L’Aia – Si apre un nuovo capitolo per la politica olandese. Dopo quasi quattro mesi di negoziati seguiti alle elezioni anticipate di ottobre 2025, è stato formalizzato l’accordo per la formazione di un nuovo governo di minoranza. A guidarlo sarà Rob Jetten, leader del partito progressista Democratici 66 (D66), che insieme ai liberali di destra del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) di Dilan Yeşilgöz e ai cristiano-democratici dell’Appello Cristiano Democratico (CDA) di Henri Bontenbal, darà vita a un esecutivo centrista. L’intesa, annunciata in linea di principio già il 9 gennaio, segna una svolta significativa nel panorama politico dei Paesi Bassi, caratterizzato da una crescente frammentazione.

Un premier da record e una coalizione in cerca di appoggi

A soli 38 anni, Rob Jetten si appresta a diventare il primo ministro più giovane nella storia dei Paesi Bassi, nonché il primo dichiarato omosessuale a ricoprire tale carica. Una figura, quella di Jetten, che ha saputo incarnare un messaggio di ottimismo e pragmatismo durante la campagna elettorale, riassunto nello slogan “Het kan wél” (“Si può fare”). Ex ministro per l’Ambiente, laureato in economia, Jetten è riuscito a portare il suo partito D66 a una vittoria di misura nelle elezioni del 29 ottobre, ottenendo il 16,94% dei voti e 26 seggi, a pari merito con il Partito per la Libertà (PVV) dell’ultradestra di Geert Wilders.

La nuova coalizione, tuttavia, si presenta come un esecutivo di minoranza. Potrà contare su 66 seggi alla Tweede Kamer (la Camera bassa del Parlamento), nove in meno rispetto ai 76 necessari per la maggioranza assoluta. Questa condizione imporrà al governo Jetten una costante ricerca del dialogo e della mediazione con le altre forze parlamentari per poter approvare le leggi e portare avanti il programma. “Siamo ben consapevoli di essere una coalizione di minoranza che ha bisogno di parlare con il Parlamento”, ha dichiarato lo stesso Jetten, assicurando una mano tesa verso gli altri partiti. La presentazione ufficiale del programma di coalizione è attesa per venerdì, mentre il giuramento dei ministri dovrebbe avvenire nel mese di febbraio.

Le priorità del nuovo esecutivo e le sfide economiche

Le prime indiscrezioni sulle priorità del nascente governo indicano un’agenda fitta di temi cruciali per il futuro del Paese. Tra i punti principali figurano:

  • Edilizia sociale: affrontare la carenza di alloggi è una delle sfide più sentite dalla popolazione olandese.
  • Gestione della migrazione: un tema che ha provocato la caduta del precedente governo e che richiede un approccio equilibrato e sostenibile.
  • Rafforzamento della difesa: in un contesto geopolitico sempre più instabile, sono previsti “ingenti investimenti” nel settore.
  • Sostenibilità finanziaria: il governo intende costruire un “puzzle finanziario” attento a non scaricare debiti sulle generazioni future, come sottolineato anche dalla Banca centrale olandese.

La sfida per la coalizione sarà quella di bilanciare queste priorità con la necessità di trovare sostegno esterno, in particolare da parte delle forze di sinistra come la coalizione GroenLinks-PvdA (Verdi-Laburisti), che si è detta disponibile a un’ “opposizione responsabile” ma ponendo condizioni precise.

Il declino dell’ultradestra di Wilders

Mentre il centro si organizza per governare, l’estrema destra di Geert Wilders appare in difficoltà. Il suo Partito per la Libertà (PVV), uscito sconfitto di misura dalle elezioni, è stato recentemente scosso da una profonda crisi interna. Nelle scorse settimane, ben sette parlamentari hanno abbandonato il gruppo per formarne uno nuovo, denunciando una crescente insoddisfazione nei confronti della leadership di Wilders. Questa frattura interna rappresenta la sfida più seria per il leader populista dalla fondazione del suo partito nel 2006 e segna un’inversione di tendenza rispetto al trionfo elettorale del 2023, che lo aveva portato a essere il primo partito del Paese.

La decisione della nuova coalizione di escludere il PVV dai negoziati, nonostante il risultato elettorale quasi identico a quello di D66, è un chiaro segnale politico. Dimostra la volontà delle forze moderate di arginare l’avanzata del populismo e di costruire un’alternativa di governo basata sulla stabilità e sulla cooperazione, anche a costo di governare senza una maggioranza precostituita.

Di atlante

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