Un grido d’allarme si leva dal cuore del calcio iraniano, un appello disperato rivolto ai vertici del calcio mondiale affinché non restino in silenzio di fronte alla brutale repressione che sta insanguinando l’Iran. Circa venti figure di spicco del panorama calcistico del paese, tra cui l’ex icona della nazionale Ali Karimi, hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata al presidente della FIFA, Gianni Infantino, e, per estensione, a tutti i presidenti delle oltre 200 federazioni affiliate. La richiesta è chiara e inequivocabile: una condanna pubblica e ferma delle violenze perpetrate dal regime di Teheran, che hanno causato la morte e l’arresto di migliaia di cittadini, tra cui un numero significativo di atleti.
Una Repressione Sistematica e Sanguinosa
La lettera, il cui contenuto è stato diffuso da importanti testate internazionali come il ‘Guardian’, descrive un quadro drammatico. Un “movimento nazionale, popolare e civico”, nato per richiedere libertà fondamentali e diritti umani, è stato soffocato nel sangue dalle autorità iraniane. Si parla di “repressione sistematica, uccisioni di massa e azioni che costituiscono chiari esempi di crimini contro l’umanità e crimini di guerra”. Le stime sul numero delle vittime sono agghiaccianti: alcune fonti parlano di oltre 30.000 morti in sole 48 ore di repressione, un bilancio che, se confermato, rappresenterebbe una delle pagine più buie della storia recente del paese.
Il Calcio in Lutto: Le Vittime della Repressione
La comunità calcistica iraniana piange i suoi morti. La lettera elenca, con dolore e rabbia, i nomi di alcuni degli atleti che hanno perso la vita nella violenta repressione. Tra questi figurano:
- Mojtaba Tarshiz: ex calciatore di prima divisione e padre di due figli piccoli.
- Saba Rashtian: assistente arbitro di calcio femminile.
- Mehdi Lavasani: allenatore di squadre giovanili.
- Amirhossein Mohammadzadeh e Ribin Moradi: giovani calciatori.
- Mohammad Hajipour: portiere della nazionale di beach soccer. Secondo alcune fonti, la sua famiglia sarebbe stata costretta a dichiarare che la sua morte è avvenuta per un incidente stradale.
La lettera solleva inoltre una forte preoccupazione per la sorte di Amirhassan Ghaderzadeh, un diciannovenne giocatore del Sepahan Isfahan, che secondo quanto riferito rischierebbe l’esecuzione imminente per la sua partecipazione alle proteste. Il suo caso è stato evidenziato da Amnesty International e condannato dal Dipartimento di Stato americano.
L’Appello alla Coscienza del Calcio Mondiale
I firmatari della lettera si rivolgono direttamente a Infantino, sottolineando il ruolo cruciale che il calcio può e deve giocare in questa drammatica situazione. “Il calcio, in quanto fenomeno sociale più influente al mondo, non può e non deve rimanere in silenzio di fronte a esecuzioni, uccisioni, arresti arbitrari e minacce contro gli atleti”, si legge nel testo. L’appello è a una presa di posizione netta e a azioni concrete:
- Condannare pubblicamente le azioni del regime iraniano.
- Esigere la cessazione immediata della violenza e della repressione.
- Utilizzare tutti i meccanismi legali e disciplinari a disposizione per proteggere le figure del calcio iraniano.
- Affermare che la protesta pacifica e la libertà di espressione sono diritti umani fondamentali.
La lettera si conclude con un monito potente e ineludibile: “Il silenzio di fronte a questi crimini equivale ad abbandonare i principi stessi che il calcio mondiale afferma di difendere”. Un messaggio che pone la FIFA di fronte a una responsabilità etica e morale di enorme portata, in un momento in cui l’integrità dello sport e i suoi valori fondamentali sono messi a dura prova.
