Il recente passaggio del ciclone Harry e le calamità che hanno colpito duramente Sicilia, Calabria e Sardegna hanno riacceso il dibattito sulle polizze catastrofali obbligatorie per le imprese, introdotte con la Legge di Bilancio 2024. A sollevare una critica netta è Assoutenti, l’associazione per i diritti dei consumatori, che mette in guardia contro il rischio di trasformare uno strumento potenzialmente utile in un “fattore di disuguaglianza sociale ed economica”.

Secondo Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, il sistema assicurativo si trova ancora in una “fase chiaramente sperimentale”. Utilizzarlo in questo momento per discriminare tra aziende “meritevoli” o meno di ricevere ristori pubblici è, a suo dire, “profondamente sbagliato”. La critica principale si concentra su una contraddizione di fondo: da un lato si impone un obbligo assicurativo, dall’altro si lasciano fuori dalla copertura proprio gli eventi che, negli ultimi anni, hanno causato i danni più ingenti.

Una Copertura Incompleta: I Rischi Esclusi

Il cuore del problema, come sottolineato da Assoutenti, risiede nella definizione normativa dei rischi assicurabili. La legge prevede una copertura obbligatoria esclusivamente per danni causati da:

  • Alluvioni
  • Inondazioni ed esondazioni
  • Terremoti
  • Frane

Tuttavia, come evidenziato dall’associazione, restano espressamente esclusi fenomeni sempre più frequenti e devastanti. Tra questi, spiccano le mareggiate, la penetrazione di acqua marina e, soprattutto, gli allagamenti provocati dalle cosiddette “bombe d’acqua”, ovvero piogge brevi ma di eccezionale intensità. “È un paradosso evidente”, afferma Melluso, “eventi che oggi vengono definiti ‘estremi’ ma che in realtà sono diventati ordinari, restano fuori dalla copertura assicurativa”.

Il Contesto Normativo: Cosa Prevede la Legge

L’obbligo di dotarsi di una polizza contro i rischi catastrofali è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 (L. n. 213/2023) e riguarda tutte le imprese con sede legale in Italia o stabile organizzazione nel Paese, iscritte al Registro delle Imprese. Sono escluse dall’obbligo le imprese agricole, che beneficiano di un fondo mutualistico specifico. L’obiettivo della norma è quello di trasferire parte dell’onere dei risarcimenti dallo Stato alle compagnie assicurative, creando un meccanismo di protezione finanziaria per garantire la continuità operativa delle aziende colpite.

La scadenza per adeguarsi è stata prorogata, con termini differenziati in base alla dimensione aziendale, arrivando fino al 2025 e 2026. Una delle conseguenze più rilevanti per chi non adempie all’obbligo è l’impossibilità di accedere a contributi, sovvenzioni o agevolazioni pubbliche, inclusi quelli previsti in occasione di eventi calamitosi. Questo aspetto, secondo alcuni, trasforma l’obbligo in una sorta di “tassa nascosta”, che rischia di lasciare sole le imprese inadempienti proprio nel momento del bisogno.

Il Timore di un Disimpegno Pubblico

La preoccupazione espressa da Assoutenti va oltre la mera incompletezza delle coperture. Il pericolo, secondo l’associazione, è che le polizze diventino una “scusa surrettizia per ridurre l’intervento pubblico e spostare sui privati il costo dell’inerzia politica”. Melluso è categorico: “Le assicurazioni non fermano frane, alluvioni o mareggiate: le fermano le scelte politiche”. Se l’unico risultato delle polizze obbligatorie è quello di esentare i decisori pubblici dall’investire in serie strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e nella messa in sicurezza del territorio, allora l’intero impianto normativo andrebbe “sospeso o ripensato radicalmente”.

Per questo motivo, Assoutenti lancia un appello per l’istituzione di un tavolo di confronto che veda la partecipazione di governo, compagnie assicurative, associazioni dei consumatori e rappresentanze delle imprese. L’obiettivo è verificare la coerenza tra l’obbligo imposto e la reale ed efficace copertura dei rischi che minacciano il tessuto produttivo del Paese. “Gli eventi continueranno ad accadere, non saranno le polizze a fermarli”, conclude Melluso. “Servono responsabilità, visione e politiche di lungo periodo. Tutto ciò che non è stato fatto negli ultimi quarant’anni”.

L’Impatto dei Cambiamenti Climatici

La questione sollevata da Assoutenti si inserisce in un contesto globale di crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi. Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà con cui le imprese italiane devono fare i conti quotidianamente. Le recenti devastazioni in Sicilia, Calabria e Sardegna sono solo l’ultimo esempio di come la vulnerabilità del territorio, combinata con fenomeni climatici sempre più violenti, possa mettere in ginocchio intere economie locali. In questo scenario, uno strumento assicurativo efficace è fondamentale, ma non può sostituirsi a una politica di prevenzione e di investimento infrastrutturale che affronti le cause alla radice del dissesto idrogeologico e dell’erosione costiera.

Di atlante

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