Davos, Svizzera – In un clima di crescente tensione geopolitica ed economica, il World Economic Forum di Davos si è trasformato nel palcoscenico di un importante avvertimento. Joel Kaplan, Vice Presidente per le Politiche Pubbliche Globali di Meta Platforms, ha lanciato un messaggio forte e chiaro all’Europa: rispondere alle minacce di dazi del presidente americano Donald Trump, legate alla controversa questione della Groenlandia, prendendo di mira il settore high-tech statunitense sarebbe una mossa “particolarmente controproducente”. Un vero e proprio “autogol”, secondo il dirigente del colosso che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, che rischierebbe di danneggiare in primis il tessuto economico del Vecchio Continente.

Il Contesto: Dazi, Groenlandia e la Minaccia di una Guerra Commerciale

Le dichiarazioni di Kaplan si inseriscono in uno scenario internazionale complesso e carico di incertezze. La rinnovata attenzione del presidente Trump per l’acquisizione della Groenlandia, territorio autonomo danese di fondamentale importanza strategica e ricco di risorse, ha riacceso le frizioni transatlantiche. Di fronte alla ferma opposizione di Danimarca e di altri Paesi europei, Trump ha minacciato l’imposizione di pesanti dazi doganali, fino al 10%, su merci provenienti da nazioni come Danimarca, Svezia, Finlandia, Germania e Francia. Questa politica di “coercizione economica”, come definita da Bruxelles, ha spinto l’Unione Europea a valutare contromisure decise, tra cui un pacchetto di ritorsioni che potrebbe colpire beni e servizi americani per un valore di decine di miliardi di euro.

In questo arsenale di possibili risposte, l’ipotesi di colpire le “Big Tech” americane è emersa come una delle opzioni più discusse. L’Europa, da tempo impegnata a regolamentare i giganti del web attraverso strumenti come il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA), e a promuovere una tassazione più equa con la cosiddetta “Web Tax” o “Digital Service Tax”, vedrebbe in questa crisi un’ulteriore leva per riequilibrare i rapporti di forza.

La Posizione di Meta: “Milioni di Piccole Aziende Europee a Rischio”

È proprio contro questa eventualità che Joel Kaplan ha voluto mettere in guardia i leader europei presenti a Davos. Durante un incontro con un gruppo ristretto di giornalisti, il manager di Meta ha sottolineato come i servizi offerti dalle piattaforme tecnologiche americane siano ormai profondamente integrati nell’economia europea. “I nostri servizi sono utilizzati da milioni di piccole aziende per raggiungere clienti, far crescere le loro attività e creare posti di lavoro in Europa”, ha affermato Kaplan. Colpire questo settore, quindi, non significherebbe solo danneggiare multinazionali come Meta, Google o Amazon, ma infliggere un colpo durissimo alle PMI europee che dipendono da questi ecosistemi digitali per la loro visibilità, il marketing e le vendite.

L’analisi di Kaplan evidenzia una realtà economica in cui il confine tra digitale e tradizionale è sempre più labile. Le piattaforme social, i motori di ricerca e i marketplace online sono diventati strumenti indispensabili per artigiani, ristoratori, piccoli produttori e startup, consentendo loro di competere su un mercato globale. Una guerra commerciale sul fronte tecnologico, con l’introduzione di dazi o accise sui servizi digitali, si tradurrebbe in un aumento dei costi operativi per queste imprese, riducendone la competitività e, in ultima analisi, mettendo a rischio posti di lavoro.

Un’Economia Transatlantica Profondamente Interconnessa

L’avvertimento di Meta trova fondamento nei dati che descrivono la profonda interdipendenza economica tra Stati Uniti ed Europa. Sebbene si parli spesso del deficit commerciale americano nell’interscambio di merci, la bilancia dei servizi racconta una storia diversa, con un significativo surplus a favore di Washington. Aziende come Alphabet (Google), Meta e Netflix generano una parte consistente dei loro ricavi proprio nel mercato EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). Questo flusso di capitali, tuttavia, è parte di un ecosistema più ampio che include massicci investimenti americani in infrastrutture digitali in Europa, come data center e centri di ricerca, cruciali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dell’economia digitale nel continente.

Una “spirale di rappresaglie”, come paventato da Kaplan, finirebbe per danneggiare entrambe le sponde dell’Atlantico, interrompendo catene del valore globali e minando la fiducia degli investitori in un momento già segnato da forte volatilità. La cooperazione, piuttosto che lo scontro, è la via indicata anche da organismi come il Consiglio UE-USA per il commercio e la tecnologia (TTC), creato proprio per coordinare gli approcci su questioni tecnologiche ed economiche chiave.

Il Futuro delle Relazioni USA-UE: Tra Dialogo e Protezionismo

Le parole di Joel Kaplan a Davos non sono solo una difesa degli interessi di Meta, ma un invito alla riflessione sulle complesse dinamiche della globalizzazione nell’era digitale. Mentre l’intelligenza artificiale si conferma come il grande tema tecnologico e geopolitico del nostro tempo, la necessità di infrastrutture, energia e capitali per sostenere questa rivoluzione rende la collaborazione internazionale più cruciale che mai. L’Europa, pur cercando di affermare la propria sovranità digitale e di proteggere i propri interessi economici, non può ignorare i benefici derivanti dall’integrazione con l’ecosistema tecnologico americano. La sfida per i leader europei sarà trovare un equilibrio tra la ferma risposta alle pressioni protezionistiche e la salvaguardia di un’economia aperta e interconnessa, fondamentale per la prosperità delle proprie imprese e dei propri cittadini.

Di davinci

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