Fiumicello (Udine) – Sono trascorsi dieci lunghi anni, ma il giallo, colore della speranza e della tenacia, brilla più intenso che mai. A Fiumicello, il paese in provincia di Udine che ha dato i natali a Giulio Regeni, il tempo non ha sbiadito la memoria né affievolito la determinazione. Nel decimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 25 gennaio 2016 al Cairo, l’intera comunità si è stretta in un abbraccio corale alla famiglia, rinnovando una promessa solenne: non smettere di lottare fino a quando non saranno accertate le piene responsabilità per il sequestro, le torture e l’omicidio del giovane ricercatore.

Le strade del borgo friulano sono un’eloquente testimonianza di questo impegno. Nastri, coccarde e striscioni gialli adornano le vetrine dei negozi, i dehors dei bar e le facciate delle case. “Verità e giustizia per Giulio Regeni – 10 anni con Giulio” è il messaggio che risuona ovunque, un monito silenzioso ma potente che attraversa l’Italia intera. Questa mobilitazione, nata spontaneamente dal basso e alimentata dalla campagna di Amnesty International, è diventata il simbolo di una battaglia di civiltà che va oltre il singolo caso, toccando i temi universali dei diritti umani e della libertà di ricerca.

Una giornata di memoria e impegno civile

Il cuore della commemorazione si è svolto nel pomeriggio presso la pista di pattinaggio di Fiumicello, con l’evento “Parole, immagini e musica per Giulio”. Un momento di profonda commozione che ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo della cultura, del giornalismo e dell’associazionismo, unite alla famiglia Regeni, i genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, e l’avvocata Alessandra Ballerini. Tra gli ospiti attesi, nomi come la cantante Elisa, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l’attore e regista Alessandro Bergonzoni, il conduttore televisivo Pif, l’ex magistrato Gherardo Colombo e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. La loro presenza ha voluto sottolineare come la causa di Giulio sia una responsabilità collettiva che interpella le coscienze di tutti.

Un momento particolarmente significativo è stata la proiezione in anteprima nazionale del documentario “Giulio Regeni. Tutto il male del mondo”, del regista Simone Manetti. Un’opera che, attraverso le testimonianze dei genitori e dell’avvocata Ballerini, ripercorre le tappe di una tragedia che ha segnato profondamente il nostro Paese e che mira a ricostruire la verità giudiziaria su quanto accaduto.

La Camminata dei Diritti e il silenzio delle 19:41

Al calar della sera, le strade di Fiumicello sono state attraversate da una silenziosa “Camminata dei Diritti”, un corteo partito per raggiungere il Piazzale dei Tigli. Qui, alle 19:41, l’ora esatta in cui Giulio inviò il suo ultimo messaggio dal Cairo prima di svanire nel nulla, è stato osservato un minuto di silenzio carico di significato. Un momento di raccoglimento collettivo, illuminato dalla luce delle fiaccole, per ricordare Giulio e tutte le vittime di violazioni dei diritti umani nel mondo. La manifestazione, come sottolineato dagli organizzatori, è stata trasmessa in diretta streaming per permettere a chiunque, in Italia e all’estero, di unirsi a questo momento di memoria.

Una mostra per non dimenticare: “Il Popolo Giallo”

A testimonianza di dieci anni di mobilitazione ininterrotta, nella sala consiliare del municipio è stata allestita la mostra “Giulio continua a fare cose… – Il Popolo giallo: una storia collettiva”. L’esposizione, curata dai genitori di Giulio in collaborazione con il Comune e il collettivo “Giulio Siamo Noi”, racconta attraverso immagini, disegni, oggetti e installazioni la storia di una comunità che non si è mai arresa. “La verità si conosce, manca la giustizia”, scrive un visitatore sull’albo delle presenze, sintetizzando il sentimento diffuso. Un sentimento di orgoglio e determinazione che anima il “popolo giallo”, consapevole che la battaglia per Giulio è una battaglia per tutti.

Un processo ostacolato e la richiesta di giustizia

Mentre la società civile continua a far sentire la sua voce, il percorso giudiziario per ottenere giustizia per Giulio Regeni si rivela complesso e irto di ostacoli. Il processo in corso a Roma vede imputati quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani, ma è rallentato dalla costante mancanza di collaborazione da parte delle autorità del Cairo. Questo ostruzionismo ha reso difficile persino la notifica degli atti agli imputati, un passaggio fondamentale per la prosecuzione del dibattimento. Recentemente, la Corte d’Assise di Roma ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, inviando gli atti alla Consulta, un ulteriore stop in un iter già travagliato. Nonostante le difficoltà, la famiglia Regeni e i suoi legali continuano a credere nella giustizia, sostenuti da una mobilitazione che non accenna a diminuire e che ha ricevuto anche il sostegno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha ribadito che “verità e giustizia non si prestino a compromessi”.

Di veritas

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