Città del Vaticano – Con parole cariche di preoccupazione e affetto, Papa Francesco ha acceso i riflettori sulla drammatica situazione del Mozambico, colpito da inondazioni di portata catastrofica. Durante i saluti ai fedeli di lingua portoghese nell’udienza generale, il Pontefice ha rivolto il suo pensiero “all’amato popolo del Mozambico“, esprimendo preghiera per le vittime e vicinanza agli sfollati e a tutti coloro che sono impegnati nelle operazioni di soccorso. Un appello che risuona con forza mentre dal paese africano giungono notizie sempre più allarmanti.
Una Crisi Umanitaria di Vaste Proporzioni
Le piogge incessanti, iniziate già nella prima settimana di gennaio e intensificatesi a partire dal 17 del mese, hanno causato l’esondazione dei principali bacini fluviali, mettendo in ginocchio intere province. Le aree più colpite sono quelle di Gaza, Maputo e Sofala. Secondo le stime ufficiali delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative presenti sul campo, le persone colpite dalla calamità sono quasi 600.000, di cui oltre la metà sono bambini. Un numero tragicamente destinato a crescere, considerando che il paese è appena entrato nella stagione annuale dei cicloni.
Il bilancio sul piano abitativo è pesantissimo: si contano circa 74.000 case inondate e più di 1.600 completamente distrutte. Decine di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, trovando rifugio in centri di accoglienza temporanei, spesso sovraffollati e privi dei servizi essenziali. La furia delle acque non ha risparmiato le infrastrutture: ponti crollati, come quello sul fiume Buzi, hanno isolato intere comunità, compromettendo l’accesso a ospedali e servizi primari. Si stima che quasi 5.000 chilometri di strade siano state danneggiate, inclusa l’autostrada che collega la capitale Maputo al resto del paese, rendendo estremamente complesse le operazioni di soccorso.
L’Impatto sulla Popolazione e i Rischi Sanitari
Oltre alla perdita di vite umane e abitazioni, le inondazioni hanno cancellato i mezzi di sussistenza di migliaia di famiglie. Nella sola valle di Incomáti, oltre 10.000 ettari di coltivazioni di mais e ortaggi sono andati perduti, aggravando una situazione di insicurezza alimentare già precaria. A questo si aggiunge la perdita di oltre 27.000 capi di bestiame.
L’emergenza non è solo abitativa ed economica, ma anche e soprattutto sanitaria. L’acqua stagnante e non potabile aumenta esponenzialmente il rischio di epidemie, in particolare di colera e malaria. L’UNICEF ha lanciato l’allarme, sottolineando come la combinazione di malattie trasmesse dall’acqua e malnutrizione possa rivelarsi una “minaccia mortale” per i bambini, già vulnerabili. Prima di questa catastrofe, quasi quattro bambini su dieci in Mozambico soffrivano di malnutrizione cronica. Le testimonianze dal campo, come quella di una missionaria comboniana a Maputo, dipingono un quadro disperato: “La gente è stanca, sta morendo per la fame, per la povertà, per le calamità naturali e per le malattie… Siamo senza medicinali perché il camion del Ministero della Sanità è rimasto bloccato“.
Un ulteriore, inaspettato pericolo è stato segnalato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA): l’innalzamento delle acque dei fiumi comporta il rischio che i coccodrilli possano raggiungere le aree urbane densamente popolate.
La Risposta Nazionale e Internazionale
Di fronte a questa tragedia, il governo mozambicano ha dichiarato lo stato di allerta rossa nazionale e ha richiesto il supporto della comunità internazionale. Il presidente della Repubblica, Daniel Francisco Chapo, ha annullato la sua partecipazione al World Economic Forum di Davos, affermando che “in questo momento la priorità assoluta è salvare vite“. La gravità della situazione è stata amplificata dallo scarico di emergenza della diga di Massingir, nella provincia di Gaza, che ha raggiunto la sua capacità massima per la prima volta dal 1977, costringendo a evacuazioni immediate.
La comunità internazionale ha iniziato a mobilitarsi. Un aereo cargo dell’Unione Europea è atterrato a Maputo con 88 tonnellate di forniture umanitarie essenziali per rafforzare la risposta d’emergenza. Organizzazioni come Medici con l’Africa Cuamm, l’UNICEF e la Caritas sono in prima linea per fornire aiuti, distribuire beni di prima necessità e ridurre il rischio di epidemie. Tuttavia, le necessità sono immense e l’inaccessibilità di molte aree rende le operazioni estremamente difficili.
Un Appello alla Solidarietà Globale
Le parole di Papa Francesco non sono solo un’espressione di cordoglio, ma un richiamo alla coscienza del mondo. L’appello del Pontefice si unisce a quello delle organizzazioni umanitarie e delle autorità locali per una solidarietà concreta e tempestiva. Il Mozambico, un paese già provato da povertà e instabilità, si trova ad affrontare una delle peggiori inondazioni degli ultimi anni, un evento che, secondo gli analisti, è un’ulteriore, drammatica manifestazione degli effetti dei cambiamenti climatici in una delle aree più vulnerabili del pianeta. La preghiera e la vicinanza espresse dal Santo Padre devono ora tradursi in un’azione globale coordinata per salvare vite e aiutare l’amato popolo mozambicano a rialzarsi.
