La morte di Paolo Mendico, il quattordicenne di Santi Cosma e Damiano (Latina) che si è tolto la vita l’11 settembre scorso, il giorno prima dell’inizio delle lezioni, continua a scuotere le coscienze e a sollevare interrogativi profondi sul ruolo della scuola nella tutela dei suoi studenti più fragili. Le indagini, sia sul fronte penale che amministrativo, hanno portato a sviluppi significativi, tra cui la sospensione di tre membri del personale dell’Istituto Tecnico Industriale “Antonio Pacinotti” di Fondi, frequentato dal ragazzo. Parallelamente, l’analisi dei suoi diari personali sta portando alla luce un quadro di sofferenza, umiliazione e isolamento che potrebbe essere alla base del suo gesto estremo.

Provvedimenti disciplinari a scuola: sospese preside e due docenti

Al termine di un procedimento disciplinare avviato dagli ispettori del Ministero dell’Istruzione e del Merito, sono stati adottati provvedimenti sanzionatori nei confronti di tre figure chiave dell’istituto. La dirigente scolastica, Gina Antonetti, è stata sospesa dalle sue funzioni per tre giorni. A questo si aggiungono sanzioni più pesanti per altre due docenti: la vicepreside avrebbe ricevuto una sospensione di 20 giorni dall’insegnamento, mentre per la responsabile della sede distaccata di Santi Cosma e Damiano la sospensione sarebbe di 10 giorni. Questi provvedimenti, secondo quanto riportato dagli ispettori ministeriali in una relazione di 28 pagine, sarebbero motivati da “condotte omissive” e dalla mancanza di protocolli anti-bullismo adeguati all’interno dell’istituto.

La notizia delle sospensioni, resa nota dal sindacato Flc Cgil, ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, la famiglia di Paolo, attraverso le parole del fratello Ivan Roberto, ha definito la sanzione per la preside “un contentino”, una misura del tutto inadeguata di fronte alla perdita di una vita umana. Dall’altro, lo stesso sindacato ha criticato le modalità dell’indagine ministeriale, sostenendo che si sia cercato “un colpevole a ogni costo” per rispondere all’onda emotiva generata dalla tragedia, avviando la contestazione degli addebiti ancor prima dell’inizio dell’indagine ispettiva.

I diari di Paolo: il racconto di un’anima ferita

Mentre le istituzioni cercano di accertare le responsabilità, le pagine del diario di Paolo Mendico offrono uno spaccato doloroso del suo mondo interiore. La famiglia ha incaricato la psicologa grafologa forense Marisa Aloia, già consulente in noti casi di cronaca, di analizzare gli scritti del ragazzo. Dall’analisi emergono elementi chiave che delineano un profondo stato di disagio.

  • L’episodio in classe: In una pagina, Paolo racconta con rabbia e frustrazione di essere stato rimandato in matematica, mentre un suo compagno, da lui indicato come uno dei presunti bulli, era stato promosso nonostante un rendimento a suo dire non sufficiente. Il ragazzo scrive di essersi sentito umiliato da un’insegnante davanti a tutta la classe. Non potendosi permettere economicamente il doposcuola, si sarebbe sentito rispondere dalla docente che “in fondo non costava così tanto”, un’affermazione che lo avrebbe profondamente turbato.
  • Isolamento e incomprensione: Paolo utilizzava a tratti la terza persona per parlare di sé, un meccanismo psicologico che, secondo l’esperta, potrebbe indicare un tentativo di prendere le distanze dalla propria sofferenza. Frasi come “le persone non capiscono tanto” rivelano la sua percezione di essere solo e incompreso.
  • Il mistero delle ultime ore: Un dettaglio cruciale riguarda le ore immediatamente precedenti al suicidio. Il 10 settembre, il giorno prima del gesto, Paolo aveva fissato un appuntamento online con un amico per giocare ai videogiochi la sera successiva. Questo, secondo la dottoressa Aloia, suggerisce che la decisione di togliersi la vita non fosse pianificata da tempo, ma sia maturata improvvisamente. La domanda che tormenta la famiglia e gli inquirenti è: cosa è accaduto tra il 10 e l’11 settembre?

Le indagini in corso e la ricerca della verità

La vicenda si muove su un doppio binario giudiziario. La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, che riguarda il personale scolastico. Contemporaneamente, la Procura dei Minori di Roma indaga su quattro compagni di classe di Paolo, anche in questo caso per istigazione al suicidio. La famiglia è convinta che la chiave di tutto sia da ricercare nell’ambiente scolastico. “Mio figlio si è tolto la vita la mattina del primo giorno di scuola, quindi l’ha fatto per non tornare in classe”, ha dichiarato il padre Giuseppe. Per i genitori, la scuola sapeva delle angherie subite da Paolo, sin dai tempi delle elementari, ma non sarebbe intervenuta in modo efficace.

La storia di Paolo Mendico è un drammatico monito sull’importanza di ascoltare il disagio degli adolescenti e sulla necessità per le istituzioni scolastiche di dotarsi di strumenti efficaci per prevenire e contrastare il bullismo. Mentre la giustizia fa il suo corso, le parole scritte da un ragazzo di 14 anni restano come una testimonianza indelebile di una sofferenza che non ha trovato ascolto in tempo.

Di veritas

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