Un richiamo all’ordine dalla montagna abruzzese

In una cornice suggestiva, tra le cime innevate di Roccaraso e Rivisondoli, in Abruzzo, si è consumato un momento cruciale per il futuro della Lega. Durante la kermesse di tre giorni intitolata “Idee in movimento”, il segretario federale Matteo Salvini ha preso la parola per tracciare la rotta verso le elezioni Politiche del 2027, utilizzando un linguaggio diretto e a tratti marziale per richiamare all’ordine le sue “truppe”. “La forza della Lega è la truppa, è il popolo, siete voi”, ha esordito il leader del Carroccio, sottolineando come il valore del movimento risieda nella base e non nelle figure apicali, siano essi “capitani” o “generali”.

L’avvertimento ai “pesi improduttivi”

Il fulcro del discorso di Salvini è stato un avvertimento, tanto esplicito quanto duro, rivolto a chiunque stia considerando di abbandonare il partito. Paragonando i dissidenti a “pesi improduttivi” in uno zaino da montagna che impedisce di raggiungere la vetta, il vicepremier ha dichiarato: “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”. Un messaggio tagliente, accompagnato da un invito a chi mira solo alla “poltrona” a farsi da parte senza remore: “Vai, sciocco… Auguri, non ci mancherai”. Sebbene l’entourage del segretario abbia successivamente precisato che il riferimento fosse a recenti fuoriusciti passati ad altri partiti, l’ombra del generale Roberto Vannacci è rimasta incombente per tutta la durata dell’intervento.

Il nodo Vannacci: un confronto imminente

L’assenza del generale Roberto Vannacci, eurodeputato eletto con un notevole numero di preferenze, non è passata inosservata. Le sue posizioni radicali e le recenti aperture all’ipotesi di fondare un proprio partito hanno creato più di un malumore all’interno della Lega, alimentando voci di una possibile scissione. Salvini, pur non nominandolo mai direttamente dal palco, ha annunciato un incontro “in settimana” con il suo vice. Un colloquio che si preannuncia decisivo per comprendere se si tratti di un tentativo di contenere le derive più estreme o di un semplice confronto periodico. Lo stesso Salvini si è mostrato irritato dalle interpretazioni giornalistiche che parlavano di un ultimatum, ribadendo che le sue parole più dure erano rivolte esclusivamente ai transfughi.

Identità e valori: nessuna svolta liberal

La tre giorni abruzzese è stata anche l’occasione per ribadire i capisaldi ideologici del partito. Salvini ha chiuso a qualsiasi ipotesi di svolta “liberal” sui diritti civili, senza menzionare la questione del fine vita.

  • No al “woke”: Il segretario ha tuonato contro “woke, gender, asterischi e cazzate varie”.
  • La famiglia tradizionale: Ha riaffermato la centralità della “famiglia, fondata sull’unione di un uomo e una donna” come garanzia per la società, pur specificando di non voler esprimere giudizi sulle scelte di vita individuali.
  • I bambini non si toccano: Ha sottolineato che sulle questioni che riguardano i bambini “non si transige”.

Anche il vicesegretario Claudio Durigon, organizzatore dell’evento, ha ribadito il concetto di una Lega “una e indivisibile”, prendendo però le distanze da posizioni come quella di Luca Zaia sull’eutanasia.

Le altre tematiche e l’orizzonte di governo

L’evento ha toccato diversi temi di attualità, dalla sicurezza, con la presenza del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alle infrastrutture, con un focus sul “ponte degli italiani”. Salvini ha inoltre attaccato la stampa, accusandola di concentrarsi su divisioni e declini interni, e ha rivendicato la coesione del governo: “Io mi trovo benissimo con Giorgia e gli altri al governo ma la Lega è la Lega”. Ha anche difeso il suo controverso incontro con Tommy Robinson, figura di punta dell’ultradestra britannica, rivendicando la libertà di “incontrare chi voglio”. Infine, ha rilanciato la battaglia per la responsabilità civile dei magistrati, indicando il referendum di marzo come un primo passo verso l’obiettivo “chi sbaglia paga e paga di suo”.

L’obiettivo finale resta chiaro: compattare il partito, definire una linea politica netta e prepararsi alla lunga marcia verso le elezioni del 2027, cercando di arginare le emorragie di consensi e le spinte centrifughe che minacciano la stabilità del Carroccio.

Di veritas

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