Bruxelles – In una giornata che segna una svolta significativa nelle relazioni tra l’Europa e l’Iran, i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri dell’Unione Europea hanno trovato un’intesa politica per designare ufficialmente il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), noti anche come Pasdaran, come organizzazione terroristica. La decisione, a lungo dibattuta e sollecitata da più parti, giunge come una ferma condanna della violenta repressione delle proteste che hanno scosso l’Iran e delle attività destabilizzanti del corpo militare nella regione mediorientale.
La spinta decisiva di Francia e Italia
L’accordo è stato il culmine di una crescente pressione diplomatica all’interno dell’UE. La Francia ha annunciato tramite l’Eliseo il proprio sostegno all’inclusione dell’IRGC nella lista nera, allineandosi a una posizione già espressa con forza dall’Italia. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, aveva anticipato nei giorni scorsi la proposta italiana, sottolineando la gravità della situazione in Iran, paragonando la carneficina dei manifestanti a quanto accaduto a Gaza. “Di fronte a tutto questo per forza dovevamo avere un atteggiamento di condanna,” ha dichiarato Tajani, motivando il cambio di linea del governo italiano. Questa iniziativa congiunta ha contribuito a superare le perplessità di alcuni Stati membri, preoccupati che una tale mossa potesse compromettere definitivamente i canali di dialogo con Teheran.
Le motivazioni dietro la decisione
La decisione dell’UE è una risposta diretta al ruolo centrale che i Guardiani della Rivoluzione, il braccio ideologico e militare più potente della Repubblica Islamica, hanno avuto nell’orchestrare la repressione mortale contro il vasto movimento di protesta sorto nel paese. Le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato per mesi violenze, arresti di massa e torture, con un bilancio di vittime che si stima nell’ordine delle migliaia. L’Alta Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha commentato la decisione con parole dure: “La repressione non può restare senza risposta. Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina”. Anche la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore l’accordo, definendolo “atteso da tempo” e affermando che “‘Terrorista’ è proprio il termine con cui si definisce un regime che soffoca nel sangue le proteste del proprio popolo”.
Chi sono i Pasdaran: uno Stato nello Stato
Istituiti dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, i Pasdaran sono molto più di una semplice forza militare. Con circa 125.000 membri attivi, dispongono di forze terrestri, navali e aeree, controllano il programma missilistico iraniano e hanno un’influenza pervasiva nell’economia e nella politica del paese. Attraverso un vasto network di holding e società di copertura, l’IRGC controlla settori chiave come quello petrolifero, delle costruzioni e delle telecomunicazioni, agendo di fatto come uno “Stato nello Stato” sotto il controllo diretto della Guida Suprema. La loro designazione come gruppo terroristico da parte dell’UE segue una mossa analoga compiuta dagli Stati Uniti nel 2019 e più recentemente da altri paesi come Canada e Australia.
Implicazioni e reazioni internazionali
L’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche comporta conseguenze significative. Oltre al congelamento dei beni e al divieto di ingresso nel territorio europeo per individui ed entità legate all’IRGC, la decisione rappresenta un colpo durissimo alla legittimità internazionale del corpo militare e del regime iraniano. Il Consiglio UE ha infatti varato contestualmente nuove sanzioni contro 15 individui e 6 entità, tra cui il ministro dell’Interno Eskandar Momeni e alti funzionari del sistema giudiziario e comandanti dell’IRGC, per il loro coinvolgimento nelle violazioni dei diritti umani.
La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito la decisione dell’UE un “grave errore strategico”. Già nei giorni precedenti, l’Iran aveva convocato l’ambasciatrice italiana a Teheran per protestare contro le “dichiarazioni irresponsabili” del ministro Tajani, mettendo in guardia dalle “conseguenze dannose” di una tale mossa.
D’altra parte, la decisione è stata accolta con favore da Israele, che da anni si batteva per questo risultato, e da esponenti politici tedeschi, che l’hanno definita “un segnale politico forte e atteso da tempo”. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha sottolineato come la mossa invierà un messaggio importante ai cittadini iraniani che lottano per la libertà.
Un futuro incerto per il dialogo
Nonostante la fermezza della condanna, diversi leader europei, tra cui lo stesso ministro Tajani, hanno sottolineato che questa decisione non preclude la necessità di mantenere aperto un canale di dialogo con Teheran. Trovare un equilibrio tra la condanna delle violazioni dei diritti umani e la necessità di un confronto diplomatico su questioni cruciali come il programma nucleare iraniano rappresenterà la sfida principale per la politica estera europea nei prossimi mesi. La storica decisione di oggi, tuttavia, lancia un messaggio inequivocabile: l’Europa non intende più restare in silenzio di fronte alla violenza del regime iraniano.
