I mercati finanziari europei hanno archiviato la giornata di contrattazioni in ordine sparso, riflettendo un clima di cautela e attesa che domina tra gli investitori. Mentre Wall Street mostrava segnali di tenuta, le principali piazze del Vecchio Continente hanno seguito percorsi divergenti, con Francoforte che ha registrato un lieve rialzo dello 0,13%, Parigi in calo dello 0,15% e Londra quasi invariata con un +0,05%. A pesare sul sentiment degli operatori sono soprattutto le incertezze provenienti dagli Stati Uniti, dove l’attenzione è catalizzata da due eventi chiave: l’imminente riunione della Federal Reserve e il crescente rischio di un nuovo “shutdown” del governo federale.
L’attesa per le mosse della Federal Reserve
Il focus principale degli investitori è rivolto alla prossima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio operativo della Fed, che si concluderà mercoledì. Sebbene sia ampiamente previsto che la banca centrale americana manterrà i tassi di interesse invariati, gli operatori di mercato analizzeranno con estrema attenzione le parole del presidente Jerome Powell. Si cercheranno infatti indizi sulle future intenzioni della Fed in materia di politica monetaria, in un contesto economico che presenta segnali contrastanti. Da un lato, l’inflazione rimane una preoccupazione, dall’altro, il mercato del lavoro ha mostrato segni di rallentamento. Questa settimana, inoltre, si preannuncia densa di appuntamenti cruciali, con la pubblicazione delle trimestrali di oltre 90 aziende dell’indice S&P 500, tra cui i colossi tecnologici.
Il fantasma dello shutdown incombe sugli Stati Uniti
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono i timori legati alla politica interna statunitense. La scadenza per il finanziamento di alcune agenzie governative, fissata per il 30 gennaio, alimenta la preoccupazione di un possibile shutdown parziale del governo. Le tensioni politiche tra Democratici e Repubblicani, in particolare sul finanziamento del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, rendono l’esito dei negoziati incerto e contribuiscono ad aumentare l’avversione al rischio sui mercati. Uno scenario di blocco delle attività amministrative, anche se parziale, avrebbe inevitabilmente ripercussioni sull’economia e sulla fiducia degli investitori.
La corsa dell’oro e l’indebolimento del dollaro
In questo clima di incertezza, gli investitori si rifugiano nei beni considerati più sicuri. L’oro prosegue la sua corsa, confermandosi come bene rifugio per eccellenza. Nel corso della mattinata, il metallo prezioso ha superato la soglia dei 5.100 dollari l’oncia, per poi assestarsi su valori comunque molto elevati. Questa impennata è favorita anche dall’indebolimento del dollaro. La debolezza del biglietto verde rende l’oro, quotato in dollari, più conveniente per chi acquista con altre valute, alimentandone la domanda. Il cambio euro/dollaro si è attestato su livelli che non si vedevano da diversi mesi, con l’euro che ha raggiunto quota 1,1855 dollari.
Uno sguardo agli altri mercati
- Valutario: Oltre all’indebolimento del dollaro, si segnala l’andamento del cambio euro/yen a 182,4 e del dollaro/yen a 153,86.
- Materie prime: Il prezzo del petrolio si mostra poco mosso, con il Brent che si attesta intorno ai 65,96 dollari al barile.
- Criptovalute: Il mercato delle criptovalute rimane un osservato speciale, con la sua tipica volatilità che risponde alle dinamiche macroeconomiche globali.
In conclusione, la settimana si apre all’insegna della prudenza per i mercati finanziari. Le decisioni della Federal Reserve e gli sviluppi politici a Washington saranno i principali driver che influenzeranno l’andamento delle borse e degli altri asset nelle prossime giornate. Gli investitori rimangono in attesa di segnali più chiari per poter definire le proprie strategie in un contesto globale complesso e in continua evoluzione.
