Milano – Si è conclusa dopo nove, lunghissimi giorni di ansia la fuga del quattordicenne di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, le cui tracce si erano perse dalla mattina del 12 gennaio. Il giovane è stato ritrovato a Milano, in buone condizioni di salute, ponendo fine a un’attesa straziante per la famiglia e un’intera comunità che si era mobilitata. Il ritrovamento, avvenuto nel quartiere Comasina, apre però un nuovo capitolo: quello della ricostruzione di cosa sia accaduto in questi nove giorni di buio, un periodo durante il quale l’adolescente sembra aver vissuto da solo, mettendo in atto strategie per non essere rintracciato.

La scomparsa e le prime, fuorvianti, tracce

Tutto ha inizio la mattina del 12 gennaio, quando il ragazzo esce di casa alle 6:45 per recarsi a scuola, l’Istituto IPSIA “Giorgi” di Verona, dove però non arriverà mai. La madre, allertata dall’assenza sul registro elettronico, tenta invano di contattarlo e nel pomeriggio sporge denuncia ai Carabinieri di San Giovanni Lupatoto. Scatta immediatamente il piano per le persone scomparse, coordinato dalla Procura e dalla Prefettura di Verona.

Le prime indagini portano subito a Milano. Il cellulare del ragazzo aggancia una cella nel centro del capoluogo lombardo. Gli inquirenti ascoltano amici e conoscenti, e il quadro che emerge è contraddittorio. A due coetanee incrociate alla stazione di Verona Porta Nuova, il quattordicenne avrebbe confidato di essere diretto a Milano per incontrare una ragazza. Tuttavia, ad altri amici, tramite un messaggio su WhatsApp, aveva rivelato un’intenzione ben diversa e più allarmante: “Vado a Milano e in Svizzera, faccio soldi facili”. Una frase che, come sottolineato dal comandante provinciale dei Carabinieri di Verona, Claudio Papagno, rappresenta una delle principali “zone d’ombra” da chiarire.

Nove giorni di buio: tra tentativi di depistaggio e difficoltà

La permanenza del ragazzo a Milano è avvolta nel mistero. Le indagini telematiche hanno rivelato una notevole astuzia da parte del giovane nel tentativo di non essere rintracciato. La sera prima di sparire, aveva effettuato ricerche online su come evitare la localizzazione e su come creare account Google multipli per ostacolare la sua individuazione. Conoscenze che ha messo in pratica: il 13 gennaio viene registrato un accesso con un nuovo account Google, il giorno successivo inserisce una nuova SIM nel telefono e cancella i profili precedenti. Il suo smartphone, con la nuova scheda, viene poi localizzato nella zona di San Siro e ritrovato in possesso di un uomo di 33 anni di origine nordafricana, un altro punto ancora da chiarire.

Durante la sua fuga, il quattordicenne ha vissuto in evidente difficoltà. È stato protagonista di un tentato furto di cibo in un centro commerciale. La sicurezza, dopo la restituzione della refurtiva, lo aveva lasciato andare non riconoscendolo. Solo in un secondo momento, grazie alle immagini della videosorveglianza, la madre ha potuto identificarlo con certezza, un momento cruciale che ha dato nuovo impulso alle ricerche.

Il ritrovamento e il commovente riabbraccio

La svolta arriva nella mattinata del 21 gennaio. Il ragazzo si presenta spontaneamente in una Casa di Comunità nel quartiere Comasina, un poliambulatorio che gli agenti della Squadra Volante stavano monitorando. Da lì viene portato prima in Procura e poi in Questura, dove viene ascoltato con l’ausilio di uno psicologo. Qui può finalmente riabbracciare la madre, giunta da Verona. Un incontro definito “commovente ed emozionante” dalla dirigente dell’ufficio prevenzione generale, Serafina di Vuolo.

Poco prima, la madre aveva diffuso un disperato appello video sui social: “La tua vita è qua, con noi e i tuoi amici, la tua famiglia”. Dopo essere stato sottoposto a controlli sanitari che ne hanno attestato le buone condizioni, il ragazzo è stato riaffidato alla madre.

Le indagini proseguono: cosa ha fatto il ragazzo a Milano?

Con il ritrovamento si chiude l’emergenza, ma non l’indagine. La Procura di Verona, che aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minore, continua a lavorare per ricostruire nel dettaglio i nove giorni di assenza. Sarà fondamentale ascoltare con calma il racconto del ragazzo, una volta tornato a Verona, per capire come abbia vissuto, dove abbia dormito e se sia stato aiutato da qualcuno. L’ipotesi che non fosse completamente solo è supportata dalla testimonianza di una donna che lo avrebbe avvistato su un tram in compagnia di altri coetanei dall’aspetto trasandato.

La vicenda ha scosso profondamente la comunità di San Giovanni Lupatoto, che si era stretta attorno alla famiglia con una fiaccolata a cui avevano partecipato duemila persone, un segno tangibile di solidarietà e apprensione. Ora, resta da comprendere il perché di una fuga così pianificata e le ragioni di un disagio che ha spinto un quattordicenne a cercare “soldi facili” lontano da casa, in una grande città piena di insidie.

Di veritas

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