Nel cuore delle istituzioni europee, là dove il futuro del continente viene quotidianamente dibattuto e costruito, la memoria della pagina più buia della nostra storia risuona con una forza rinnovata. Il 27 gennaio, in occasione della cerimonia solenne per il Giorno della Memoria, il Parlamento Europeo a Bruxelles ha ospitato la proiezione di “Storia di Sergio”, un cortometraggio d’animazione italiano che getta una luce potente e commovente su una delle innumerevoli, strazianti tragedie della Shoah.
Diretto da Rosalba Vitellaro, il film racconta la storia vera di Sergio De Simone, un bambino napoletano di appena sette anni, deportato ad Auschwitz e divenuto l’unico italiano tra i venti bambini selezionati per disumani esperimenti medici nel campo di concentramento di Neuengamme, vicino ad Amburgo. Una vicenda di innocenza violata e crudeltà inimmaginabile, culminata con l’assassinio dei piccoli prigionieri nei sotterranei di una scuola amburghese, a pochi giorni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel tentativo di cancellare le prove di tali atrocità.
Un’opera nata dalla testimonianza e dalla ricerca
Il cortometraggio è liberamente tratto dal romanzo omonimo “Storia di Sergio” (Rizzoli, 2020), scritto dalle sorelle Andra e Tatiana Bucci, cugine di Sergio e sopravvissute ad Auschwitz, con la collaborazione della giornalista e scrittrice Alessandra Viola, co-sceneggiatrice del film insieme alla regista. La loro testimonianza diretta è il cuore pulsante di una narrazione che, attraverso la delicatezza del disegno animato, riesce a trasmettere l’orrore senza filtri retorici, parlando direttamente all’anima dello spettatore.
La storia di Sergio e degli altri diciannove bambini sarebbe potuta rimanere sepolta nell’oblio se non fosse stato per il tenace lavoro di due giornalisti tedeschi, Günther Schwarberg e Barbara Hüsing, che decenni dopo hanno indagato e ricostruito meticolosamente le loro biografie, restituendo un nome e una dignità a quelle giovani vite spezzate. Un esempio di come il giornalismo possa farsi strumento di memoria e giustizia.
La realizzazione del film, prodotto da Larcadarte Cartoons srl, è stata possibile anche grazie a un ampio sostegno istituzionale e pubblico, che include l’Ambasciata tedesca in Italia, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), il Centro Padre Nostro di Palermo, l’Assessorato all’Istruzione della Regione Siciliana e una campagna di crowdfunding che ha dimostrato la volontà collettiva di non dimenticare.
Il viaggio della Memoria: da Bruxelles all’Italia e oltre
La proiezione allo Yehudi Menuhin Space del Parlamento Europeo, avvenuta alla presenza dell’ex deportata Tatiana Bucci, della regista Vitellaro e della produttrice Viola, rappresenta solo la prima, prestigiosa tappa di un tour che porterà “Storia di Sergio” a toccare altri luoghi simbolo della vita civile e culturale. Il 29 gennaio 2026 il corto sarà presentato alla Camera dei Deputati a Roma, seguito il 31 gennaio da una proiezione al Teatro Massimo di Palermo.
Successivamente, il film intraprenderà un viaggio attraverso l’Italia e l’Europa, con un’attenzione particolare al mondo della scuola, per raggiungere le nuove generazioni. Sono previste proiezioni anche presso gli Istituti Italiani di Cultura di Berlino e New York, a testimonianza del valore universale di questo racconto.
L’opera di Rosalba Vitellaro ha già ricevuto un importante riconoscimento internazionale, essendo stata ammessa alla prima fase della corsa agli Oscar 2026 nella categoria “Animated Short Film”. Un traguardo che, come sottolineato dalle autrici, supera ogni aspettativa per un film “piccolo” ma dal messaggio immenso.
L’inganno crudele e il dovere di ricordare
La storia di Sergio De Simone è emblematica della perfidia nazista. Ad Auschwitz, i bambini del Kinderblock, la baracca dove erano rinchiusi, furono ingannati con una promessa tanto semplice quanto crudele. Venne chiesto loro: “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti”. Sergio, spinto dal desiderio più naturale per un bambino, si fece avanti insieme ad altri diciannove. Quel passo, che credeva lo avrebbe riportato tra le braccia materne, lo condusse invece verso l’orrore degli esperimenti del dottor Kurt Heissmeyer e, infine, alla morte.
Come ha dichiarato la regista Rosalba Vitellaro, “Storia di Sergio assume caratteri di urgenza civile. Non si limita a ricordare. Il film richiama la responsabilità collettiva e personale: la memoria diventa scelta viva e ponte di pace tra i popoli”. In un’epoca segnata da nuove tensioni e dal riaffiorare di linguaggi d’odio, opere come questa sono un presidio necessario per educare alla consapevolezza e all’empatia, per distinguere tra popoli e ideologie e per ribadire che la storia è fatta dalle azioni dei singoli.
