Nelle remote e gelide distese dell’Antartide Occidentale, un’impresa scientifica e tecnologica di portata storica si è recentemente conclusa con successo. Un team internazionale di oltre 120 persone, tra ricercatori, ingegneri e tecnici di perforazione provenienti da dieci nazioni, ha realizzato una perforazione record nel sito denominato Crary Ice Rise, nel cuore del Mare di Ross. L’operazione, parte del progetto Sensitivity of the West Antarctic Ice Sheet to 2°C (SWAIS2C), ha permesso di raggiungere la profondità di 228 metri sotto il fondale marino, superando di ben 28 metri l’obiettivo prefissato. L’Italia gioca un ruolo da protagonista in questa avventura scientifica, con il coinvolgimento dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e delle Università di Siena, Trieste e Genova.
Una Finestra sul Passato per Decifrare il Futuro del Pianeta
L’obiettivo primario del progetto SWAIS2C è di una rilevanza cruciale per il futuro dell’umanità: determinare se e come la Calotta Glaciale dell’Antartide Occidentale (WAIS) e la Piattaforma di Ghiaccio di Ross, la più grande massa di ghiaccio galleggiante del mondo, risponderanno a un aumento della temperatura media globale di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. I campioni di sedimenti estratti, veri e propri archivi climatici che risalgono a milioni di anni fa, custodiscono informazioni preziose sulle condizioni climatiche passate. Analizzando questi “carotaggi”, gli scienziati potranno ricostruire la storia della calotta glaciale, identificando i periodi in cui si è ritirata o addirittura è scomparsa. Questo permetterà di stabilire con maggiore precisione il cosiddetto ‘punto di non ritorno’, ovvero la soglia critica di riscaldamento oltre la quale lo scioglimento dei ghiacci diventerebbe un processo irreversibile e a cascata.
La Piattaforma di Ross agisce come un gigantesco “tappo”, contenendo e stabilizzando la vasta calotta glaciale retrostante. Il suo progressivo indebolimento, causato dal riscaldamento globale, rappresenta una delle maggiori minacce per l’equilibrio climatico del nostro pianeta. Se questa barriera naturale dovesse collassare, innescherebbe la fusione accelerata della Calotta Glaciale dell’Antartide Occidentale, con una conseguenza catastrofica: un innalzamento del livello globale del mare stimato tra i 4 e i 5 metri. Uno scenario che ridisegnerebbe le coste di tutto il mondo, sommergendo intere città e aree densamente popolate.
La Sfida Logistica e il Contributo Italiano
Portare a termine una simile perforazione ha rappresentato una sfida logistica e ingegneristica senza precedenti. Il campo remoto di Crary Ice Rise è stato allestito sul ghiaccio a circa 700 chilometri di distanza dalla base più vicina, la stazione neozelandese Scott Base. Operare in condizioni ambientali così estreme ha richiesto una pianificazione meticolosa e tecnologie all’avanguardia. Il supporto logistico è stato fornito da Antarctica New Zealand in collaborazione con il Programma Antartico degli Stati Uniti.
L’Italia, attraverso il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), ha un ruolo di primo piano non solo nella partecipazione scientifica ma anche nella governance del progetto SWAIS2C. Come ha sottolineato il presidente dell’INGV, Fabio Florindo, l’istituto è in prima fila nella gestione del progetto per quanto riguarda il nostro Paese. Inoltre, i ricercatori italiani metteranno a disposizione le loro competenze specifiche nell’analisi delle carote di sedimenti, contribuendo in modo significativo a decifrare i messaggi custoditi in questi preziosi campioni geologici. Questa partecipazione conferma la tradizione di eccellenza della ricerca italiana nelle regioni polari, un impegno che prosegue da decenni con le basi “Mario Zucchelli” e italo-francese “Concordia”.
Le Implicazioni della Ricerca: Oltre la Scienza
I dati raccolti dal progetto SWAIS2C non avranno un valore puramente accademico. Forniranno ai modelli climatici informazioni fondamentali per elaborare proiezioni sempre più accurate e affidabili sul futuro del nostro clima. Comprendere la sensibilità della calotta antartica al riscaldamento globale è essenziale per definire politiche ambientali efficaci e per preparare le società di tutto il mondo ad adattarsi a cambiamenti inevitabili. Le scoperte che emergeranno dall’analisi di questi sedimenti marini influenzeranno le decisioni politiche ed economiche a livello globale per i decenni a venire, sottolineando l’urgenza di un’azione concreta per mitigare gli effetti della crisi climatica. La conoscenza del passato, ancora una volta, si rivela la chiave per proteggere il nostro futuro.
