A quasi diciannove anni da quel tragico 13 agosto 2007, il delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più complessi e mediaticamente seguiti in Italia, conosce un nuovo, decisivo capitolo. A un anno esatto dalla riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia sembra essere giunta a un punto di svolta e si prepara a tirare le somme. Al centro della nuova inchiesta c’è Andrea Sempio, 37 anni, amico del fratello della vittima, la cui posizione, già archiviata in passato, è ora al vaglio degli inquirenti con l’ipotesi di una imminente richiesta di processo. Parallelamente, Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione, continua a scontare la sua pena, non smettendo mai di dichiararsi estraneo al delitto.
La riapertura del caso e il ruolo del DNA
Il 23 gennaio 2025, su istanza dei legali di Alberto Stasi, la Giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli ha autorizzato la riapertura del fascicolo a carico di Andrea Sempio. La decisione è scaturita dalla necessità di compiere ulteriori e più approfonditi accertamenti su un elemento probatorio chiave: il DNA. Nello specifico, l’attenzione si è concentrata sui risultati di una perizia genetica eseguita nel 2014, durante il processo d’appello-bis che portò alla condanna di Stasi. Quell’analisi, condotta sulle tracce rinvenute sotto le unghie di Chiara Poggi, aveva rivelato la presenza di un profilo genetico maschile. I nuovi accertamenti, in linea con le consulenze della difesa di Stasi, hanno indicato una compatibilità di quel DNA con la linea genetica maschile della famiglia Sempio.
Questo elemento è diventato il fulcro di un complesso incidente probatorio conclusosi lo scorso dicembre. Le interpretazioni dei risultati, tuttavia, sono diametralmente opposte: per l’accusa e per la difesa di Stasi, la prova genetica è schiacciante e ridisegna la scena del crimine; per la difesa di Sempio e per la parte civile, rappresentata dalla famiglia Poggi, i dati sarebbero invece fuorvianti, inutili e non sufficienti a scardinare il quadro accusatorio che ha portato alla condanna di Stasi. Recentemente, la genetista della polizia scientifica Denise Albani, sentita durante l’incidente probatorio, ha sollevato dubbi sulle metodologie usate nella perizia del 2014, affermando che oggi non opererebbe allo stesso modo. La perita ha sottolineato come la quantità di DNA fosse esigua e degradata, rendendo i risultati non pienamente affidabili, pur confermando una compatibilità.
La consulenza di Cristina Cattaneo e i nuovi elementi
Ad aggiungere un ulteriore livello di complessità e attesa è il ruolo della professoressa Cristina Cattaneo, nota patologa forense e antropologa medica, a cui la Procura di Pavia ha affidato una nuova, decisiva consulenza. Conosciuta per la sua straordinaria competenza in casi di grande risonanza come quelli di Yara Gambirasio ed Elisa Claps, la dottoressa Cattaneo è stata incaricata di riesaminare le cause della morte di Chiara, la dinamica del delitto e la compatibilità delle lesioni con le possibili armi utilizzate. Le conclusioni del suo lavoro, attese a breve, potrebbero fornire elementi inediti e determinanti per la ricostruzione dei fatti, arrivando potenzialmente a modificare anche l’orario del decesso, un dettaglio che fu cruciale per smontare l’alibi di Stasi.
Oltre al DNA, gli investigatori hanno riesaminato altri reperti, tra cui un’impronta palmare ritrovata su un muro vicino alla scala che conduce al seminterrato della villetta di via Pascoli, dove fu ritrovato il corpo di Chiara. Anche questo elemento è stato oggetto di dibattito durante l’incidente probatorio, con valutazioni contrastanti tra le parti. L’inchiesta si è inoltre arricchita di nuove testimonianze, con la convocazione di ex compagni di scuola di Sempio per ricostruire le frequentazioni e le relazioni dell’epoca.
Le posizioni contrapposte e il futuro giudiziario
Andrea Sempio, che oggi ha 37 anni, ha sempre negato con forza ogni addebito, definendosi vittima di un accanimento e vivendo una vita “come se fosse ai domiciliari”. La sua difesa sostiene la sua totale estraneità ai fatti, puntando a smontare il valore probatorio degli elementi raccolti a suo carico.
Dall’altra parte, la difesa di Alberto Stasi, che sta terminando di scontare la sua pena, vede nella nuova inchiesta la possibilità di una revisione del processo, un’opportunità per dimostrare quell’innocenza che ha sempre gridato. I legali della famiglia Poggi, invece, si oppongono fermamente a questa rilettura, sostenendo che si stia tentando di “riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima” e hanno recentemente introdotto nuovi elementi relativi ad accessi che Chiara avrebbe fatto a cartelle con file pornografici sul computer di Stasi la sera prima di morire.
La Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, si trova ora a un bivio. Con il deposito della consulenza della dottoressa Cattaneo, i magistrati dovranno decidere se chiudere definitivamente il cerchio, chiedendo il rinvio a giudizio per Andrea Sempio per un delitto commesso oltre diciotto anni fa, o se archiviare nuovamente la sua posizione. Una decisione che, in ogni caso, scriverà una nuova, fondamentale pagina in una delle vicende giudiziarie più tormentate della storia italiana.
