ROMA – Il Sud Italia fa la conta dei danni all’indomani del passaggio del ciclone “Harry”, un evento meteorologico di portata eccezionale che ha flagellato per giorni le coste di Sardegna, Calabria e Sicilia. Mentre le comunità locali sono ancora impegnate a spalare fango e detriti, le istituzioni nazionali si sono mosse per avviare l’iter che porterà alla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Figura centrale di questa fase è il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, che ha iniziato una serie di sopralluoghi nelle aree più colpite per una valutazione tecnica indispensabile all’istruttoria.

La visita in Sardegna: al Poetto di Cagliari la prima tappa

Il tour istituzionale di Ciciliano è partito dalla Sardegna, una delle regioni più martoriate dalla furia del ciclone. A Cagliari, la celebre spiaggia del Poetto è stata letteralmente cancellata dalla violenza delle onde, che in alcune zone del Mediterraneo hanno raggiunto altezze record. “Con questi sopralluoghi nel sud Italia facciamo una valutazione di carattere tecnico per definire l’istruttoria per lo stato di emergenza nazionale, che poi viene sottoposta alla valutazione politica del Consiglio dei Ministri”, ha dichiarato Ciciliano durante la sua visita. Ha poi aggiunto: “Ma è di tutta evidenza che il presidente del Consiglio dei ministri e tutti i ministri si sono espressi in questa direzione”. Ad accoglierlo, la governatrice Alessandra Todde, che ha parlato di “danni per centinaia di milioni per danni infrastrutturali e anche legati ai beni culturali e ambientali”. La Regione Sardegna ha già dichiarato lo stato di emergenza regionale e stanziato 5,5 milioni di euro per gli interventi più urgenti.

Calabria e Sicilia: un “muro d’acqua” sulle coste

Dopo la tappa sarda, l’agenda di Ciciliano prevede visite in Calabria, sulla costa ionica, e in Sicilia, nelle province di Messina e Catania, le aree che hanno subito l’impatto più violento. In Calabria, le coste ioniche sono state investite da onde che hanno raggiunto i nove metri e mezzo, descritte da Ciciliano come “una massa d’acqua alta come un palazzo di quattro piani che si è abbattuto sui litorali per diverse ore”. Un fenomeno accompagnato da venti che hanno soffiato a oltre 110 chilometri orari.

La Sicilia è la regione che, secondo le prime stime, ha subito i danni più ingenti, calcolati in oltre un miliardo di euro. Il governatore Renato Schifani ha già dichiarato lo stato di calamità regionale e annunciato un primo stanziamento di 70 milioni di euro. Le province di Catania e Messina sono state messe in ginocchio, con lungomari devastati, strade interrotte e centinaia di attività commerciali distrutte. A Messina è stato richiesto anche l’intervento dell’esercito per far fronte all’emergenza.

La stima dei danni e la risposta del Governo

Una prima, drammatica stima complessiva parla di danni per almeno 2 miliardi di euro tra le tre regioni. Un bilancio pesantissimo che ha spinto il governo ad agire con rapidità. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto una riunione con i ministri competenti, i presidenti delle regioni colpite e lo stesso Ciciliano. È stata annunciata la convocazione del Consiglio dei Ministri per lunedì prossimo, durante il quale verrà deliberato lo stato di emergenza nazionale e definiti i primi stanziamenti. Il ministro Matteo Salvini ha confermato che è stato formalmente richiesto lo stato di emergenza per tutte e tre le regioni.

Prevenzione e soccorsi: “Nessuna vittima, il sistema ha funzionato”

Nonostante la violenza inaudita del ciclone, un dato positivo emerge con forza: non si sono registrate vittime. Un risultato che il capo della Protezione Civile ha voluto sottolineare con orgoglio. “Ciò che non è accaduto è fondamentale: non abbiamo avuto nessuna perdita, nessun morto, nessun ferito”, ha affermato Ciciliano a Catanzaro. “Questo è l’esempio lampante di come un lavoro fatto bene in sinergia, dal livello locale fino a quello nazionale, conduce alla corretta gestione di un evento”. Il sistema di allerta e prevenzione, coordinato dalla Protezione Civile nazionale in sinergia con i dipartimenti regionali, le prefetture e gli enti locali, ha permesso di evacuare preventivamente centinaia di persone nelle aree a rischio, salvando vite umane. Immediato e capillare anche l’intervento dei Vigili del Fuoco, che hanno effettuato migliaia di interventi per mettere in sicurezza persone e infrastrutture.

L’impatto economico e culturale

Oltre ai danni infrastrutturali, il ciclone Harry ha inferto un duro colpo all’economia di territori a forte vocazione turistica e agricola. Stabilimenti balneari, strutture ricettive e ristoranti sono stati spazzati via a pochi mesi dall’inizio della stagione estiva. In difficoltà anche il settore della pesca, con porticcioli danneggiati e attività bloccate. Il maltempo ha avuto un impatto anche sul patrimonio culturale e archeologico, con diversi siti danneggiati dalla violenza delle mareggiate. La sfida ora è duplice: ricostruire in fretta per non compromettere la stagione turistica e, allo stesso tempo, ripensare la difesa delle coste in un’ottica di maggiore resilienza ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi, ormai sempre più frequenti.

Di veritas

🔍 Il vostro algoritmo per la verità, 👁️ oltre le apparenze, 💖 nel cuore dell’informazione 📰

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *