Il sipario è calato sulla 37ª edizione del Trieste Film Festival, lasciando dietro di sé una scia di applausi e riflessioni profonde. In una cerimonia tenutasi al Politeama Rossetti, il prestigioso Premio Trieste per il miglior lungometraggio è stato conferito a Fantasy, opera prima della regista slovena Kukla (pseudonimo di Katarina Rešek). Un verdetto che celebra un cinema audace e necessario, capace di intrecciare con grazia realtà e immaginazione per narrare le complesse sfide della crescita.

Il film, una coproduzione tra Slovenia e Macedonia del Nord girata in parte proprio a Trieste, nel quartiere di Rozzol Melara, segue il viaggio di tre ragazze ribelli poco più che ventenni. Il loro percorso di scoperta di sé, del desiderio e dell’identità di genere viene catalizzato dall’incontro con una donna transgender. La giuria, composta da Rebecca De Pas, Reta Guetg e Mariëtte Rissenbeek, ha lodato l’opera per la sua capacità di “intrecciare realtà e fantasia con leggerezza e vivacità”, raccontando una storia che “trasporta il pubblico”. Nelle motivazioni si legge ancora come il film esplori “con accuratezza, rispetto ed empatia, le sfide di essere una giovane donna in un ambiente profondamente tradizionale”.

Un’edizione di successo e dal respiro internazionale

Monica Goti, presidente dell’associazione organizzatrice Alpe Adria Cinema, e Nicoletta Romeo, direttrice artistica del festival, hanno espresso grande soddisfazione per un’edizione definita “speciale”. L’evento ha accolto oltre 150 ospiti provenienti da 36 Paesi, presentando più di 150 film e coinvolgendo attivamente le nuove generazioni con oltre 100 studenti per i progetti Academy e Journalism Lab. Fondamentale anche il ruolo di When East Meets West, la sezione industry del festival, che ha visto la partecipazione di oltre 700 professionisti del settore, confermando Trieste come un crocevia imprescindibile per il cinema europeo.

“Ogni anno aumentano i titoli che i nostri spettatori possono vedere qui per primi, film che arriveranno presto nelle sale italiane, grazie alle distribuzioni nazionali che hanno accolto il nostro invito”, hanno dichiarato Goti e Romeo, sottolineando la crescente importanza del festival come trampolino di lancio per opere di alta qualità destinate a un pubblico più vasto.

Gli altri premiati: sguardi sulla famiglia e sull’identità

Oltre al premio principale, la giuria ha assegnato altri importanti riconoscimenti che riflettono la ricchezza e la diversità delle proposte cinematografiche.

  • Il Premio Alpe Adria Cinema al miglior documentario è andato a Welded together di Anastasija Mirošničenko. L’opera, una coproduzione tra Francia e Belgio, è stata definita un’intensa storia familiare che affronta il tema della memoria e della ricostruzione del passato. Il documentario segue la toccante vicenda di Katya, una giovane saldatrice bielorussa che, cresciuta in orfanotrofio, cerca di ricucire i legami con una madre alcolizzata e di proteggere la sorellina minore.
  • Il Premio Tsff Corti è stato assegnato a The spectacle dell’ungherese Bálint Kenyeres. Il corto è un potente ritratto di un giovane ragazzo rom alla ricerca della propria luce, che riflette sui temi della visibilità e dello sguardo cinematografico come atto di attenzione verso le vite ai margini.

Una menzione speciale per la miglior regia è stata inoltre conferita a Vytautas Katkus per The Visitor, descritto come “un viaggio cinematografico che ci riporta da dove veniamo”.

La voce del pubblico

Anche il pubblico ha avuto un ruolo da protagonista, assegnando i propri premi e dimostrando un gusto in linea con la sensibilità delle giurie tecniche. I film più amati dagli spettatori sono stati:

  1. Miglior lungometraggio: Brat del polacco Maciej Sobieszczański.
  2. Miglior documentario: Militantropos del collettivo Tabor, diretto da Yelizaveta Smith.
  3. Miglior cortometraggio: Found&lost di Reza Rasouli.

Il successo di questa 37ª edizione del Trieste Film Festival non risiede solo nei numeri, ma nella sua capacità di tessere un dialogo culturale vibrante e necessario. Ha offerto una vetrina a storie potenti, spesso provenienti da contesti difficili, che attraverso il linguaggio universale del cinema riescono a parlare di umanità, resilienza e speranza. Un appuntamento che si conferma non solo come una celebrazione della settima arte, ma come un presidio di cultura, incontro e comprensione reciproca nel cuore dell’Europa.

Di euterpe

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