Niscemi, provincia di Caltanissetta – La terra trema, si spacca e scivola via, portando con sé case, strade e la sicurezza di un’intera comunità. Una vasta e “drammatica” frana sta interessando da giorni la cittadina di Niscemi, un centro di circa 25 mila abitanti nel cuore della Sicilia, costringendo circa 1500 persone ad abbandonare le proprie abitazioni in una corsa contro il tempo. L’evento, definito “senza precedenti” per la regione dal dirigente della Protezione Civile siciliana Salvo Cocina, ha un fronte di circa 4 chilometri e minaccia di inghiottire interi quartieri.

L’inizio dell’incubo: crepe sull’asfalto e la fuga

Tutto è iniziato intorno alle 13 di domenica 25 gennaio, quando le prime, inquietanti lesioni hanno iniziato a solcare l’asfalto nel quartiere Sante Croci e nella zona del Belvedere. In poche ore, la situazione è precipitata: il terreno ha iniziato a cedere visibilmente, con smottamenti che hanno raggiunto un taglio verticale di 25 metri, costringendo il sindaco, Massimiliano Conti, a lanciare l’allarme e ad attivare immediatamente il Centro Operativo Comunale (COC). “È un evento franoso drammatico”, ha dichiarato il primo cittadino, invitando la popolazione dei quartieri a rischio – Sante Croci, Belvedere, Trappeto, via Popolo e le aree fino al torrente Benefizio e contrada Pirillo – a lasciare immediatamente le proprie case.

La macchina dei soccorsi e l’emergenza sfollati

La risposta delle istituzioni è stata immediata. La Protezione Civile, nazionale e regionale, è accorsa sul posto per coordinare le operazioni di evacuazione e assistenza. Per accogliere le centinaia di famiglie sfollate, è stata aperta una palestra e il Palasport “Pio La Torre”, trasformati in centri di prima accoglienza. La solidarietà della comunità niscemese non si è fatta attendere: una catena di aiuti si è subito attivata per fornire coperte, cibo e conforto a chi ha perso tutto in poche ore. “Abbiamo paura per noi e per le nostre case”, ha raccontato uno degli sfollati, testimoniando l’angoscia e l’incertezza che attanagliano la città. Il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, dopo un sorvolo dell’area, ha confermato la criticità della situazione: “Non è solo il ciglio a cedere, ma l’intera collina sta scivolando verso la Piana di Gela”. Questo implica la necessità di pensare a una “delocalizzazione definitiva” per le famiglie le cui case sono ormai irrecuperabili.

Le cause: un disastro annunciato tra fragilità geologica e maltempo

La frana di Niscemi non è un fulmine a ciel sereno. Il territorio è noto per la sua “vulnerabilità strutturale”, caratterizzata da terreni argillosi e sabbiosi che, imbevuti d’acqua, perdono resistenza. Le intense precipitazioni dei giorni scorsi, legate al passaggio del ciclone “Harry”, sono state la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. L’acqua si è infiltrata negli strati porosi del terreno fino a raggiungere il substrato argilloso, agendo come un lubrificante e innescando lo scivolamento a valle. A questo si aggiungono i fattori antropici: l’urbanizzazione a ridosso di aree fragili e la possibile alterazione degli equilibri idrici del pendio.

La storia, purtroppo, si ripete. Niscemi aveva già vissuto un incubo simile 29 anni fa, nel 1997, quando un’altra frana interessò la parte meridionale del centro abitato, causando l’evacuazione di circa 400 persone. Esistono anche memorie storiche di un evento analogo e violento risalente addirittura al 1790. Questi precedenti sollevano interrogativi urgenti sulla mancata prevenzione e sulla gestione del dissesto idrogeologico, con fondi stanziati in passato che, secondo alcune fonti, non sarebbero stati spesi efficacemente.

Viabilità in ginocchio e isolamento

L’emergenza non riguarda solo le abitazioni. La frana ha divorato importanti arterie stradali, mandando in tilt la viabilità e rischiando di isolare la città. La strada provinciale 12 era già stata chiusa a causa di uno smottamento precedente il 16 gennaio, e ora anche la provinciale 10 è stata interrotta. L’unica via di collegamento con la statale Gela-Catania resta la provinciale 11, una strada considerata pericolosa e ora soggetta a un sovraccarico di traffico. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha sottolineato la necessità di “soluzioni immediate per l’accesso alla viabilità” per garantire i servizi essenziali e non lasciare la comunità in una morsa.

Il futuro di Niscemi: tra incertezza e ricostruzione

Mentre la terra continua a muoversi, il futuro di Niscemi appare sospeso. Le autorità, dal governo nazionale a quello regionale, hanno promesso il massimo impegno per assistere la popolazione e studiare un piano di ricostruzione. La premier Giorgia Meloni, in visita alla città, ha confermato l’impegno del governo per assistere gli sfollati e ripristinare la viabilità. Ma la ferita è profonda. “È una tragedia che ci ha segnati e che ci segnerà nei prossimi mesi e, credo, anche nei prossimi anni”, ha ammesso il sindaco Conti. La priorità ora è duplice: gestire l’emergenza immediata, garantendo sicurezza e un tetto a chi lo ha perso, e pianificare a lungo termine interventi strutturali per la messa in sicurezza del territorio, per evitare che la storia di questo disastro annunciato si ripeta ancora.

Di veritas

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