Roma – La tensione politica sul disegno di legge in materia di violenza sessuale raggiunge un nuovo apice con le dure dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che definisce “irricevibile” il testo base adottato in Commissione Giustizia al Senato. Al centro della contesa, la scomparsa del concetto di “consenso esplicito” e la sua sostituzione con la nozione di “volontà contraria”, una modifica che, secondo le opposizioni, rappresenta un pericoloso passo indietro nella tutela dei diritti delle donne.
La telefonata a Meloni e l’accusa di tradimento
A margine di una conferenza, Elly Schlein ha rivelato di aver contattato direttamente la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per esprimere la sua totale contrarietà al nuovo impianto normativo. “Non gliel’ho detto solo pubblicamente: questo testo è irricevibile, non c’è una virgola mediata con il Pd. Hanno tradito un accordo fatto ed è un problema loro”, ha affermato con toni perentori la leader Dem. Il riferimento è al patto bipartisan che, nel novembre scorso, aveva portato all’approvazione unanime alla Camera di un testo che introduceva esplicitamente il principio del “consenso libero e attuale”. Un’intesa che sembrava segnare una svolta culturale e politica, ma che ora appare definitivamente naufragata.
Schlein ha sottolineato come la nuova formulazione, incentrata sul “dissenso”, rischi di vanificare “22 anni di giurisprudenza che hanno consolidato il ‘consenso'”. La preoccupazione è che l’onere della prova possa spostarsi nuovamente sulla vittima, costretta a dimostrare di essersi opposta attivamente, anziché focalizzare l’attenzione sull’assenza di un consenso esplicito da parte di chi agisce. “Ho detto alla presidente che se da un buon accordo tra tutte le forze politiche si passa ad una legge negativa per le donne è meglio non farla”, ha aggiunto Schlein, lanciando un appello diretto alla premier: “Le ho chiesto di tornare all’accordo, reinserire il consenso e non farsi dettare la linea dal patriarcato”.
Dal “consenso” al “dissenso”: cosa cambia nel DDL
Il pomo della discordia è la riformulazione del disegno di legge presentata dalla senatrice della Lega e presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno. Il testo originario, frutto dell’accordo Meloni-Schlein, modificava l’articolo 609-bis del codice penale stabilendo che fosse punito chiunque compisse atti sessuali “senza il consenso libero e attuale” della persona.
La nuova versione, invece, elimina questo riferimento diretto e introduce il concetto di atti compiuti contro la “volontà di una persona”. Per tutelare le vittime in casi di freezing (la paralisi da paura che impedisce di reagire), il testo specifica che l’atto è contrario alla volontà anche quando commesso “approfittando dell’impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”. Nonostante questo, le opposizioni e numerose associazioni femministe ritengono che il cambiamento sia sostanziale e rappresenti un “gravissimo arretramento”. La Cgil, attraverso la segretaria confederale Lara Ghiglione, ha definito il passaggio dal consenso al dissenso un cambio di impostazione rilevante che tradisce lo spirito della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia, che fonda la definizione di stupro proprio sull’assenza di consenso.
La maggioranza, dal canto suo, ha votato compatta in commissione, con 12 voti favorevoli contro 10 contrari, adottando il testo Bongiorno come base per la discussione. La relatrice ha difeso la sua proposta, sostenendo che il nuovo testo preveda un aumento delle pene e una “presunzione a favore della donna” nei casi di freezing, e che il concetto di “consenso libero e attuale” sia già consolidato nella giurisprudenza.
Le reazioni politiche e le proteste
La rottura dell’accordo bipartisan ha scatenato una bufera politica. Esponenti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno duramente criticato la scelta della maggioranza, parlando di un “tradimento” e di una “retromarcia politica e culturale”. “Si asseconda la peggiore cultura maschilista presente nella maggioranza, con la complicità proprio di due donne, Bongiorno e Meloni”, ha dichiarato la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga.
Fuori da Palazzo Madama, si sono tenute manifestazioni di protesta organizzate da associazioni femministe e centri antiviolenza, che hanno ribadito un concetto non negoziabile: “Senza consenso è stupro”. La preoccupazione condivisa è che la nuova legge, anziché rappresentare un passo avanti, possa riaprire la porta alla colpevolizzazione secondaria delle vittime, riportando il dibattito processuale sul loro comportamento anziché sulla responsabilità di chi commette la violenza.
L’iter del disegno di legge prosegue ora in Senato, ma la frattura appare insanabile. Le opposizioni hanno annunciato battaglia in aula, rendendo evidente che una legge nata sotto l’auspicio dell’unità nazionale si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro ideologico, con al centro un tema cruciale per la civiltà giuridica e culturale del Paese.
