La Sardegna si trova a fronteggiare una situazione di grave criticità a seguito del passaggio del ciclone, denominato “Harry”, che tra il 19 e il 21 gennaio 2026 ha flagellato con violenza le coste orientali e meridionali dell’isola. In risposta all’emergenza, la Giunta regionale, presieduta da Alessandra Todde, ha prontamente deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza regionale, che resterà in vigore fino al 22 gennaio 2027. Tale provvedimento si è reso necessario per far fronte ai danni ingenti causati da precipitazioni eccezionali, forti mareggiate ed esondazioni che hanno messo in ginocchio numerosi territori.

La decisione della Giunta e le prime misure

Su indicazione dell’assessora della Difesa dell’Ambiente con delega alla Protezione Civile, Rosanna Laconi, l’esecutivo regionale ha dato mandato alla Direzione generale della Protezione Civile di effettuare una delimitazione precisa delle aree colpite e di redigere una relazione tecnico-illustrativa. Questo documento sarà fondamentale per due scopi principali: quantificare con esattezza le risorse finanziarie necessarie per i primi interventi e, soprattutto, per inoltrare al Presidente del Consiglio dei Ministri la richiesta formale per la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.

Per affrontare le necessità più impellenti, la Giunta ha già stanziato 5,5 milioni di euro. Queste prime risorse, già presenti nel bilancio regionale 2025-2027, saranno destinate a sostenere gli interventi di somma urgenza, la messa in sicurezza del territorio e il ripristino iniziale delle infrastrutture e dei servizi essenziali compromessi dalla furia del maltempo.

La conta dei danni: un bilancio drammatico

Sebbene una stima definitiva sia ancora in corso, le prime ricognizioni parlano di un quadro devastante. La Presidente della Regione, Alessandra Todde, dopo sopralluoghi nelle aree più colpite come Capoterra, Pula e Sarroch, ha parlato di “danni ingentissimi”, quantificabili in diversi milioni di euro. Il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha ipotizzato una cifra che potrebbe superare il mezzo miliardo di euro a livello nazionale, considerando anche le altre regioni colpite.

I danni non riguardano solo le infrastrutture pubbliche e private, ma anche il prezioso patrimonio ambientale e culturale dell’isola. L’assessora Laconi ha sottolineato come le coste abbiano subito un’erosione significativa, con conseguenze gravi anche per l’ecosistema. Si registrano danni a:

  • Infrastrutture e viabilità
  • Edifici pubblici e privati
  • Attività produttive e agricole
  • Patrimonio storico e culturale, come l’area archeologica di Nora

La mobilitazione istituzionale

L’intera macchina istituzionale, a livello regionale e nazionale, si è attivata. È stato immediatamente messo in moto il sistema regionale di Protezione Civile, in coordinamento con i Centri operativi comunali, per garantire assistenza alle comunità e ripristinare le vie di comunicazione. Il Capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, si è recato a Cagliari per effettuare sopralluoghi e ha confermato l’attenzione del Governo, assicurando la volontà di attivare strumenti e risorse straordinarie.

La Presidente Todde ha avuto colloqui con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e con il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, ricevendo rassicurazioni sulla tempestività con cui il Consiglio dei Ministri affronterà la richiesta di stato di emergenza. Per lunedì 26 gennaio è stato inoltre convocato un incontro tra la Protezione Civile regionale e i sindaci dei comuni colpiti per coordinare le modalità di ricognizione dei danni e l’attivazione delle misure emergenziali.

Il percorso verso lo stato di emergenza nazionale

La dichiarazione dello stato di emergenza regionale è il primo, fondamentale passo. Ora la procedura prevede che i Comuni formalizzino la conta dei danni, la trasmettano alla Regione, la quale a sua volta inoltrerà la richiesta formale al Governo. La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del Consiglio dei Ministri è cruciale perché sblocca ulteriori e più consistenti risorse finanziarie, anche attraverso fondi europei, e permette di operare con strumenti straordinari per accelerare gli interventi di ripristino e ricostruzione. L’iter, come assicurato dalle istituzioni, dovrebbe essere rapido per dare risposte celeri a un territorio profondamente ferito.

Di veritas

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