Roma – Un incontro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha scatenato un’accesa bufera politica. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, ha ricevuto Tommy Robinson, controverso attivista dell’ultradestra britannica, noto per le sue posizioni anti-migranti e anti-islamiche. A rendere pubblico l’incontro è stato lo stesso Robinson, attraverso un post sulla piattaforma social X, in cui ha elogiato Salvini definendolo “un leader coraggioso, un uomo forte d’Europa”. L’immagine dei due che si stringono la mano in un contesto istituzionale ha immediatamente innescato la dura reazione delle opposizioni, che accusano il ministro di sdoganare l’estremismo neofascista.

Chi è Tommy Robinson: un profilo controverso

Per comprendere appieno la portata delle polemiche, è fondamentale delineare il profilo di Tommy Robinson, il cui vero nome è Stephen Yaxley-Lennon. Nato a Luton nel 1982, è una delle figure più note dell’estrema destra nel Regno Unito. Cofondatore della English Defence League (EDL), un movimento di strada anti-islamico, Robinson ha un passato segnato da numerosi precedenti penali e periodi di detenzione. Le sue condanne includono reati per violenza, frode, uso di documenti falsi per entrare illegalmente negli Stati Uniti, stalking e oltraggio alla corte. In particolare, è stato condannato per aver diffuso false accuse contro un rifugiato siriano minorenne. Considerato vicino a figure come Elon Musk e sostenitore di Vladimir Putin, Robinson è un agitatore politico che utilizza i social media per diffondere le sue idee, spesso accusate di essere razziste e suprematiste.

Le reazioni indignate delle opposizioni

La notizia dell’incontro ha provocato un’ondata di sdegno da parte delle forze di opposizione. Il Partito Democratico, con Matteo Orfini, ha definito l’episodio “un ulteriore passo nell’involuzione della Lega”, etichettando Robinson come “un agitatore neofascista” e non un interlocutore politico. Orfini ha inoltre sollevato un ulteriore elemento di preoccupazione: in un video dell’incontro apparirebbe una terza persona con il volto oscurato, chiedendo a Salvini di chiarire la sua identità e il motivo della sua presenza.

Anche Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha espresso dura condanna, chiamando in causa direttamente il Ministro degli Esteri Antonio Tajani per sapere se “il governo italiano tollera sconcezze simili”. La deputata Dem Chiara Gribaudo ha ricordato a Salvini i principi della Costituzione “fieramente antifascista”, accusandolo di aver invitato in un luogo istituzionale un “neonazista inglese che va contro tutti i principi democratici”. Le opposizioni hanno inoltre sottolineato la coincidenza temporale dell’incontro con la concessione, grazie alla Lega, di una conferenza stampa di Casapound alla Camera dei Deputati, vedendo in ciò un disegno politico preoccupante.

Il contesto politico e le implicazioni per il Governo

L’incontro tra Salvini e Robinson non è un evento isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di relazioni tra la Lega e i movimenti della destra radicale e sovranista europea. La scelta di ricevere una figura così controversa in una sede istituzionale come un ministero solleva interrogativi sulla linea politica del governo e sulla sua posizione nei confronti di ideologie estremiste. Mentre dalla Lega non sono arrivate repliche ufficiali e lo stesso Salvini non aveva dato pubblicità all’incontro, il silenzio del governo è stato rotto dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia, pur affermando che “Salvini vede chi vuole”, ha preso le distanze, definendo Robinson “incompatibile con i miei valori” e precisando che lui non lo incontrerebbe mai. Questa presa di posizione evidenzia una potenziale frattura all’interno della maggioranza di governo su temi etici e di posizionamento internazionale.

La vicenda pone l’accento sulla responsabilità delle figure istituzionali nell’incontrare e, di fatto, legittimare personaggi le cui azioni e idee sono in palese contrasto con i valori democratici e costituzionali. L’episodio è destinato a lasciare strascichi nel dibattito politico, alimentando la preoccupazione per una possibile deriva estremista e per l’immagine dell’Italia a livello internazionale.

Di veritas

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