FIUMICELLO (UDINE) – A dieci anni esatti dal sequestro al Cairo di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e barbaramente ucciso in Egitto, la sua Fiumicello è tornata a essere il cuore pulsante di una richiesta di verità e giustizia che non si è mai affievolita. In una giornata carica di commozione e determinazione, la voce della cantante Elisa si è levata potente dal palco, non per una semplice commemorazione, ma per dare forma a un vero e proprio “atto politico”. Un atto che, nelle sue parole, “ha il dovere morale di portare avanti il valore della speranza”.

“La speranza come atto politico”: l’intervento di Elisa

“L’operato di Giulio, della sua famiglia e di tutto il ‘popolo giallo’ sta dalla parte della trasparenza e della democrazia, della ricerca e della difesa dei diritti umani”, ha esordito Elisa, visibilmente coinvolta, davanti a una folla attenta e partecipe. L’artista, triestina come i Regeni, ha voluto sottolineare la natura attiva dell’incontro, definendolo un anello fondamentale di “una catena di valori che resiste e persiste”. Citando l’etologa Jane Goodall, ha aggiunto: “Non c’è futuro senza speranza e l’unica sconfitta è l’apatia”. È stata una dichiarazione d’intenti, un manifesto contro l’indifferenza che per dieci lunghi anni ha cercato di avvolgere questa tragica vicenda.

Il suo intervento si è concluso con una visione proiettata al futuro, un monito e un auspicio: “Se un giorno mai vivremo in un mondo che si sarà evoluto e avrà messo al primo posto la salvaguardia e la cura del pianeta, di tutti gli esseri viventi e dei loro diritti, dovremmo dire grazie a questo atto politico e a tanti, tanti, tanti altri”.

Una giornata per Giulio: non solo ricordo, ma mobilitazione

La giornata del 25 gennaio a Fiumicello, intitolata “Giulio continua a fare cose…”, è stata molto più di un singolo evento. Ha rappresentato il culmine di una mobilitazione civile che non conosce sosta, animata dai genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, dalla loro legale Alessandra Ballerini e dal vasto “popolo giallo”. L’evento ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo della cultura, del giornalismo e della società civile, tra cui don Luigi Ciotti, l’attore e regista Pif, l’ex magistrato Gherardo Colombo e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

La giornata si è aperta con un flash mob intitolato “10 anni in giallo: un’onda d’urto!”, seguito dall’incontro “Parole, immagini e musica per Giulio”. Uno dei momenti più significativi è stata la proiezione in anteprima nazionale del documentario “Giulio Regeni. Tutto il male del mondo”, per la regia di Simone Manetti, un’opera che ricostruisce la vicenda attraverso testimonianze dirette e atti processuali, puntando a svelare depistaggi e responsabilità. In serata, una toccante “Camminata dei diritti” ha attraversato le strade del paese, concludendosi nel Piazzale dei Tigli con l’accensione di lanterne e un minuto di silenzio alle 19:41, l’ora dell’ultimo messaggio inviato da Giulio dieci anni fa.

Il contesto giudiziario: un processo sospeso e l’attesa per la Consulta

L’anniversario cade in un momento cruciale per l’iter giudiziario. Il processo in Corte d’Assise a Roma, che vede imputati quattro agenti dei servizi segreti egiziani per sequestro di persona, lesioni e omicidio, è attualmente sospeso. La sospensione è dovuta alla difficoltà di notificare gli atti agli imputati, a causa della mancata collaborazione delle autorità egiziane. La famiglia Regeni e l’opinione pubblica sono ora in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale che potrebbe permettere al processo di proseguire anche in assenza degli imputati. “Dieci anni è un lungo periodo, però per noi significa soltanto una tappa nel nostro lungo percorso”, ha dichiarato il padre Claudio Regeni dal palco, ribadendo la ferma volontà di non arrendersi.

Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto far sentire la sua vicinanza, definendo la morte di Giulio “una ferita aperta” e sottolineando che “verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi”.

Una battaglia per i diritti universali

Il caso di Giulio Regeni ha trasceso i confini di una vicenda personale per diventare un simbolo universale della lotta per i diritti umani e la libertà di ricerca. Come ha ricordato la madre Paola, Giulio è stato trattato “come uno di noi”, uno dei tanti egiziani vittime di sparizioni forzate e torture. La sua storia è quella di un “cittadino del mondo” che, come tanti giovani, studiava, lavorava e viaggiava con una mentalità aperta. La mobilitazione che ne è seguita, con gli striscioni gialli esposti da comuni, università e cittadini in tutta Italia, testimonia come la richiesta di verità per Giulio sia diventata una battaglia collettiva contro l’omertà di Stato e la realpolitik che troppo spesso sacrifica i diritti sull’altare degli interessi economici e diplomatici.

A dieci anni di distanza, la fiamma della speranza a Fiumicello, alimentata da voci come quella di Elisa e dall’instancabile tenacia della famiglia Regeni, continua a bruciare, illuminando un cammino ancora lungo ma necessario verso la giustizia.

Di veritas

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