VENEZIA – In un intervento carico di significato e attualità, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha ribadito la posizione inflessibile della città contro ogni forma di odio e discriminazione. Parlando dal prestigioso palco del Teatro La Fenice durante la cerimonia ufficiale per la Giornata della Memoria, il primo cittadino ha tracciato una linea netta: “A Venezia non possiamo permetterci ambiguità sull’antisemitismo, su ogni razzismo, su ogni persecuzione, su ogni discriminazione e mancanza di rispetto”.

La cerimonia, svoltasi in un teatro gremito, ha rappresentato il culmine di una serie di eventi dedicati alla riflessione collettiva sul ricordo e sulla responsabilità civile, promossi dal Comune di Venezia in collaborazione con la Presidenza del Consiglio comunale, il Teatro La Fenice e il comitato “Il Giorno della Memoria. 27 gennaio”. All’evento hanno partecipato le massime autorità cittadine, tra cui il presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Dario Calimani, e il sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice, Nicola Colabianchi.

Distinguere la critica dall’odio

Nel suo discorso, Brugnaro ha posto l’accento sulla necessità cruciale di non confondere la legittima critica politica con l’incitamento all’odio. “Non possiamo permetterci di confondere la critica politica – legittima, ad esempio contro uno stato nazione e i suoi governanti – con l’odio verso un popolo o una fede”, ha dichiarato, toccando un nervo scoperto del dibattito pubblico contemporaneo. Un messaggio volto a chiarire che la libertà di espressione non può e non deve mai diventare un alibi per la diffusione di sentimenti antisemiti o razzisti.

Il sindaco ha poi compiuto un gesto simbolico di forte impatto, rivelando: “Io stesso ho indossato la kippah, perché nessuno deve avere timore a farlo”. Un’azione concreta per affermare che Venezia deve essere un luogo sicuro per tutti, dove nessuno debba vivere “con paura di mostrarsi per ciò che è”. Ha inoltre condannato fermamente “chi scientemente fa confusione tra l’Olocausto e la bandiera di Israele, tra la religione ebraica e la cittadinanza italiana”.

Il richiamo alla pace e la condanna degli slogan divisivi

Affrontando la complessa questione mediorientale, Brugnaro ha espresso la sua personale adesione alla soluzione politica di “due popoli e due stati”, un orizzonte di pace e coesistenza. In questo contesto, ha manifestato profonda preoccupazione per la recente ricomparsa di slogan divisivi nelle piazze della città. “Purtroppo anche l’altro giorno qualcuno gridava nei nostri campi lo slogan ‘dal fiume al mare’, dal Giordano al Mediterraneo, per escludere qualsiasi possibilità di convivenza pacifica”, ha affermato.

Questo slogan, “From the river to the sea”, ha una storia complessa e viene interpretato in modi diametralmente opposti: da alcuni come un appello per uno stato palestinese secolare e democratico, da molti altri, inclusa la comunità ebraica, come una minaccia esistenziale che invoca la cancellazione dello Stato di Israele. La sua condanna da parte del sindaco sottolinea la volontà di rigettare ogni linguaggio che possa alimentare il conflitto e l’odio.

Venezia: casa aperta, ma non neutrale

Il concetto di sicurezza, secondo il sindaco, trascende la mera gestione dell’ordine pubblico. “La sicurezza vera non è solo ordine pubblico: è anche protezione della dignità, tutela della convivenza, responsabilità delle parole”, ha spiegato, evidenziando come la persecuzione non colpisca numeri astratti, ma “volti, famiglie, destini”.

Un legame profondo unisce la memoria della Shoah alla storia di Venezia e, in particolare, al suo Ghetto, il primo d’Europa, istituito nel 1516. Non a caso, ha ricordato Brugnaro, “è con orgoglio che le cerimonie cittadine del 25 aprile, Festa della Liberazione, si chiudono nel campo del Ghetto di Venezia”. Un luogo che da simbolo di segregazione si è trasformato in emblema di memoria e liberazione.

In conclusione, il sindaco ha rinnovato “un impegno semplice e severo”, definendo l’identità della città lagunare con parole inequivocabili: “Venezia sarà una casa aperta, ma non neutrale. Aperta a tutti, ma chiara nei valori. Aperta al dissenso, ma inflessibile verso la violenza e l’intimidazione. Aperta al confronto, ma immune – per quanto dipende da noi – alla cultura dell’odio”. Un manifesto programmatico per una città che, forte della sua storia millenaria di incrocio di culture, sceglie di non essere indifferente di fronte al riaffiorare delle tenebre del passato.

Di veritas

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