Il tempo stringe per l’Italia. Entro il 29 maggio 2026, il nostro Paese dovrà recepire e integrare nel proprio ordinamento la direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, meglio nota come “Case Green”. Una scadenza che segna l’inizio di una vera e propria rivoluzione per il patrimonio immobiliare nazionale, caratterizzato da un’età media avanzata e da un’alta percentuale di edifici energivori. La sfida è imponente: ridurre i consumi energetici del settore residenziale del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Un traguardo ambizioso che, secondo le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e di Velux Italia, richiederà investimenti in riqualificazione energetica per circa 85 miliardi di euro solo nei prossimi quattro anni, ma che potrebbe al contempo innescare un circolo virtuoso con un giro d’affari complessivo di 280 miliardi di euro, considerando impatti diretti, indiretti e l’indotto.
Cosa Prevede la Direttiva “Case Green”
La direttiva (UE) 2024/1275, pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 maggio 2024, fa parte del più ampio pacchetto “Fit for 55” e mira a rendere il parco edilizio europeo a emissioni zero entro il 2050. Gli edifici, infatti, sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra nell’Unione Europea. Per l’Italia, dove secondo recenti analisi circa il 60% degli immobili rientra nelle classi energetiche più basse (F e G), l’impatto sarà particolarmente significativo.
Gli obiettivi principali per il settore residenziale sono chiari:
- Riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 rispetto al 2020.
- Ulteriore riduzione fino al 20-22% entro il 2035.
Un aspetto cruciale è che il 55% di questa riduzione dovrà provenire dalla ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le peggiori prestazioni energetiche. Per gli edifici non residenziali, invece, si punta a riqualificare il 16% degli immobili meno efficienti entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Inoltre, tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2030 (dal 2028 per quelli pubblici).
Una Sfida Economica, ma anche un’Opportunità di Crescita
La cifra di 85 miliardi di euro di investimenti necessari entro il 2030 ha comprensibilmente generato preoccupazione. Si tratta di un costo significativo che graverà su famiglie, imprese e finanze pubbliche. Le stime sul costo medio per adeguare un singolo immobile variano notevolmente, oscillando tra i 20.000 e i 60.000 euro, a seconda degli interventi necessari, come l’installazione di un cappotto termico, la sostituzione degli infissi, l’aggiornamento degli impianti di riscaldamento con pompe di calore o l’installazione di pannelli fotovoltaici.
Tuttavia, è fondamentale guardare anche all’altra faccia della medaglia. Il giro d’affari potenziale da 280 miliardi di euro rappresenta un’occasione unica per l’intera filiera dell’edilizia e per l’economia italiana. Questo volume d’affari stimolerà la creazione di posti di lavoro qualificati, incentiverà l’innovazione tecnologica e darà nuovo slancio a un settore strategico. Inoltre, i benefici a lungo termine per i cittadini saranno tangibili: un significativo risparmio sulle bollette energetiche, un aumento del valore di mercato del proprio immobile e un miglioramento del comfort abitativo.
Oltre l’Efficienza: la Centralità del Benessere e della Salute
Nel dibattito sul recepimento della direttiva, Sima e Velux Italia, che hanno promosso una tavola rotonda sul tema per il prossimo 29 gennaio, spingono per un cambio di paradigma. “Occorre adottare un approccio integrato che consideri la prestazione dell’edificio in relazione non solo ai consumi energetici, ma anche alla qualità degli ambienti”, spiegano le due organizzazioni. Si tratta di un punto cruciale: passiamo gran parte del nostro tempo in ambienti chiusi e la loro qualità ha un impatto diretto sulla nostra salute e sul nostro benessere.
Come sottolineato dal presidente di Sima, Alessandro Miani, l’evidenza scientifica conferma che la qualità degli ambienti interni genera benefici sanitari, sociali ed economici misurabili. Ad esempio:
- Un uso efficace della luce naturale può ridurre i consumi elettrici per l’illuminazione fino al 20% nel residenziale.
- Le schermature solari esterne, una strategia passiva di adattamento climatico, contrastano il surriscaldamento estivo, stabilizzano le temperature interne e migliorano il comfort termico e visivo.
- Una corretta ventilazione è fondamentale per la qualità dell’aria che respiriamo.
La richiesta al Governo è quindi chiara: “dare cittadinanza normativa anche alla qualità degli ambienti interni”, come afferma Lorenzo Di Francesco, Public Affairs Manager di Velux Italia. Questo significa inserire in leggi, capitolati e nell’Attestato di Prestazione Energetica (APE) criteri misurabili e premialità per elementi come la luce naturale e la ventilazione, trasformando un obbligo normativo in un’occasione per migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Il Cammino dell’Italia: tra Ritardi e Prospettive
L’Italia, insieme ad altri grandi Paesi come Francia e Germania, ha mancato la scadenza del 31 dicembre 2025 per la consegna della prima bozza del piano nazionale di ristrutturazione. Ora, con l’avvicinarsi della scadenza definitiva di maggio 2026, è necessario accelerare per definire una strategia chiara che indichi le priorità, gli strumenti finanziari (come bonus e incentivi) e le modalità di intervento. È essenziale che il piano nazionale non sia solo un adempimento burocratico, ma una visione strategica per il futuro del patrimonio edilizio del Paese, capace di coniugare sostenibilità ambientale, crescita economica e benessere sociale.
