Milano – “Il danno è fatto, non si torna indietro”. Sono parole cariche di amarezza e frustrazione quelle di Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei giovani sopravvissuti ma gravemente ferito nel devastante rogo che la notte di Capodanno ha distrutto il locale “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera. Parole che riecheggiano il dolore di tutte le famiglie colpite dalla tragedia, ora nuovamente ferite dalla decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare, su cauzione, Jacques Moretti, il proprietario del bar-discoteca.

Una cauzione di 200mila franchi svizzeri (circa 215mila euro), versata da un amico intimo dell’imprenditore, è stata ritenuta “adeguata e dissuasiva” dai giudici elvetici per attenuare il rischio di fuga e consentire a Moretti di lasciare il carcere di Sion il 23 gennaio 2026. L’uomo, indagato insieme alla moglie Jessica Maric per omicidio, lesioni e incendio colposi, è ora sottoposto al divieto di lasciare la Svizzera e all’obbligo di firma quotidiano, ma senza braccialetto elettronico come invece richiesto dalla procura.

La tragedia di Capodanno e le vittime

La notte del 1° gennaio 2026, il lounge bar “Le Constellation” si è trasformato in una trappola mortale. Un incendio, secondo le prime ricostruzioni innescato da candele pirotecniche che hanno dato fuoco al rivestimento del soffitto, ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, in gran parte giovani e giovanissimi. Tra le vittime, sei ragazzi italiani: Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti. Molti altri connazionali sono rimasti feriti, alcuni in modo gravissimo, come Manfredi Marcucci, ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano.

“Un senso di frustrazione”: la reazione dei familiari

La notizia della scarcerazione è piombata come un macigno sulle famiglie, già provate da un dolore incommensurabile. “C’è un senso di frustrazione sulla decisione. Un po’ ce l’aspettavamo ma quando arriva…”, ha confessato Umberto Marcucci. La percezione è quella di una giustizia che non sta facendo il suo corso come dovrebbe, quasi un tentativo di “nascondere la polvere sotto il tappeto”. I genitori delle vittime chiedono a gran voce che venga fatta piena luce sulla tragedia, accertando le responsabilità a ogni livello, incluse quelle dei funzionari comunali di Crans-Montana che avrebbero dovuto vigilare sulla sicurezza del locale.

La cifra della cauzione è uno dei punti più dolenti. “Se vuoi mandare un messaggio e tenerlo in carcere, devi stabilire una cauzione molto alta in modo che non possa arrivare qualcuno a pagarla”, ha aggiunto Marcucci, evidenziando come l’importo fissato sia stato percepito come un segnale tutt’altro che positivo da parte delle autorità svizzere.

L’indignazione del Governo Italiano e la crisi diplomatica

La vicenda ha rapidamente assunto i contorni di un caso diplomatico. Il governo italiano ha reagito con estrema durezza. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è detta “indignata”, definendo la scarcerazione “un oltraggio alla memoria delle vittime e un insulto alle loro famiglie”. Ancora più netto il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha parlato di decisione “priva di senso” e di un’inchiesta “piena di buchi”. In un gesto di forte impatto politico, il titolare della Farnesina ha richiamato a Roma per consultazioni l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado.

“Per 200mila franchi si è venduta la giustizia in quel Cantone”, è stata la pesante accusa di Tajani, che ha espresso il timore di un possibile tentativo di fuga di Moretti. La ferma presa di posizione italiana, pur apprezzata dai familiari delle vittime, si scontra con la difesa dell’indipendenza della propria magistratura da parte delle autorità elvetiche, innescando uno scontro istituzionale senza precedenti recenti.

Le ombre sull’inchiesta

Mentre la tensione diplomatica sale, sull’inchiesta si allungano ombre preoccupanti. Emergono dubbi sulla gestione delle prove e sulla trasparenza delle indagini. Recentemente è stata diffusa la notizia della possibile sparizione delle immagini di oltre 250 telecamere pubbliche attorno al locale, che si aggiungerebbe alla questione della videosorveglianza interna al “Le Constellation”. Inoltre, secondo quanto rivelato dal legale di alcune famiglie, già nel 2024 si sarebbe verificato un principio di incendio nel locale, sempre a causa di candeline scintillanti. Un episodio che, se confermato, smentirebbe la versione dei coniugi Moretti, i quali hanno sempre sostenuto di non essere a conoscenza dell’infiammabilità dei pannelli fonoassorbenti del soffitto.

I proprietari, dal canto loro, avrebbero tentato di scaricare la responsabilità su alcuni dipendenti, due dei quali sono periti nel rogo. Tutti elementi che contribuiscono ad alimentare la sfiducia e la rabbia dei familiari, che vedono allontanarsi la verità e la giustizia per i loro cari. La battaglia per loro, come sottolineato da Andrea Costanzo, padre della giovane vittima Chiara, è appena cominciata.

Di veritas

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