delinquere, diffusione illecita di palinsesti televisivi, accesso abusivo a sistemi informatici, frode informatica e riciclaggio.
- Sequestro di tre delle più note piattaforme IPTV illegali in Italia: iptvItalia, migliorIptv e DarkTv.
- Individuazione e smantellamento di una rilevante IPTV mondiale in Romania, proEuropaTV, che distribuiva contenuti tramite server dislocati tra l’Est Europa e un paese africano.
- A Napoli è stata scoperta una “sim-farm” con oltre 200 schede telefoniche e decine di carte di credito, una vera e propria centrale per attività di cybercrime.
IL COMMENTO DI DAZN: “NON È UN GIOCO, È UN CRIMINE”
Le parole di Stefano Azzi, CEO di DAZN Italia, risuonano come un monito severo per tutti coloro che si affidano a questi servizi illegali. “Chi alimenta il mercato delle IPTV illegali non ‘aggira un abbonamento’: finanzia un sistema criminale sofisticato e globale, che ricicla denaro ed evade il fisco”. Un concetto ribadito con forza, che sposta l’attenzione dalla semplice fruizione illecita di un contenuto alla consapevolezza di essere un ingranaggio, seppur piccolo, di un meccanismo criminale complesso.
Azzi ha inoltre ringraziato la Procura e la Polizia Postale di Catania per il lavoro svolto, sottolineando come l’operazione “Switch Off” abbia finalmente portato alla luce, con dati inconfutabili, una realtà che il settore conosce da tempo. “Consumare contenuti da piattaforme illegali non è un gesto immateriale”, ha concluso Azzi, “i rischi sono concreti e includono conseguenze penali, frodi e compromissione di dati personali e finanziari“.
I RISCHI PER GLI UTENTI: NON SOLO MULTE
È fondamentale che gli utenti comprendano appieno i pericoli a cui si espongono. Oltre alle sanzioni amministrative e penali previste dalla legge, che possono essere molto severe, l’utilizzo di piattaforme pirata apre le porte a minacce informatiche concrete. Malware, phishing, furto di dati sensibili e finanziari sono solo alcuni dei rischi che si corrono affidando le proprie informazioni a reti gestite da organizzazioni criminali. I dati dei clienti, come emerso dalle indagini, finiscono nelle mani degli investigatori, esponendo gli utenti a procedimenti legali. L’apparente risparmio sull’abbonamento può trasformarsi in un costo ben più elevato in termini di sicurezza personale e finanziaria.
L’operazione “Switch Off” segna una vittoria importante per la legalità e la tutela del diritto d’autore, ma la battaglia contro la pirateria è ancora lunga. Rappresenta però un segnale inequivocabile: le autorità sono determinate a contrastare questo fenomeno con ogni mezzo, e per gli utenti è giunto il momento di scegliere da che parte stare, consapevoli che dietro un click si può nascondere il sostegno a un’industria criminale globale.
