Roma – Un’azione che sa di sfida, una mossa sullo scacchiere politico che agita le acque già turbolente del centrodestra e, in particolare, della Lega. Roberto Vannacci, generale dell’esercito, europarlamentare e vicesegretario del Carroccio, ha ufficialmente registrato il marchio “Futuro Nazionale”. La domanda è stata depositata lo scorso 24 gennaio presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO), una data non casuale, coincidente con la kermesse della Lega in Abruzzo. Un gesto che, al di là delle minimizzazioni di facciata, suona come una chiara dichiarazione d’intenti e apre scenari di possibili scissioni e riassestamenti nell’area sovranista italiana.
Il Simbolo: un’analisi tra estetica e politica
Il logo depositato da Vannacci è denso di richiami simbolici. Si presenta come un cerchio a sfondo blu, al cui interno campeggia in alto la scritta bianca “Futuro Nazionale” e in basso, in giallo, il cognome “Vannacci”. Entrambe le scritte sono in carattere stampatello maiuscolo, con un font che alcuni osservatori hanno definito “stile littorio”. Al centro, domina la scena un’ala tricolore, che può essere interpretata anche come una fiamma stilizzata, elemento iconografico storicamente legato alla destra italiana.
Secondo Gabriele Maestri, giurista ed esperto di simboli elettorali, la scelta degli elementi non è affatto casuale e si rivolge a un elettorato ben preciso. Il termine “Nazionale” è stato storicamente impiegato da formazioni di destra, mentre “Futuro” evoca, seppur con esiti elettorali altalenanti, l’esperienza di “Futuro e Libertà” di Gianfranco Fini. L’insieme grafico e semantico, dunque, delinea un posizionamento politico chiaro, che mira a intercettare il consenso di un’area conservatrice e identitaria.
La minimizzazione di Vannacci e le reazioni della Lega
Di fronte alle immediate speculazioni sulla nascita di un nuovo partito, Roberto Vannacci ha cercato di smorzare i toni. “È solo un simbolo, come quello del ‘Mondo al contrario’ e di ‘Generazione Decima’”, ha dichiarato, paragonando l’iniziativa ai marchi legati alle sue precedenti pubblicazioni e associazioni. Una difesa che però non convince, soprattutto alla luce delle specifiche d’uso per cui il marchio è stato registrato. Queste includono non solo merchandising come magliette e felpe, ma anche “manifesti pubblicitari, depliant, libri manifesto” e, soprattutto, “servizi nell’ambito della politica” come “organizzazione di manifestazioni politiche, di riunioni politiche; consulenza in materia di campagne politiche”.
La reazione all’interno della Lega non si è fatta attendere. La mossa di Vannacci ha acuito tensioni già esistenti, alimentate dalle sue posizioni spesso divergenti dalla linea ufficiale del partito, in particolare sulla questione ucraina. Proprio mentre Vannacci depositava il suo simbolo, il leader Matteo Salvini, dal palco di Rivisondoli, lanciava un monito neanche troppo velato: “fuori dalla Lega c’è il deserto” e chi esce “finisce nel nulla”. Parole che molti hanno interpretato come un diretto avvertimento al generale e ai suoi seguaci. Il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, ha auspicato un chiarimento “al più presto” tra Salvini e il suo vice, a testimonianza del forte imbarazzo creato dalla situazione.
I “Vannacciani” in Parlamento e le preoccupazioni degli alleati
Il sospetto che Vannacci stia preparando il terreno per una propria creatura politica è rafforzato dai movimenti di alcuni parlamentari. I deputati leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso sono ormai considerati vicinissimi al generale, tanto da essersi discostati dalla linea del gruppo in occasione del voto sulla risoluzione per la proroga dell’invio di aiuti all’Ucraina. Anche in Toscana, terra d’origine di Vannacci, si registrano fermenti tra consiglieri regionali e amministratori locali, pronti a seguire il generale in una nuova avventura politica.
La questione non preoccupa solo la Lega. Anche gli alleati di governo, a partire da Fratelli d’Italia, osservano con attenzione l’evolversi della situazione. La premier Giorgia Meloni avrebbe espresso irritazione, attribuendo a Salvini la responsabilità di non aver saputo gestire l’ascesa e le ambizioni del suo vicesegretario. Un nuovo partito guidato da Vannacci, posizionato all’estrema destra dello schieramento, potrebbe infatti sottrarre consensi sia alla Lega sia a Fratelli d’Italia, alterando i delicati equilibri della maggioranza. Secondo alcune analisi, lo spazio elettorale potenziale per una formazione di questo tipo potrebbe valere inizialmente fino al 5%.
Un futuro incerto: verso la scissione?
Mentre la Lega smentisce ufficialmente le voci di una richiesta di espulsione per Vannacci avanzata da figure di spicco come Luca Zaia, il futuro politico del generale appare sempre più slegato da quello del partito di via Bellerio. Un incontro chiarificatore tra Salvini e Vannacci è atteso nei prossimi giorni, ma la strada sembra ormai segnata. La registrazione del simbolo “Futuro Nazionale”, che segue la creazione del dominio internet www.futuronazionale.it avvenuta già a fine ottobre da un suo fedelissimo, è più di un semplice indizio. È un atto concreto che prepara il terreno a una possibile discesa in campo autonoma, capitalizzando la notorietà ottenuta con il libro “Il mondo al contrario” e le oltre 500.000 preferenze raccolte alle ultime elezioni europee. La politica italiana potrebbe presto assistere alla nascita di una nuova forza sovranista, con tutte le incognite che ciò comporterebbe per gli attuali assetti del centrodestra.
