Un episodio di inaudita violenza ha scosso la comunità scolastica dell’istituto comprensivo Winckelmann, nel quartiere Nomentano di Roma, a pochi passi da Piazza Bologna. Un ragazzo di soli 13 anni, identificato con il nome di Valerio, è stato brutalmente aggredito a colpi di pugni all’uscita da scuola da un suo coetaneo. L’aggressione, avvenuta martedì 20 gennaio, ha lasciato sotto shock studenti e genitori, sollevando interrogativi urgenti sulla sicurezza e sul dilagare della violenza giovanile.

La dinamica dell’aggressione

Secondo le ricostruzioni, l’attacco è avvenuto subito dopo il suono della campanella, in un momento di normale deflusso degli studenti. Valerio sarebbe stato colpito improvvisamente, da dietro e senza un apparente motivo, da un altro studente della stessa scuola ma di una sezione diversa. Un dettaglio agghiacciante è che i due ragazzi, a quanto pare, non si conoscevano. L’aggressore, descritto come un praticante di pugilato, ha sferrato un violento pugno al volto del tredicenne, che è stato steso a terra. A porre fine alla violenza è stato l’intervento provvidenziale di un genitore di un altro alunno, che ha fermato l’aggressore prima che la situazione potesse degenerare ulteriormente.

Immediatamente dopo l’accaduto, i genitori di Valerio lo hanno trasportato al pronto soccorso del Policlinico Umberto I. I sanitari hanno riscontrato un forte gonfiore allo zigomo e un occhio arrossato, ferite che, sebbene non gravissime, testimoniano la violenza del colpo subito. “È successo dal nulla, da dietro, senza motivo. Nessuno è intervenuto. Siamo sotto shock”, ha dichiarato il padre del ragazzo, esprimendo la paura che un episodio simile possa ripetersi con conseguenze peggiori. “Oggi è stato un pugno, domani potrebbe essere un coltello”.

Il profilo dell’aggressore e la preoccupazione dei genitori

L’episodio ha fatto emergere un clima di preoccupazione tra le famiglie degli studenti. Stando a quanto riferito da altri genitori, il ragazzo responsabile dell’aggressione sarebbe già noto all’interno dell’istituto per una “eccessiva esuberanza” e per “atteggiamenti border line”. Alcune voci, da prendere con la dovuta cautela, collegherebbero questi comportamenti a possibili difficoltà familiari. Sebbene queste circostanze non possano in alcun modo giustificare la violenza, esse aprono una riflessione sul disagio giovanile e sulla necessità di intercettare i segnali di malessere prima che sfocino in atti di aggressione. La famiglia della vittima ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia ai Carabinieri.

La risposta della scuola

Nelle ore immediatamente successive ai fatti, il padre della vittima ha lamentato un’iniziale mancanza di contatto da parte della dirigenza scolastica, criticando in particolare la vicepreside per non essersi attivata subito. Tuttavia, la dirigente scolastica, Enrica Grigoli, ha in seguito diffuso una comunicazione ufficiale per rassicurare le famiglie e chiarire la posizione dell’istituto.

La preside ha affermato con forza che “la scuola è un presidio di legalità e una comunità fondata sul dialogo e sul rispetto”. Ha inoltre reso noto di aver già informato l’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio e di aver avviato tutte le procedure interne previste dai protocolli. Nello specifico:

  • È stato avviato un procedimento istruttorio interno per ricostruire con esattezza i fatti e agire con la dovuta accuratezza.
  • È stato convocato un Consiglio di Classe straordinario per la giornata successiva all’evento.

La dirigente ha concluso assicurando che l’accaduto sarà affrontato “con la massima serietà, rigore e trasparenza”. L’obiettivo è comprendere a fondo le dinamiche e le responsabilità, operando con la massima attenzione nei confronti di tutte le parti coinvolte.

Di veritas

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