L’Italia si conferma ancora una volta protagonista della corsa allo spazio. Presso gli stabilimenti di Altec a Torino, un consorzio di ingegneri dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), di Thales Alenia Space (prime contractor della missione) e di Airbus (fornitore della piattaforma di atterraggio) ha condotto per oltre un mese una serie di test di caduta fondamentali per il successo della missione ExoMars. L’obiettivo è garantire un atterraggio morbido e sicuro per il gioiello della missione: il rover Rosalind Franklin.
Una Danza Controllata verso il Suolo Marziano
La sfida è immensa: far posare delicatamente su Marte una piattaforma di atterraggio che trasporta un rover del peso di circa 310 kg. Per simulare le condizioni estreme dell’arrivo sul Pianeta Rosso, gli ingegneri hanno utilizzato un modello in scala reale della piattaforma di atterraggio, facendolo cadere ripetutamente da diverse altezze e a varie velocità. I test, una dozzina in totale, sono stati eseguiti su diverse superfici, inclusa una sabbia speciale che riproduce fedelmente la consistenza del suolo marziano, la stessa utilizzata in precedenza per testare la mobilità del rover.
Il cuore di questi esperimenti risiede nelle quattro gambe della piattaforma, progettate e costruite dalla compagnia spagnola Sener. Leggere ma resistenti, sono dotate di sofisticati ammortizzatori per assorbire l’impatto e di sensori cruciali per rilevare il momento esatto del contatto con il suolo. Come sottolineato da Benjamin Rasse, responsabile ESA per il modulo di discesa ExoMars, “L’ultima cosa che si desidera è che la piattaforma si ribalti quando raggiunge la superficie marziana. Questi test confermeranno la sua stabilità all’atterraggio”. Per questo motivo, si sta simulando ogni possibile scenario, compreso un atterraggio non perfettamente verticale o l’impatto su una roccia.
La Criticità dei 200 Millisecondi
Uno degli aspetti più delicati e affascinanti dal punto di vista della fisica e dell’ingegneria è la gestione dello spegnimento dei motori di discesa. Un sistema installato in tutte e quattro le gambe ha il compito di rilevare il touchdown e inviare immediatamente il comando di spegnimento. Il tempismo è tutto. Se i motori rimanessero accesi troppo a lungo, i potenti getti di gas potrebbero sollevare frammenti di suolo marziano, danneggiando la piattaforma o, peggio, causandone il ribaltamento. D’altra parte, uno spegnimento prematuro potrebbe tradursi in un atterraggio più brusco del previsto.
L’obiettivo dichiarato dagli ingegneri è ridurre il tempo tra il contatto e lo spegnimento a un “battito di ciglia”, non più di 200 millisecondi. I dati raccolti da accelerometri, laser e telecamere ad alta velocità durante i test a Torino saranno utilizzati per alimentare modelli computerizzati e algoritmi che simuleranno migliaia di scenari di atterraggio, perfezionando la stabilità del modulo in vista del grande giorno.
Rosalind Franklin: un Laboratorio Geologico su Ruote
Una volta sulla superficie di Marte, prevista per il 2030, il rover Rosalind Franklin inizierà la sua storica missione. A differenza dei suoi predecessori, questo rover europeo è dotato di una trivella unica, sviluppata da Leonardo, capace di perforare il suolo fino a una profondità di due metri. Questa capacità è fondamentale perché, a quella profondità, il materiale organico potrebbe essere stato protetto dalle dure radiazioni che bombardano la superficie marziana, conservando così eventuali biofirme di vita passata.
Il rover, costruito da Airbus a Stevenage (UK), analizzerà i campioni raccolti in un sofisticato laboratorio di bordo, cercando risposte alla domanda che affascina l’umanità da secoli: siamo soli nell’universo? Le operazioni scientifiche del rover saranno gestite dal Rover Operations Control Centre (ROCC), situato proprio presso Altec a Torino, chiudendo un cerchio che vede l’Italia in prima linea in questa avventura interplanetaria.
Un Percorso Travagliato e una Nuova Collaborazione
La strada per Marte non è stata priva di ostacoli. La missione ExoMars, originariamente prevista per il 2022 in collaborazione con l’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha subito un arresto a causa degli eventi geopolitici. L’ESA ha quindi interrotto la cooperazione, decidendo di sviluppare in autonomia una nuova piattaforma di atterraggio europea. Questa rinnovata spinta ha visto il coinvolgimento cruciale della NASA, che ora fornirà il veicolo di lancio e altri componenti essenziali. Il lancio è attualmente previsto tra ottobre e dicembre 2028 dal Kennedy Space Center in Florida.
I test di Torino, quindi, non rappresentano solo una verifica tecnica, ma simboleggiano la resilienza e la determinazione della comunità scientifica e industriale europea nel perseguire uno degli obiettivi più alti dell’esplorazione umana.
