Un’altra fumata nera nelle complesse relazioni commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti. L’atteso percorso verso la ratifica di un’intesa sui dazi, che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta nella distensione delle tensioni commerciali, è stato improvvisamente messo in pausa. La decisione, che rischia di avere ripercussioni significative sull’economia globale, è stata comunicata da Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale (INTA) del Parlamento Europeo e relatore del provvedimento.

Attraverso un messaggio sulla piattaforma social X, Lange ha reso noto che l’iter legislativo è “congelato”. “Nessuna decisione presa oggi sulla ripresa delle normali procedure legislative UE-Usa”, ha specificato, rimandando ogni ulteriore valutazione a future riunioni. La prossima data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 4 febbraio, quando il gruppo negoziale del Parlamento Europeo si riunirà nuovamente per “rivalutare la situazione”. Solo dopo tale incontro si potrà forse intravedere una linea d’azione in vista della riunione plenaria della commissione Commercio, prevista per il 23-24 febbraio.

Le ragioni di uno stop inaspettato: la questione della Groenlandia

Ma cosa ha portato a questo improvviso raffreddamento dei rapporti? La radice della discordia affonda nelle recenti dichiarazioni e minacce dell’amministrazione americana, in particolare quelle legate alla Groenlandia. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe avanzato la richiesta di acquistare l’isola, territorio autonomo danese, minacciando al contempo l’imposizione di nuovi dazi contro i Paesi europei che si fossero opposti. Questa mossa è stata percepita da Bruxelles non solo come una forzatura inaccettabile, ma come un vero e proprio “attacco alla sovranità economica e territoriale e all’integrità dell’Ue”.

Secondo Lange, le nuove minacce tariffarie hanno di fatto “rotto” il patto siglato in Scozia a luglio, noto come “accordo di Turnberry”. Quest’ultimo prevedeva, tra le altre cose, la sospensione dei dazi su tutti i prodotti industriali statunitensi e l’istituzione di contingenti tariffari per numerosi prodotti agroalimentari americani. L’atteggiamento di Washington, definito “coercitivo”, ha spinto il Parlamento Europeo a una presa di posizione netta: sospendere i lavori fino a quando non ci sarà chiarezza sulla questione groenlandese e sulle minacce tariffarie.

Le reazioni e le divisioni interne all’Europa

La decisione di congelare l’accordo non è stata tuttavia unanime e ha messo in luce alcune divergenze all’interno delle stesse istituzioni europee. Mentre i gruppi dei Socialisti e Democratici, dei Liberali (Renew) e dei Verdi si sono mostrati compatti nel ritenere prematuro un ritorno alla normalità, esponenti del Partito Popolare Europeo (PPE), tra cui la stessa Presidente del Parlamento Roberta Metsola e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, avevano auspicato una rapida ripresa dei lavori.

Nonostante le tensioni si siano parzialmente allentate dopo che Washington ha annunciato un “accordo quadro” sulla Groenlandia e la sospensione dei dazi minacciati, la diffidenza a Bruxelles rimane alta. Molti eurodeputati lamentano una mancanza di dettagli su questo presunto accordo e ritengono che le condizioni per una ripresa serena del dialogo non siano ancora state ristabilite.

Il contesto economico e le possibili conseguenze

Al di là delle questioni politiche e di sovranità, in gioco ci sono interessi economici colossali. L’accordo commerciale UE-USA, sebbene criticato da alcuni parlamentari europei per essere sbilanciato a favore degli Stati Uniti, era visto come un passo fondamentale per stabilizzare le relazioni commerciali transatlantiche. Un suo definitivo naufragio potrebbe innescare una nuova escalation di dazi e contro-dazi, con conseguenze imprevedibili per le imprese e i consumatori di entrambe le sponde dell’Atlantico.

L’Unione Europea, qualora la disputa dovesse acuirsi, ha a disposizione diversi strumenti. Tra questi, la reintroduzione di tariffe punitive su una vasta gamma di prodotti statunitensi, per un valore che potrebbe raggiungere i 93 miliardi di euro. Si tratta di misure già adottate in passato e poi sospese proprio in virtù dell’accordo di Turnberry. Inoltre, si è discusso della possibile attivazione del cosiddetto “strumento anti-coercizione”, un meccanismo pensato per rispondere a pressioni economiche indebite da parte di Paesi terzi.

Il futuro delle relazioni commerciali tra UE e USA appare dunque più incerto che mai. La riunione del 4 febbraio sarà un primo, importante banco di prova per capire se prevarrà la linea del dialogo e della cooperazione o quella dello scontro. Le prossime settimane saranno decisive per il destino di un’intesa che, nel bene e nel male, è destinata a plasmare gli equilibri economici globali.

Di atlante

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