Roma – Un botta e risposta a distanza che accende il dibattito sul sostegno all’Ucraina. Il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha replicato con toni critici alle parole pronunciate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante il World Economic Forum di Davos. A margine del business forum Italia-Germania a Roma, Tajani ha definito “non generoso” l’intervento del leader di Kiev, sottolineando come l’Europa abbia profuso ogni sforzo per appoggiare l’Ucraina.
“Mi pare che l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina e abbia fatto di tutto per sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare”, ha dichiarato il titolare della Farnesina, esprimendo un certo disappunto per le accuse di immobilismo e divisione mosse da Zelensky al Vecchio Continente.
Il duro atto d’accusa di Zelensky a Davos
Dal prestigioso palco di Davos, il presidente ucraino non aveva usato mezzi termini per esprimere la sua frustrazione. Zelensky ha accusato i leader europei di mancare di “volontà politica” nell’affrontare l’aggressione russa, descrivendo un’Europa “persa” e “frammentata”. Tra i punti più critici del suo discorso, il blocco dell’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare la difesa ucraina e la lentezza nell’istituire un tribunale speciale per i crimini di guerra. “È una questione di tempo o di volontà politica?”, si è chiesto retoricamente Zelensky.
Il presidente ucraino ha anche lamentato le “discussioni infinite, omissioni, rivalità interne” che a suo dire impediscono all’Europa di agire con la necessaria risolutezza. Ha citato, ad esempio, le presunte raccomandazioni a non menzionare armi specifiche come i missili Tomahawk o Taurus per non “guastare l’umore” degli alleati. Un quadro, quello dipinto da Zelensky, di un’Europa che, sebbene unita sarebbe “invincibile”, al momento appare “un’insalata di piccole e medie potenze”.
La replica dell’Unione Europea: cifre e impegni concreti
Le parole di Zelensky hanno provocato una reazione immediata non solo da Roma, ma anche da Bruxelles. Una portavoce della Commissione Europea ha prontamente ribadito il “pieno impegno e sostegno all’Ucraina fin dal primo giorno”. A testimonianza di ciò, sono state snocciolate cifre imponenti: quasi 200 miliardi di euro già forniti a Kiev sotto varie forme di assistenza.
Ma l’impegno europeo guarda anche al futuro. È stato infatti menzionato un documento della Commissione, intitolato “Roadmap per la prosperità dell’Ucraina: una visione per l’Ucraina 2040”, che prevede uno stanziamento colossale di 800 miliardi di dollari in dieci anni per la ricostruzione del Paese. Un piano a lungo termine che smentirebbe l’idea di un’Europa disimpegnata.
Sul fronte militare, Bruxelles ha ricordato l’integrazione di Kiev in programmi di difesa comuni, come il Fondo Europeo per la Pace (EPF) e il Programma Europeo per l’Industria della Difesa (EDIP), che consentono appalti congiunti e investimenti condivisi.
Il contesto: il Business Forum Italia-Germania
Le dichiarazioni di Tajani sono state rilasciate in un contesto significativo, il Business Forum Italia-Germania tenutosi a Roma. L’evento, organizzato a margine del vertice intergovernativo tra i due Paesi, ha visto la partecipazione di figure istituzionali di primo piano e rappresentanti del mondo imprenditoriale, con l’obiettivo di rafforzare una partnership economica già solidissima. La Germania si conferma infatti il principale partner commerciale dell’Italia, con un interscambio che nel 2024 ha sfiorato i 156 miliardi di euro. Proprio in questa sede, Italia e Germania hanno ribadito il loro impegno congiunto per una “pace giusta e duratura” in Ucraina e per fornire a Kiev “solide garanzie di sicurezza”.
Un dibattito complesso tra sostegno e aspettative
Lo scambio di battute tra Roma, Bruxelles e Kiev evidenzia la complessità della situazione. Da un lato, l’Unione Europea rivendica con forza un sostegno senza precedenti, quantificabile in centinaia di miliardi di euro e in un impegno politico e militare costante. L’Italia, attraverso il Ministro Tajani, si fa portavoce di questo sentimento, percependo come “ingenerose” le critiche di chi si trova in prima linea a combattere.
Dall’altro lato, la frustrazione di Zelensky è quella di un leader che vede il proprio Paese devastato da anni di guerra e che spinge per un’azione ancora più rapida e incisiva da parte dei suoi alleati. Le sue parole, per quanto aspre, possono essere interpretate come un disperato appello a superare ogni indugio e a massimizzare la pressione sulla Russia. Un “wake up call”, come è stato definito da alcuni osservatori, per scuotere le coscienze europee.
