Corleone – Un ritorno che non passa inosservato quello di Maria Concetta Riina, figlia primogenita del “capo dei capi” di Cosa Nostra, Totò Riina. La donna è stata scarcerata e ha raggiunto Corleone, il paese simbolo dell’ascesa criminale del padre, dove è stata sottoposta alla misura dell’obbligo di dimora. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari di Firenze al termine dell’incidente probatorio, nell’ambito di un’inchiesta che la vede accusata, insieme al marito Antonino Ciavarello, di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta della DDA di Firenze e le accuse

Maria Concetta Riina era stata arrestata nell’ottobre dello scorso anno in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame di Firenze, su appello della Procura. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina e condotta dai Carabinieri del ROS, ipotizza che la figlia del boss, in concorso con il marito, abbia messo in atto reiterate e pressanti richieste di denaro nei confronti di due imprenditori toscani. Secondo gli inquirenti, le richieste erano caratterizzate da un tono minaccioso, volto a sfruttare il peso del cognome Riina per incutere timore e ottenere il pagamento di somme di denaro. In una telefonata intercettata, Maria Concetta Riina avrebbe detto a uno degli imprenditori: «Noi siamo sempre gli stessi di un tempo, le persone non cambiano». Questa frase è considerata dagli investigatori un elemento chiave per dimostrare l’aggravante del metodo mafioso. Uno degli imprenditori avrebbe ceduto alle pressioni, consegnando alla donna generi alimentari per circa 350 euro e mille euro in contanti.

Il marito, Antonino Ciavarello, resta invece in carcere, poiché detenuto anche per altri procedimenti. Ciavarello era stato arrestato a Malta nel febbraio 2024 in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Brindisi per reati economici. Le indagini hanno rivelato che, nonostante la detenzione, sarebbe riuscito a comunicare con la moglie e una delle vittime tramite un telefono cellulare.

Il ritorno a Corleone e la situazione familiare

Appena scarcerata, Maria Concetta Riina ha raggiunto l’abitazione della madre, Ninetta Bagarella, situata in via Cesare Terranova a Corleone. La sua presenza in paese è stata notata da molti, mentre si muoveva tra uffici e negozi del centro. Non è chiaro se con lei ci siano anche i figli. La famiglia Riina continua ad avere un forte legame con Corleone, nonostante le vicende giudiziarie che hanno segnato la sua storia.

La situazione degli altri membri della famiglia Riina è complessa e frammentata:

  • Giovanni Riina, il fratello maggiore, sta scontando una condanna all’ergastolo per quattro omicidi.
  • Giuseppe Salvatore “Salvuccio” Riina, il terzogenito, dopo aver scontato una pena per associazione mafiosa, è tornato a far parlare di sé per alcune dichiarazioni pubbliche e per la sua partecipazione a un videoclip musicale. Recentemente è rientrato a Corleone dopo un periodo trascorso all’estero.
  • Lucia Riina, la sorella minore, vivrebbe in Piemonte con il marito. In passato aveva tentato, senza successo, di avviare un’attività di ristorazione a Parigi dal nome evocativo “Corleone by Lucia Riina”.

Le reazioni e le preoccupazioni

Il ritorno della figlia del boss a Corleone ha suscitato reazioni contrastanti e preoccupazione. Sonia Alfano, responsabile nazionale del dipartimento legalità di Azione e figlia del giornalista Beppe Alfano ucciso dalla mafia, ha definito il rientro di Maria Concetta Riina “l’ennesima sfida della famiglia Riina”, sottolineando la necessità di una reazione forte da parte dello Stato. Anche Salvino Caputo, vice segretario regionale dell’Udc in Sicilia, ha giudicato la scelta dell’obbligo di dimora a Corleone “inopportuna”, ricordando gli anni terribili dello strapotere dei boss corleonesi.

La vicenda riapre una ferita mai del tutto rimarginata per la comunità di Corleone e per l’intera Sicilia. Il nome Riina è indissolubilmente legato a una delle pagine più buie e sanguinose della storia italiana, quella delle stragi e della violenza mafiosa. Il ritorno di un membro della famiglia nel suo territorio d’origine, seppur con restrizioni, viene visto da molti come un segnale problematico, che rischia di rievocare un passato che si cerca faticosamente di superare.

Di veritas

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